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Personaggi e Storie
24/12/2024
Di Redazione AIS

I nostri Master of Wine salvano il grillo a Marsala

Dalle colonne di Wine Spectator, Robert Camuto ci regala un ritratto intenso dei tre unici Master of Wine italiani, uniti da un progetto che va oltre l’etichetta. Sulle coste ventose di Marsala, il trio ha deciso di salvare vecchi vigneti dalla speculazione turistica, creando un vino identitario e un’associazione, “Salt West”, per proteggere l’ecosistema della laguna. Una storia di riscatto territoriale che dimostra come il vino sia, prima di tutto, un atto d’amore e cultura.

“Il vino non è mai veramente solo vino”. È con questa verità, che noi italiani conosciamo fin troppo bene, che Robert Camuto apre il suo reportage per Wine Spectator. Nel nostro Paese, dentro una bottiglia si agitano storia, famiglia, politica ed ego, ma la storia che il giornalista americano ha scovato sulle coste nord-occidentali della Sicilia ha un sapore diverso: quello dell’amicizia pura e della rinascita. I protagonisti sono i “tre moschettieri”, ovvero Gabriele Gorelli, Andrea Lonardi e Pietro Russo, i primi e unici tre italiani ad aver conquistato il prestigioso (e temutissimo) titolo di Master of Wine.

La scena si svolge a Marsala, un nome che evoca gloriosi vini fortificati in stile Sherry amati dai mercanti inglesi del Settecento, ma che oggi cerca una nuova identità attraverso il grillo, un’uva che molti considerano semi-aromatica, capace di dare vita a bianchi secchi vibranti. È qui, nella Riserva Naturale dello Stagnone, che i tre amici hanno deciso di investire non solo denaro, ma la loro reputazione.

Tutto nasce da una sfida. I tre si sono conosciuti durante il percorso di studi per diventare MW, un calvario accademico che richiede anni di preparazione. Dopo aver fallito l’esame a Londra il primo anno, fu proprio la forza del gruppo a salvarli: quando Russo, che gioca in casa essendo siciliano, era pronto a mollare, furono Gorelli e Lonardi a convincerlo a resistere. In quegli inverni di studio matto e disperatissimo passati a Marsala, tra una sessione di tasting e una corsa mattutina lungo le saline punteggiate dai mulini a vento, i due “forestieri” si innamorarono della terra dell’amico.

Nel 2022, prima ancora che tutti e tre avessero completato il percorso per il titolo (Gorelli è stato il primo nel 2021, seguito da Lonardi nel 2023 e Russo nel 2024), Russo inviò agli altri una foto: un vecchio vigneto di 40 anni in vendita proprio sul lungomare, piantato con vecchi cloni di Grillo dai grappoli spargoli. La risposta fu immediata e unanime: “compriamolo!”.

Nasce così Officina del Vento, un progetto che oggi conta circa un ettaro di vigne in affitto e proprietà. Non è un’operazione commerciale, ma un atto di resistenza. Lo Stagnone è un luogo magico dove le vigne non hanno bisogno di irrigazione grazie alle falde sotterranee, ma è minacciato dalla speculazione: i prezzi dei terreni salgono perché i costruttori vogliono piazzarci chioschi e strutture turistiche. “Il nostro progetto serve a mostrare un’altra via”, spiega Russo a Camuto. “È un messaggio per le nuove generazioni: potete restare qui e coltivare questa terra”.

Il racconto di Camuto si colora di un aneddoto che riassume perfettamente l’italica arte di arrangiarsi unita all’eccellenza. Durante la visita, Russo porta il giornalista su un molo stretto e lungo per assaggiare il vino, ma si accorge di aver dimenticato il cavatappi. Poco male: da buon Master of Wine siciliano, recupera un paio di cesoie da potatura dall’auto e, con la lama più piccola, stappa delicatamente la bottiglia. Nel calice finisce il frutto di una vendemmia doppia (una precoce per l’acidità, una a piena maturazione), pensata per creare un vino da tavola che rispetti il passato ma con uno stile teso e moderno.

L’impegno dei tre moschettieri non si ferma al proprio cancello. Hanno fondato l’associazione “Salt West”, reclutando altri quattro produttori locali per creare un manifesto del “Grillo dello Stagnone”: agricoltura sostenibile, rese basse e uscita sul mercato ritardata di un anno. Ma il gruppo si occupa anche di ripulire le strade dai rifiuti e riparare i moli danneggiati, dimostrando che un’azienda vinicola può essere un presidio sociale.

L’articolo di Wine Spectator si chiude con un consiglio di viaggio prezioso anche per noi: visitare il nuovo Museo del Vino John Woodhouse a Palazzo Fici e l’enoteca della Strada del Vino di Marsala. Perché, come hanno dimostrato i nostri tre moschettieri, per guardare al futuro bisogna avere i piedi ben piantati nella storia.

Redazione AIS
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