DO Rueda: il Bianco Spagnolo che salva il portafoglio
Il vino costa e il portafoglio dei consumatori si restringe. Allora affiora alla mente una domanda: ma è ancora possibile assaggiare una batteria di vini di una valente Denominazione di Origine senza svuotare il conto corrente? La risposta breve è sì! A patto di dedicarvi tempo ed applicarsi senza pregiudizi, adempiendo alla missione di ogni buon sommelier. Per questa prova ho scelto una DO che rientra nelle mie lezioni in AIS, e che si distingue per essere quasi del tutto monopolizzata dal Verdejo, vitigno a bacca bianca storicamente integrato nella regione di Castiglia Leon. Allora mi sono detto: proviamo. Ho selezionato cinque produttori rappresentativi, sei etichette diverse, e ho cercato di capire se quella promessa regge davvero. Per questo tasting mi sono dato un limite di spesa: 100 euro. Qui sotto i risultati.
La DO Rueda è una denominazione particolare nel panorama vinicolo spagnolo. Ha trasformato la Meseta Norte – un plateau semiarido della Castiglia La struttura pedologica della DO Rueda è dominata da suoli sabbioso-limosi, con matrice di ghiaia e ciottoli alluvionali depositati dal Duero nel corso di millenni. Il drenaggio è eccellente, la fertilità bassa, la capacità idrica ridotta: condizioni che limitano naturalmente le rese e spingono l’apparato radicale della vite a esplorare gli strati più profondi del sottosuolo. È questa caratteristica geologica che spiega uno dei fatti più straordinari della viticoltura di Rueda: alcune zone della provincia di Segovia – in particolare intorno al comune di Nieva La struttura pedologica della DO Rueda è dominata da suoli sabbioso-limosi, con matrice di ghiaia e ciottoli alluvionali depositati dal Duero nel corso di millenni. Il drenaggio è eccellente, la fertilità bassa, la capacità idrica ridotta: condizioni che limitano naturalmente le rese e spingono l’apparato radicale della vite a esplorare gli strati più profondi del sottosuolo. È questa caratteristica geologica che spiega uno dei fatti più straordinari della viticoltura di Rueda: alcune zone della provincia di Segovia – in particolare intorno al comune di Nieva conservano vigneti in piede franco anteriori alla filossera, sopravvissuti alla devastazione di fine Ottocento grazie alla texture sabbiosa dei suoli, in cui il parassita non riesce a prosperare. Una rarità assoluta nel panorama europeo.Nei versanti più elevati e nelle terrazze antiche, soprattutto nella fascia meridionale verso Segovia e Ávila, i suoli presentano una maggiore componente calcarea attiva. È in questi appezzamenti che la Verdejo sviluppa il profilo più minerale e teso, con note gessose e saline che distinguono i vini di questa fascia dai Verdejo più immediati e aromatici nati su substrati più sabbiosi. La distinzione non è puramente accademica: è uno dei criteri principali con cui i produttori più attenti selezionano le uve per le cuvée di fascia alta. Il nuovo disciplinare del 2022 ha istituzionalizzato questa gerarchia territoriale introducendo le categorie Viñas Viejas e de Pago, riservate rispettivamente a viti con età minima di 30 anni e a vigneti singoli con caratteristiche certificate.
in una delle zone più interessanti per i vini bianchi. Storicamente, la Meseta Norte è stata una regione di transito con insediamenti sparsi e un’economia basata sull’agricoltura. La sua lontananza dai grandi assi commerciali marittimi l’ha mantenuta in posizione marginale fino all’integrazione ferroviaria del XIX secolo. Ed è qui che nasce e si sviluppa la DO Rueda che oggi conta 20.772 ettari vitati distribuiti su 78 bodegas. Nel 2024, la DO Rueda ha consegnato oltre 118 milioni di controetichette – le etichette di garanzia che certificano l’origine controllata del vino. Questo rappresenta un record storico per la denominazione, superando i dati degli anni precedenti. Questi numeri riflettono l’importanza crescente di Rueda nel mercato globale del vino. La denominazione si è affermata come il principale produttore di vini bianchi spagnoli certificati con denominazione di origine, precedendo altre zone storiche come la Rioja Blanca o l’Albariño della Galizia. La crescita della produzione testimonia sia l’aumento della superficie vitata sia il consolidamento della domanda internazionale, in particolare nei mercati europei e americani.
La Meseta Norte: geografia e clima di una zona estrema
La DO Rueda si sviluppa nella comunità autonoma di Castiglia e León, distribuita su tre province: Valladolid – dove si concentra la quota maggiore della superficie vitata –, Segovia e Ávila. L’area di produzione segue principalmente la valle del fiume Duero, a un’altitudine media compresa tra i 700 e i 900 metri sul livello del mare. Il paese di Rueda, a circa 60 chilometri a sudovest di Valladolid, dà il nome alla denominazione e ne resta il centro storico e simbolico.
Il clima è continentale estremo: inverni rigidi con minime che scendono frequentemente sotto zero, estati calde e secche con punte che superano i 40°C, precipitazioni annue intorno ai 350-450 mm concentrate prevalentemente in primavera e autunno. Le forti escursioni termiche tra giorno e notte favoriscono l’accumulo dei composti aromatici che caratterizzano il vino, mantenendo al contempo l’acidità essenziale per l’equilibrio. Il vento – costante, proveniente prevalentemente da nordovest – è un alleato oramai consolidato: riduce l’umidità, abbassa la pressione delle malattie fungine e rende la viticoltura a basso impatto fitosanitario più praticabile rispetto a zone atlantiche o mediterranee più umide. È questa combinazione di fattori, più che la sola latitudine, a spiegare perché la Verdejo sviluppi qui tensione e acidità rare in bianchi dello stesso areale iberico.

Suoli: sabbia, calcare e l’eredità della filossera
conservano vigneti in piede franco anteriori alla filossera, sopravvissuti alla devastazione di fine Ottocento grazie alla texture sabbiosa dei suoli, in cui il parassita non riesce a prosperare. Una rarità assoluta nel panorama europeo.Nei versanti più elevati e nelle terrazze antiche, soprattutto nella fascia meridionale verso Segovia e Ávila, i suoli presentano una maggiore componente calcarea attiva. È in questi appezzamenti che la Verdejo sviluppa il profilo più minerale e teso, con note gessose e saline che distinguono i vini di questa fascia dai Verdejo più immediati e aromatici nati su substrati più sabbiosi. La distinzione non è puramente accademica: è uno dei criteri principali con cui i produttori più attenti selezionano le uve per le cuvée di fascia alta. Il nuovo disciplinare del 2022 ha istituzionalizzato questa gerarchia territoriale introducendo le categorie Viñas Viejas e de Pago, riservate rispettivamente a viti con età minima di 30 anni e a vigneti singoli con caratteristiche certificate.

Dal Rueda Dorado alla DO: una storia di reinvenzione
Per comprendere la DO Rueda moderna bisogna partire da quello che era prima: una denominazione costruita sul vino ossidativo. Per secoli, il vino di riferimento della zona era il Rueda Dorado – un vino liquoroso elaborato con Verdejo e/o Palomino Fino, sottoposto a crianza ossidativa in damajuanas (grandi contenitori di vetro) esposte al sole, poi invecchiato in botti di rovere con sistema di soleras per almeno due anni prima della commercializzazione. Un vino con titolo alcolometrico minimo di 17 gradi, di colore ambrato, ricco di note di frutta secca, vaniglia e fiori bianchi appassiti. Le prime documentazioni di questo stile risalgono al Medioevo; nel XVI e XVII secolo i vini della “Tierra de Medina” erano commerciati verso Francia, Inghilterra e le colonie americane, e la regina Isabella la cattolica aveva emanato nel 1498 ordinanze protezionistiche esplicitamente dedicate al vigneto di Rueda.
La filssera di fine Ottocento fu un colpo durissimo: molti vigneti di Verdejo vennero reimpiantati con Palomino Fino, più produttivo ma inadatto a produrre vini di qualità paragonabile a quelli di Jerez — con il risultato che Rueda scivolò in un lungo periodo di marginalità. Il punto di svolta arrivò negli anni Settanta, quando la famiglia Hurtado de Amézaga, titolare della cantina riojana Marqués de Riscal, decise di esplorare la Castiglia in cerca di un terroir adatto a vini bianchi freschi e moderni. Con l’enologo Émile Peynaud — figura tutt’altro che secondaria, avendo già ridefinito la vinificazione a Bordeaux — lavorarono sulla Verdejo applicando fermentazioni a bassa temperatura, inox, nessuna ossidazione. Il risultato fu un bianco aromatico e fresco del tutto inedito per la zona. La DO venne riconosciuta il 12 gennaio 1980, diventando la prima denominazione spagnola dedicata ai vini bianchi. Il Rueda Dorado sopravvive ancora oggi nel disciplinare, tutelato come tradizione storica, ma la produzione è marginale rispetto ai bianchi freschi che rappresentano l’identità contemporanea della denominazione.

La Verdejo: vitigno, carattere ampelografico, gestione in cantina
La Verdejo è il vitigno autoctono simbolo della denominazione, con presenza documentata nella zona sin dall’XI secolo. La sua introduzione nell’area è storicamente attribuita ai Mozarabi (cristiani della Spagna che vivevano sotto il dominio musulmano) che ripopolarono la Meseta dopo la Reconquista, sebbene il dibattito sulle origini precise non sia definitivamente chiuso. Dei 20.772 ettari totali iscritti alla DO, il 98% è coltivato a varietà bianche e di questi l’88% – pari a 17.890 ettari – è di Verdejo. Un monovitigno di fatto, e una scommessa identitaria che la denominazione ha vinto.
Dal punto di vista ampelografico, la Verdejo presenta grappoli di media dimensione con acini piccoli e buccia spessa, alta acidità naturale e una marcata predisposizione all’ossidazione che richiede attenzione precisa nelle fasi di raccolta e vinificazione. La vendemmia notturna o nelle prime ore del mattino è pratica strutturale nella denominazione: raccogliere di notte abbassa la temperatura dell’uva al momento dell’arrivo in cantina, riduce al minimo le ossidazioni e preserva gli aromi primari. Nella DO Rueda la vendemmia meccanica notturna è oggi la norma, non l’eccezione. I profumi caratteristici includono fiori bianchi, erbe aromatiche, finocchietto selvatico, agrumi gialli e pompelmo, con una nota amaricante finale che costituisce uno degli elementi di riconoscimento varietale.
Il disciplinare ammette altri vitigni in assemblaggio: la Viura (Macabeo) e il Sauvignon blanc, che può essere vinificato in purezza nella tipologia Rueda Sauvignon. Il Palomino Fino, storicamente presente per i vini ossidativi, è ancora ammesso ma in progressivo abbandono nel segmento dei vini freschi.
Il disciplinare: tipologie, rese e categorie
La DO Rueda si caratterizza per una struttura di categorie semplificata e ben definita, regolamentata da un disciplinare aggiornato nel 2024.
Tipologie ammesse
Rueda
Minimo 50% Verdejo e/o Sauvignon Blanc. Titolo alcolometrico minimo 11% vol. Rese massime 15.000 kg/ha (12.500 per varietà preferenti). Categoria base destinata al consumo giovane.
Gran Vino de Rueda
100% Verdejo da vigneti con età superiore ai 30 anni. Rese massime 6.500 kg/ha. Rapporto di trasformazione massimo 65%. Introdotto nel 2020.
Rueda Pálido
Palomino Fino e/o Verdejo. Crianza biologica in botte di rovere minimo 3 anni. Vino di licor ricuperato nel 2019.
Rueda Dorado
Verdejo e/o Palomino Fino. Crianza ossidativa in rovere minimo 2 anni. Titolo alcolometrico minimo 15% vol.
Vino de Pueblo (menzione facoltativa)
Indicazione del municipio o zona specifica. Richiede minimo 85% dell’uva da quella unità geografica.
Varietà autorizzate
Preferenti: Verdejo, Sauvignon Blanc
Autorizzate: Viura, Palomino Fino, Viognier, Chardonnay, Albillo Mayor

Mercato e prospettive: numeri reali e sfide aperte
I dati del Consejo Regulador della DO Rueda per il 2024 disegnano una denominazione in crescita controtendenza rispetto al calo generalizzato del consumo mondiale di vino. Le esportazioni hanno raggiunto quota 15,8 milioni di bottiglie, record storico assoluto per la DO e incremento del 5,4% rispetto al 2023 (+817.549 bottiglie). Sono 70 le bodegas che esportano, verso 105 paesi diversi.
I mercati principali all’export sono oggi Paesi Bassi — primo mercato per volume con 6,3 milioni di bottiglie — e Regno Unito, che nel 2024 ha registrato una crescita storica del 49,5% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 1,2 milioni di bottiglie. Fuori dall’Europa, Colombia e Canada sono i mercati emergenti più dinamici, con crescite rispettivamente del 44,5% e del 10,3% nel 2024. Sul mercato interno, la DO Rueda si conferma leader assoluta tra i vini bianchi spagnoli con denominazione di origine e seconda denominazione spagnola per volume complessivo, indipendentemente dal colore del vino.
Il posizionamento di prezzo è storicamente bimodale: una fascia larga tra i 6 e i 12 euro nella grande distribuzione, che rappresenta la quota maggioritaria dei volumi, e una fascia premium – Viñas Viejas, de Pago, selezioni di singola parcella – che si attesta tra i 20 e i 40 euro. Alcune etichette di produttori artigianali come Ossian raggiungono e superano i 100 euro per i vini di punta (Capitel, circa 115 euro).
La sfida principale per Rueda nei prossimi anni è quella della differenziazione verso l’alto. La denominazione ha raggiunto volumi di produzione che la espongono al rischio di banalizzazione tipico delle grandi DO di consumo: quando una denominazione distribuisce 118 milioni di controetichette l’anno, la fascia media tende inevitabilmente verso l’omologazione. Il disciplinare 2022 con le categorie Viñas Viejas e de Pago va nella direzione giusta, ma richiede tempo e coerenza comunicativa per costruire una percezione diversa nel consumatore finale. Il rapporto curato dal Master of Wine Tim Atkin – “Rueda 2025 Top 100” – pubblicato all’inizio del 2025 e citato dal Consejo Regulador come strumento di promozione internazionale, indica che la strada della qualificazione è già tracciata.
In sintesi
La DO Rueda è una denominazione matura con fondamenta solide: un vitigno autoctono identitario, un terroir geograficamente definito, un disciplinare aggiornato che premia la qualità, e una fascia crescente di produttori che lavora con ambizioni ben oltre il consumo quotidiano. La storia di questa zona – dal Rueda Dorado medievale alla rivoluzione tecnica degli anni Settanta, fino alle nuove categorie parcellari – è la storia di una denominazione che ha avuto il coraggio di rinnegare la propria tradizione per costruirne una nuova, e poi la maturità di tornare a valorizzare anche quella originale. I numeri produttivi sono grandi e inevitabilmente eterogenei, ma la fascia di eccellenza esiste, è identificabile e merita un’attenzione diversa da parte di chi si occupa di bianchi europei. In un mercato che cerca sempre più tensione, mineralità e identità varietale, la Verdejo di Rueda ha tutte le caratteristiche per recitare un ruolo di primo piano. La questione è, come sempre, saperla cercare.

Finalmente i produttori
Bodegas José Pariente
Bodegas José Pariente è una delle cantine di riferimento della Denominación de Origen Rueda. Le radici dell’azienda risalgono agli anni Sessanta, quando José Pariente – viticoltore visionario del comune di La Seca, Valladolid – iniziò a coltivare Verdejo con metodi artigianali. Nel 1998, sua figlia Victoria Pariente rilevò il timone dell’azienda, dando vita alla cantina formale e portando avanti la doppia vocazione del padre: rispetto per il vitigno autoctono e ricerca dell’innovazione tecnica. La bodega si trova sulla Carretera de Rueda, km 2,5, a La Seca, nel cuore della DO Rueda, a circa 750 metri di altitudine sul livello del mare. I vigneti si estendono tra i comuni di Rueda, La Seca, Torrecilla de la Abadesa e Tordesillas (provincia di Valladolid) e nella zona di Codorniz-Nava de la Asunción (Segovia). Oggi la gestione è passata alla terza generazione – Martina e Ignacio Prieto Pariente, figli di Victoria – che hanno avviato anche il progetto Bodegas Prieto Pariente, incentrato su vigneti singoli e varietà non convenzionali per Rueda, come il Viognier. La gamma produttiva comprende: Verdejo (base), Sauvignon Blanc, Finca La Medina Verdejo, Finca Las Comas Verdejo (da vigne centenarie), Las Fincas de José Pariente, Cuvée Especial, Apasionado (passito da Sauvignon Blanc) e i vini del progetto parallelo nelle DO Bierzo, Ribeiro e Cebreros.
Ho scelto il Verdejo 2025
Uva: 100% Verdejo
Il Verdejo di José Pariente proviene da vigneti con piante di circa trent’anni, vinificato in acciaio, cemento e legno, con quattro mesi di sosta sulle fecce fini prima dell’assemblaggio finale. Colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, limpido e luminoso. Al naso emergono profumi di frutta tropicale fresca – melone, ananas – accompagnati da note erbacee e un tocco di finocchietto selvatico, tipiche dell’identità varietale. In bocca l’ingresso è fresco e diretto, con acidità vivace e buona persistenza; il finale, leggermente ammandorlato, richiama la firma varietale del Verdejo.
Compagnia del vino di Telmo Rodriguez
La Compañía de Vinos Telmo Rodríguez nasce nel 1994, quando l’enologo basco Telmo Rodríguez – cresciuto nell’azienda di famiglia Remelluri, in Rioja Alavesa – avvia con il collega Pablo Eguzkiza un progetto itinerante attraverso la Spagna. La missione: riscoprire vigneti abbandonati e valorizzare vitigni autoctoni dimenticati. Il secondo approdo del progetto, dopo la Navarra, fu Rueda – e proprio da questa denominazione nacque Basa, che in spagnolo significa “basamento” o “fondamenta”. Basa è il vino con maggiore tiratura della compagnia: la sua diffusione commerciale sostiene finanziariamente i numerosi progetti di recupero viticolo di Telmo in tutto il paese. Le uve provengono da quattro comuni della DO Rueda – La Seca, Serrada, Pozaldez e Foncastín – su suoli ghiaiosi e calcarei con buon drenaggio. Telmo Rodríguez è considerato uno dei massimi interpreti del vino spagnolo contemporaneo. Formato a Bordeaux, ha lavorato anche in Borgogna e con produttori del Rodano come Gérard Chave. Il suo metodo esalta il terroir attraverso la viticoltura tradizionale in alberello e l’impiego di sole varietà autoctone. Tra i vini prodotti dalla compagnia: Basa Blanco (Rueda), El Transistor (Rueda, da vigne centenarie), Alma (Navarra), Gazur e Dehesa Gago (Toro), Pegaso (Gredos), Molino Real (Málaga). Parallelamente all’attività della Compañía, Telmo cura il progetto Lindes de Remelluri nella Rioja Alavesa, dove ha sede l’azienda di famiglia, dedicato a vecchie vigne di Garnacha e altri vitigni autoctoni sui versanti della Sierra Cantabria. Tra i vini prodotti dalla compagnia: Basa Blanco (Rueda), El Transistor (Rueda, da vigne centenarie), Alma (Navarra), Gazur e Dehesa Gago (Toro), Pegaso (Gredos), Molino Real (Málaga).
Ho scelto: Basa Blanco 2025 + El Transistor Verdejo 2024
Basa Blanco 2025. Uva: 90% Verdejo, 10% Viura
Basa è il bianco di grande produzione di Telmo Rodríguez a Rueda: circa 425.000 bottiglie per annata. Le uve – Verdejo per la quota predominante, con una piccola parte di Viura – sono coltivate biologicamente su vigneti con suoli ghiaiosi-calcarei. La vinificazione avviene in acciaio inossidabile a temperatura controllata, per preservare il profilo aromatico fresco. Giallo paglierino brillante, con lievi riflessi verdognoli. Al naso si caratterizza per note di frutta a polpa gialla – mandarino, pesca, melone – accompagnate da erbe di campo e un accenno di anice. In bocca è di corpo medio, asciutto, con acidità pronunciata e una texture leggermente croccante; il finale porta un tocco minerale e una punta di mandorla amaricante.
El Transistor Verdejo 2024
El Transistor Verdejo 2024. Uva: 100% Verdejo
El Transistor è il secondo vino della compagnia nella DO Rueda, ma con un carattere radicalmente diverso rispetto al Basa: nasce da una selezione di vigneti molto più vecchi, con una produzione limitata, e punta a esprimere la complessità e la struttura che il Verdejo può sviluppare se vinificato con approccio tradizionale. Le uve provengono da vigne centenarie in alberello nei dintorni del comune di La Seca, coltivate su suoli sabbiosi e ghiaiosi a bassa fertilità, che limitano naturalmente le rese e concentrano gli aromi. La vinificazione impiega barrique e foudres di legno di diverse dimensioni per la fermentazione e l’affinamento, che dura fino a 9 mesi. Questo approccio conferisce al vino una dimensione più ampia e persistente rispetto alla vinificazione in acciaio. Il nome El Transistor nasce da un’abitudine dei contadini della zona: posizionare una radio accesa nei vigneti per allontanare i cinghiali dalle uve mature. Il colore è giallo paglierino luminoso, più intenso rispetto ai Verdejo giovani. Al naso si rivela raffinato e contenuto: mela verde, agrumi, finocchietto, fiori bianchi e una mineralità sottile di pietra focaia. L’espressione fruttata è presente ma non esuberante. In bocca è asciutto, elegante, con una texture morbida bilanciata da un’acidità vivace; il finale è complesso, speziato, con una chiusura lievemente salina e note di mandorla. James Suckling, sulla vendemmia 2014, ha attribuito 95 punti descrivendo il vino come “100% Verdejo da viti centenarie, bellissimo”. Temperatura di servizio: 10-12°C.

HGA Bodegas y Viñedos de Altura
HGA Bodegas y Viñedos de Altura è un gruppo vinicolo familiare fondato nel 1991 e con sede a Mos, Pontevedra (Galizia). L’azienda è stata costituita con l’obiettivo di elaborare, commercializzare ed esportare vini di qualità provenienti dalle migliori denominazioni spagnole. Oggi il gruppo è presente in sei DO: Rías Baixas, Ribeira Sacra, Ribeiro, Monterrei, Rioja e Ribera del Duero, con un organico di circa 20 dipendenti e una produzione annua di circa 1,5 milioni di bottiglie, distribuite in oltre 30 paesi. Il progetto nella DO Rueda si concretizza attraverso la linea El Ilusionista, con vigneti situati nel municipio di Nava de Roa, nella provincia di Burgos, lungo il corridoio del fiume Duero. I vigneti si estendono su parcelle con suoli argilloso-calcarei a diversa altitudine, con una presenza variabile di ghiaia. La gamma Rueda del gruppo include il Verdejo El Ilusionista (bianco giovane-fresco con affinamento sulle fecce fini). Il gruppo propone anche una linea di vini fermi, rossi e bianchi, dalle altre denominazioni del portfolio: Regina Viarum Mencía (Ribeira Sacra), Altos de Torona Albariño (Rías Baixas), Torres de Ermelo, Tollodouro e Pazo de Villarei.
Ho scelto: El Ilusionista Verdejo 2024
Uva: 100% Verdejo
El Ilusionista Verdejo è elaborato con uve 100% Verdejo da vigneti nel territorio di Nava de Roa. Dopo una selezione manuale, le uve fermentano a bassa temperatura in acciaio inossidabile. Seguono almeno quattro mesi di affinamento sulle fecce fini con bâtonnage settimanale, tecnica che aggiunge struttura e rotondità al vino senza compromettere la freschezza varietale. Il colore è giallo-verdognolo, limpido e luminoso. Al naso si apre con intensità su frutti tropicali – melone, maracuyà – e mela verde, con un sottofondo floreale di gelsomino e fiori bianchi. In bocca il vino è ampio ed elegante: la trama è morbida, con lievi rimandi ai lieviti, acidità equilibrata e un finale di buona persistenza. Ha ottenuto riconoscimenti internazionali, tra cui la Medaglia d’Oro al Berliner Wine Trophy 2024 e 92 punti da Wine Enthusiast (annata 2022).
Ramón Bilbao
Bodegas Ramón Bilbao fu fondata nel 1924 da Ramón Bilbao Murga ad Haro, nella Rioja. L’azienda, inizialmente a conduzione familiare, passò di generazione in generazione fino al 1966, anno della scomparsa dell’ultimo discendente diretto. Nel 1999 le bodegas furono acquisite dal Grupo Diego Zamora, holding familiare con sede a Cartagena (Murcia) specializzata in spirits e vini di qualità, nota soprattutto per il Licor 43 – liquore aromatico a base di agrumi e spezie mediterranee tra i più esportati di Spagna – che avviò un importante programma di modernizzazione degli impianti. L’espansione nella DO Rueda avvenne nel 2010, con la produzione dei primi Verdejo. Nel 2016 la cantina aprì una bodega dedicata nella stessa denominazione, orientata esclusivamente ai bianchi: Verdejo e Sauvignon Blanc. I vigneti si trovano nella Finca Las Amedias, a 770 metri di altitudine, con piante di oltre vent’anni su suoli poveri e ghiaiosi. La bodega ruedana è guidata dall’enologa Sara Bañuelos. La gamma nella DO Rueda comprende: Ramón Bilbao Verdejo (acciaio inossidabile, stile fresco e aromatico), Ramón Bilbao Verdejo Sobre Lías / Edición Limitada (affinamento in cemento e barriques di rovere francese e ungherese per 8 mesi), Ramón Bilbao Sauvignon Blanc ed Early Harvest Blanc. A questi si aggiungono i vini della DO Rioja – Crianza, Reserva, Gran Reserva, Mirto e le linee Edición Limitada.
Ho scelto: Verdejo 2025 + Verdejo Sobre Lías 2022
Uva: 100% Verdejo (entrambi)
Il Verdejo base (2025) è elaborato con uve da Finca Las Amedias dopo una vendemmia notturna, per mantenere l’uva il più integra possibile. La vinificazione avviene in acciaio inossidabile. Il colore è giallo paglierino chiaro, cristallino; al naso prevalgono note di frutta tropicale, agrumi e un profilo erbaceo delicata; in bocca è leggero, diretto, con buona acidità e finale pulito.
Il Verdejo Sobre Lías (2022), Edición Limitada, è un vino di maggiore complessità strutturale: dopo la fermentazione in contenitori di cemento a 16°C, il vino viene affinato per circa 8 mesi in barriques di rovere francese e ungherese con le proprie fecce. Alla vista è giallo dorato brillante. Al naso, note di mela, agrumi, menta e sfumature di pasticceria. In bocca è untuoso e cremoso, con acidità fresca integrata in una struttura più ricca e un finale speziato.