Oltrepò Pavese, terra di grandi rossi da pinot nero

Pinot nero, un vitigno ancestrale
Se parliamo di pinot nero pensiamo subito alla Francia e in particolare alla Borgogna. Patria indiscussa di questo vitigno, qui viene considerato autoctono dai borgognoni che lo coltivano da quasi duemila anni. L’origine del pinot, infatti, può essere fatta risalire al III-IV secolo dopo Cristo, come appare da un documento di ringraziamento all’imperatore Costantino del 312, da parte degli abitanti della città di Autun nella Côte de Nuits. Tuttavia, la nascita del pinot nero, come lo intendiamo oggi, si deve a una selezione varietale da parte dei monaci, ed in particolare dei benedettini del convento di Bèze nel dipartimento della Côte-d’Or. Ci sono voluti 1500 anni di selezione per arrivare ai cloni di pinot nero che coltiviamo oggi.
Tra storia e leggenda, fantasia e realtà, arrivando ai giorni nostri, grazie all’apporto della genetica molecolare attraverso l’analisi del DNA, scopriamo che il pinot nero è il risultato di un incrocio spontaneo tra il traminer ed un pinot meunier. E, udite udite, il pinot nero, messo a contatto con varietà provenienti da oriente, ha dato origine allo chardonnay e con lui ad altri quindici vitigni della regione borgognona tra quali i più importanti sono il melon e i gamay! Un vitigno ancestrale quindi, che ha avuto un ruolo importante anche nella formazione di molte varietà europee (tracce genetiche di pinot nero si trovano anche nel lagrein e nel teroldego).
Alla luce di quanto detto non sorprende che il pinot nero sia un “giramondo” e che sia nella top ten dei vitigni più allevati! Amato dalla stragrande maggioranza di appassionati e professionisti, ha tanti soprannomi, tra cui l’impronunciabile blauburgunder e poi clevner, morillon, savagnin noir, spätburgunder e vert doré.
Oltre alla Francia, lo troviamo, tra gli altri, in Germania, Austria, Stati Uniti, Australia e naturalmente in Italia!

Il pinot nero in Oltrepò Pavese
Il pinot nero è adatto ai climi freschi e temperati eppure, verso la fine dell’Ottocento comincia a diffondersi in tutta Italia. Tuttavia, essendo un vitigno molto sensibile al terroir e che sviluppa un rapporto molto forte con il terreno e il microclima delle aree in cui viene coltivato, oggi le zone più vocate sono l’Oltrepò Pavese, l’Alto Adige e marginalmente il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto orientale.
Il 75% del vigneto di pinot nero italiano, tuttavia, si coltiva in Oltrepò dove viene introdotto già dalla metà dell’Ottocento; i primi impianti si effettuano a Rocca de’ Giorgi nel 1865 per opera del Conte Carlo Giorgi di Vistarino che pochi anni dopo, unitamente all’imprenditore piemontese Carlo Gancia, inizia a elaborare e commercializzare lo Champagne italiano. Se il pinot nero in Oltrepò si identifica storicamente per la produzione di uve finalizzate alla spumantizzazione, è pur vero che dagli anni Cinquanta del Novecento alcuni produttori hanno intuito la possibilità di poter vinificare tali uve anche in rosso. Oggi, pertanto, troviamo da un lato spumanti classici importanti e dall’altro vini rossi di grande eleganza!

Alla scoperta dell’Oltrepò Pavese
Oggi l’Oltrepò Pavese vanta un eccezionale primato a livello internazionale; infatti, è tra le zone al mondo più importanti, dopo la Champagne, per la produzione del Pinot nero. Per capire il perché di questo successo, occorre visitare questo fantastico territorio a volte un po’ dimenticato!
L’Oltrepò Pavese è una scoperta continua di cultura, paesaggi, enogastronomia. Troviamo borghi medievali, fortezze e luoghi storici, pievi ed abbazie, panorami mozzafiato e naturalmente vigneti a profusione. Una regione viticola, a sud di Pavia, che inizia appunto, subito dopo il fiume Po; i campi della pianura quasi d’un tratto cedono il passo alla collina, che si estende a perdita d’occhio. Quattro le valli che risalgono l’Appennino e che interessano la produzione vitivinicola di questo territorio: Valle Staffora, Valle Coppa, Valle Scuropasso e Valle Versa. Qui Il clima è mite, con inverni rigidi ed estati calde, ventilate. Le precipitazioni sono moderate e la ventilazione costante. I terreni sono principalmente calcarei e argillosi, con una buona presenza di minerali.

Quando il pinot nero è rosso
In Oltrepò la maggior parte delle uve da pinot nero vengono destinate alla produzione di spumanti, metodo Classico, conosciuti sia livello nazionale che internazionale. Tuttavia, alcune zone sono particolarmente vocate per la produzione di uve più idonee alla vinificazione in rosso. Si tratta di aree che si contraddistinguono per avere suoli meno fertili, meno profondi e con una maggior capacità di allontanamento delle acque in eccesso. Le fasce vocate sono quelle più calde a ridosso della pianura e poste ad altitudini comprese tra 100 e 300 m. I versanti sono prevalentemente esposti verso sud/ovest e con pendenze anche sostenute. I regimi idrici sono inferiori. Si tratta di quella fascia di prima collina che si affaccia sulla via Emilia, tra Montebello della Battaglia e Stradella, nei comuni di Casteggio, Calvignano, Corvino San Quirico, Torricella Verzate, Santa Giuletta, Mornico Losana, Pietra de Giorgi, Cigognola e Broni.
La Doc Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese identifica un vino rosso fermo, disponibile anche nella versione riserva. I vini ottenuti presentano un colore rosso rubino, di intensità variabile, arricchito da riflessi amaranto e un lieve bordo aranciato soprattutto nelle riserve. In generale al naso risultano intensi e complessi, con note di ciliegia, ribes nero, bacche di bosco, funghi secchi, prugna matura e frutta macerata, accompagnate da sentori speziati. Al palato presentano un tannino vellutato e ben equilibrato; sono vini in genere di buona struttura, morbidi e caldi, con persistenza aromatica intensa e un finale leggermente amarognolo.
Scopriamo ora alcune aziende con etichette davvero interessanti, da non perdere. Per ognuna presenteremo un vino versione annata e una riserva.

Frecciarossa
Siamo in una delle aziende storiche dell’Oltrepò Pavese; Frecciarossa infatti, nasce nel 1919, quando Mario Odero, imprenditore genovese dedito al commercio del carbone, si innamora delle colline dell’Oltrepò Pavese. Dopo la Prima guerra mondiale, tornato in Italia dall’Inghilterra dove risiedeva, Mario decide di acquistare una tenuta nell’Oltrepò, da sempre “la campagna dei genovesi”. Si tratta di una tenuta con una bellissima villa ottocentesca, dal nome particolare che in realtà nasce da un errore. Frecciarossa deriva dalla trascrizione erronea del toponimo antico Fraccia Rossa, cioè “frana rossa,” a dire della terra argillosa, solcata da vene ferruginose, frequentemente soggetta agli umori delle acque sotterranee. Una svista del catasto e Frecciarossa diventa il nome della collina!

Giorgio Odero, figlio di Mario, decide di laurearsi in Agraria per poter seguire i vigneti della tenuta e poi va in Francia a perfezionare il mestiere, perché nessuno come i francesi allora e ancora oggi sa vinificare il pinot nero, vitigno con il quale aveva deciso di misurarsi. Fa un’esperienza in Borgogna e poi in Champagne, impara, torna con idee nuove, punta sulla qualità. I vini sono venduti in bottiglia, non è per nulla consueto all’epoca. Alla fine del proibizionismo, nel 1933, i vini prodotti da Frecciarossa sono tra i primissimi italiani a entrare sul mercato americano, come testimonia il numero 19 del Marchio di Esportazione.
Tocca poi a Margherita Odero che affianca il padre con tenacia passione. Nel 1990 rinnova la cantina e inizia ad avvalersi della consulenza dell’enologo Franco Bernabei, che poi nel 2000 sarà sostituito da Gianluca Scaglione, a tutt’oggi parte della squadra insieme a Cristiano Garella.

Nella tenuta Frecciarossa si racconta la storia di una famiglia, ancora oggi dedita alla conservazione di questo luogo e alla produzione di vini davvero speciali; da qualche anno è subentrata Valeria Radici Odero che oggi è affiancata dal giovane figlio Pietro rappresentante della quinta generazione.

Carillo, Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese DOC
Vitigno: pinot nero Zona di produzione: prime colline di Casteggio Suolo: argilloso-calcareo Esposizione dei vigneti: nord-est e sud-ovest Altitudine dei vigneti: 120-200 m s.l.m. Sistema di allevamento: Guyot semplice Età media delle viti in produzione: 21 anni Numero di ceppi per ettaro: 5.000 Resa di uva per ceppo: 1-1,2 kg Vendemmia: dopo un leggero diradamento effettuato a metà luglio, vendemmia manuale in cassette da 17 kg con selezione meticolosa dei migliori grappoli. Vinificazione: diraspapigiatura soffice e successiva fermentazione spontanea con lieviti autoctoni in vasche di acciaio inox a temperatura controllata inferiore ai 26 °C. Macerazione di 8 giorni. Durante la macerazione si effettuano rimontaggi o follature in base alla cinetica fermentativa. Fermentazione malolattica in acciaio. Affinamento: 6 mesi in vasche di acciaio inox. Dopo la messa in bottiglia, almeno 2 mesi di ulteriore affinamento prima della commercializzazione. Vista: colore rosso rubino brillante. Olfatto: intenso, con note di spezie e piccoli frutti rossi. Gusto: fruttato, armonico e fragrante con una buona freschezza. Pienamente varietale. Annata: 2023 Data della vendemmia: 23 agosto 2023 Data di imbottigliamento: 28 marzo 2024 Produzione dell’annata 2023: 35.000 bottiglie (0,75 l) Note sulla vendemmia 2023: annata calda che ha seguito l’andamento degli ultimi anni. Tuttavia, la buona piovosità del periodo primaverile ha permesso alle piante di arrivare alla vendemmia con un corretto carico vegeto-produttivo. Durante la stagione abbiamo riscontrato buone escursioni termiche tra il giorno e la notte. La vendemmia è stata anticipata rispetto all’andamento storico, con una buona produzione di uve sane e di qualità. Tutti i vini hanno mantenuto buoni quadri aromatici e acidi grazie alla corretta epoca di inizio vendemmia.
Dati analitici: alcol: 12,9% vol. acidità totale: 5,6 g/l zuccheri residui: < 0,5 g/l solforosa totale: 85 mg/l estratto secco: 26 g/l
Prima annata prodotta: 2014

Giorgio Odero – Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese DOC
Vitigno: pinot nero Zona di produzione: sulle prime colline di Casteggio, in un singolo vigneto adiacente all’azienda. Suolo: argilloso-calcareo con pH basico Esposizione del vigneto: nord-ovest e nord-est Altitudine del vigneto: 160 m s.l.m. Sistema di allevamento: Guyot semplice Età media delle viti in produzione: 25 anni Numero di ceppi per ettaro: 5.000 Resa di uva per ceppo: <1 kg Vendemmia: uve ottenute dalla sola parte centrale della storica Vigna del Pino. Dopo un leggero diradamento effettuato a metà luglio, abbiamo effettuato un’ulteriore selezione appena prima della raccolta. Vendemmia manuale in cassette da 15 kg con scelta meticolosa dei migliori grappoli. Vinificazione: pigiatura soffice delle uve intere con i piedi e successiva fermentazione spontanea con lieviti autoctoni in tino tronco-conico di rovere francese non tostato. Il 10% delle uve è vinificato a parte in macerazione carbonica pre-fermentativa e aggiunto durante la fermentazione alla massa principale. Durante la macerazione si effettuano brevi rimontaggi alternati a eventuali follature in base alla cinetica fermentativa. Macerazione post-fermentativa di 6 giorni. Fermentazione malolattica spontanea durante la primavera successiva alla vendemmia in barrique di secondo e terzo passaggio. Affinamento: 8 mesi in barrique di rovere francese. Prima dell’imbottigliamento, 6 mesi di affinamento in vasche di acciaio inox. Dopo la messa in bottiglia, almeno 12 mesi di ulteriore affinamento prima della commercializzazione. Vista: colore rosso rubino brillante con riflessi granata, unghia con sfumatura rosa. Olfatto: intenso, con note di spezie, piccoli frutti rossi (fragolina di bosco in prevalenza con chiusura sul lampone), pesca bianca, sottobosco e una tipica nota balsamica fresca mediterranea (pino mugo, salvia e cisto). Gusto: palato armonico e fragrante, con un frutto croccante e integro, molto tipico della Vigna del Pino. Elegante e balsamico, con un’acidità che gli fornisce slancio e grande potenzialità di invecchiamento. Attitudine all’invecchiamento: oltre i 10 anni. Annata: 2021 Data della vendemmia: 3 settembre 2021 Data di imbottigliamento: 16 giugno 2023 Produzione dell’annata 2021: 3.022 bottiglie (0,75 l). Disponibile anche in formato magnum (50 bottiglie) e Jéroboam (10 bottiglie). Note sulla vendemmia 2019: annata classica con buona piovosità a maggio. L’estate è stata mediamente calda, ma con buone escursioni termiche tra il giorno e la notte. Buona vendemmia fresca, in particolare verso la conclusione. La produzione è stata di ottima qualità, con una quantità in linea con la media storica del vigneto. Il pinot nero ha mantenuto buoni quadri aromatici e acidi grazie alla corretta epoca di inizio vendemmia.
Dati analitici: alcol: 14,40% vol. acidità totale: 5,70 g/l zuccheri residui: < 0,5 g/l solforosa totale: 89 mg/l estratto secco: 31 g/l
Prima annata prodotta: 1989

Tenuta Mazzolino
Mazzolino significa punto d’incontro, tappa (dal latino Mansiolinum). Un punto di incontro scelto dal fondatore, Enrico Braggiotti, per la sua numerosa famiglia, un punto di incontro oggi, per gli appassionati di Pinot nero… Tutto nasce durante una bellissima cena tra Enrico e i suoi due grandi amici Luigi Veronelli e Giacomo Bologna che lo convinsero che, a Mazzolino, avrebbe potuto fare un grande vino rosso con le uve da Pinot Nero e lui, non se lo fece ripetere due volte; d’altronde tutti avevano sempre chiamato la collina dove sorge Mazzolino “la collina del Pinot Nero”. Dopo svariate prove e tentativi uscì la prima bottiglia di Noir, era una bordolese e rappresentava l’orgoglio di Enrico. Verso la fine degli anni Novanta del Novecento a collaborare per una buona riuscita di questo progetto, viene chiamato un enologo, oggi di fama internazionale, Kyriakos Kynigopoulos, grande esperto di pinot nero e di chardonnay. Portò la tradition borgognona in cantina e cambiò la bottiglia del Noir in borgognotta! Da allora grandi successi e soddisfazioni. Dal 2015 le redini dell’azienda sono state prese da Francesca Seralvo, ex avvocato, terza generazione alla guida dell’azienda; è nipote di Enrico e porta avanti la tenuta grazie agli insegnamenti del nonno. Francesca è affiancata oggi, dall’enologo Stefano Malchiodi che punta sempre al miglioramento grazie a esperienza e rigore in vigna e in cantina.

La Tenuta si trova nei pressi di Corvino San Quirico, nelle primissime colline tra Casteggio e Broni: un borgo ottocentesco, circondato da campi e vigneti che poggiano su terreni di matrice argillosa, calcare e substrati di sabbie e arenarie. Il terroir perfetto per il pinot nero. Punta di diamante dell’azienda, per quanto riguarda il Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese DOC resta il Noir, un vero sorso di Borgogna Made in Italy, frutto della vigna più antica, la Vigna Regina.Dal 2022, si è aggiunto all’offerta il Terrazze Alte, ottenuto vinificando separatamente le uve provenienti dalla parte alta delle vigne del Terrazze.


Terrazze Alte, Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese DOC
Vigna: la parte alta di Fontana, Aurora, Rocca, Corvino Varietà: 100% Pinot Nero Prima annata prodotta: 2020 Superficie vigneto: 4 ettari Esposizione: Est/ovest Altitudine: 200 – 220 m slm Pendenza: Dal 20% al 40% Anno di impianto: 2000, 2008, 2009 Piante per ettaro: 5.000 Resa per ettaro: 80 q Tipo di terreno: Argilloso-limoso in superficie con vene di arenaria e substrato gessoso Potatura: Guyot semplice Vendemmia: Manuale in piccole cassette Vinificazione: Diraspato, bacca intera, macerazione pre-fermentativa con follature Affinamento: In vasca per 12 mesi Grado alcolico: 13,5% vol Temperatura di servizio: 16-18 °C Colore: Rosso rubino chiaro, vivo e luminoso Olfatto: Sentori fruttati e floreali caratteristici del vitigno, in evidenza lampone, melograno e arancia rossa con un tocco balsamico e pepato. Palato: Finale persiste con ritorno di buccia di arancia sanguinella, sentori di frutti rossi a polpa acida che anticipano la progressione di un sorso profondo Abbinamenti: Primi piatti e zuppe sia di terra che di mare, carni bianche e rosse in preparazioni non troppo grasse e pesanti, in estate anche con pesci a carne grassa come salmone, tonno o rombo, oppure a formaggi a pasta semi-dura o dura di medio invecchiamento.

Noir, Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese DOC
Vigna: Regina Varietà: 100% Pinot Nero Prima annata prodotta: 1985 Superficie vigneto: 0,4 ettari Esposizione: Est Altitudine: 180-220 s.l.m Pendenza: Dal 15% al 40% Anno di impianto: 1998 Piante per ettaro: 5500 Resa per ettaro: 55q Tipo di terreno: Argilloso-limoso in superficie con vene di arenaria e substrato gessoso Potatura: Guyot semplice Vendemmia: Manuale in cassetta Vinificazione: Diraspato, bacca intera, macerazione pre- fermentativa con follature Affinamento: In “pièce” borgognotte per 12 mesi e 5 anni in bottiglia Grado alcolico: 13,5% vol. Temperatura di servizio: 16-18 °C Colore: Rosso rubino intenso e limpido con sfumature granata Olfatto: Ampio, complesso, affascinante, con i frutti di bosco rossi maturi caratteristici del vitigno (lampone, fragola), accompagnati da sottili sfumature speziate e boisé Palato: Si impone al sorso per un ventaglio di sapori complessi e rari che spaziano dai frutti rossi ben maturi alle spezie piccanti, dal balsamico ai legni aromatici. La trama del vino è setosa ma fitta, con acidità e tannini nobili ben fusi e capaci di regalare un finale armonico con ritorni di frutti rossi e spezie Abbinamenti: Secondo la tradizione d’oltralpe si abbina a selvaggina di piuma (piccione, quaglie, beccacce), lepre, lumache e ricette a base di pesci nobili a carne rossa e grassa (salmone, tonno, rombo), oppure con formaggi a pasta semi-dura o dura di medio invecchiamento.

Cordero Sangiorgio
La Tenuta San Giorgio si trova tra le dolci colline dell’Oltrepò Pavese, qui è possibile ammirare un panorama che va dalle Alpi all’Appennino. La villa apparteneva alla famiglia dei Marchesi Sauli di Genova e conserva una torre merlata del XVI secolo che ha resistito, quasi intatta, allo scorrere del tempo, così come la cantina sotterranea conservata perfettamente.
Dai suoi 230 metri di altitudine, sulla collina di Santa Giuletta, la Tenuta San Giorgio si estende in corpo unico per circa 22 ettari di cui una ventina di vigne vecchie, con una età media di circa 35 anni, coltivate in maniera sostenibile, a basso impatto ambientale. Nei restanti ettari della Tenuta si è scelto di mantenere intatto il bosco secolare di querce e ciliegi, prezioso quanto indispensabile per il benessere dei terreni e dell’ecosistema. Una scelta in totale continuità con il territorio dell’Oltrepò, caratterizzato dall’alternanza di vigneti, seminativi e zone boschive.

I terreni della Tenuta San Giorgio ospitano le varietà più vocate del territorio: pinot grigio, croatina, Barbera, chardonnay e pinot nero, il sovrano incontrastato dell’Oltrepò, che si estende su circa metà della superficie vitata aziendale. Parcelle di età, esposizioni e condizioni pedoclimatiche differenti che vengono valorizzate attraverso microvinificazioni e affinamenti parcellari al fine di esaltarne i diversi terroirs e le caratteristiche della singola annata.
L’azienda è stata recentemente acquisita dalla famiglia Cordero che porta con sé l’esperienza di una storia fatta di grandi vini; Mario Cordero, infatti, ha vissuto per oltre trent’anni alla guida di una delle cantine langarole più rinomate, cercando sempre di portare nel bicchiere il sapore di un territorio. Ora il testimone è raccolto dai figli Francesco, Lorenzo e Caterina. Il loro obiettivo, vista l’esperienza con il nebbiolo, è quello di produrre vini di grande eleganza da uve di pinot nero, vitigno nelle corde dei tre fratelli che hanno individuato nell’Oltrepò Pavese uno dei territori maggiormente vocati per questo vino.

Tiamat, Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese DOC
Varietà: 100% Pinot Nero. Zona di produzione: Oltrepò Pavese. Raccolta: fine agosto/inizio settembre. Vigneto e terreno: siti in Santa Giuletta e caratterizzati da terreno principalmente argilloso. L’età media delle viti è di trent’anni e il sistema di allevamento è a guyot. Vinificazione: l’area vitata aziendale si estende per circa 20 ha suddivisi in piccole parcelle tra cui, quelle di Pinot Nero, vengono raccolte e vinificate separatamente, al fine di esaltare le caratteristiche del terroir. Le uve vengono diraspate, ma non pigiate per mantenere l’acino intero e su circa un 10% della massa si procede con la vinificazione a grappolo intero. Alla macerazione pre-fermentativa a freddo, segue la fermentazione in vasche di acciaio inox a temperatura controllata con brevi rimontaggi quotidiani. A fermentazione ultimata, segue la svinatura e la fermentazione malolattica svolta parte in acciaio e parte in legno. Affinamento: Circa 9 mesi di affinamento tra barriques e acciaio e circa 8 mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Caratteristiche organolettiche: colore rosso rubino chiaro, vivo e luminoso. Al naso si esprime con sentori fruttati, in cui prevalgono i piccoli frutti rossi che accompagnano le note di sottobosco e una leggera speziatura. Al palato è fresco e snello, con leggera sapidità e piacevoli tannini soffici. Abbinamenti: ottimo a tutto pasto. Ideale accompagnamento per i primi con sughi di carne e perfetto con secondi piatti a base di carni rosse grigliate e arrosti.

V 18, Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese DOC
Varietà: 100% Pinot Nero. Zona di produzione: Oltrepò Pavese. Vigneto e terreno: vigneto impiantato nel 1996, con esposizione a Est/Nord-Est e suolo limo-sabbioso. Raccolta: fine agosto / Inizio settembre. L’uva viene raccolta e messa in cassetta con selezione esclusivamente manuale. Vinificazione: le uve vengono diraspate, ma non pigiate per mantenere l’acino intero. Alla macerazione pre-fermentativa a freddo, segue la fermentazione in vasche di acciaio inox a temperatura controllata, durante la quale vengono eseguiti brevi rimontaggi quotidiani. A fermentazione ultimata, si procede con la svinatura e la fermentazione malolattica in barriques. Affinamento: dopo circa 9 mesi in barriques di rovere francese di differente provenienza, segue un affinamento di circa 9 mesi in botte grande. Infine, il vino riposa in bottiglia per almeno 18 mesi prima della commercializzazione. Caratteristiche organolettiche: colore rosso rubino intenso con tipiche sfumature granata. Al naso è ampio e complesso, si esprime con sentori floreali di violetta, gelsomino e di piccoli frutti rossi, seguiti da una delicata speziatura. Al palato si presenta avvolgente con un ventaglio di sapori in perfetta armonia con il naso, spaziando dai piccoli frutti rossi alle spezie, equilibrato con una piacevole mineralità e un finale lineare e persistente. La trama tannica è soffice, delicata e setosa, ben equilibrata dall’acidità e da una piacevole mineralità. Abbinamenti: ideale accompagnamento per primi con sughi a base di carne bianca e zuppe di pesce. Perfetto con secondi piatti come selvaggina, arrosti o pesci grassi. La sua freschezza lo rende un ottimo abbinamento anche per salumi e formaggi di media stagionatura.

