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Vino
29/12/2025
Di Giovanni Solaroli

Quando la California ha fatto piangere i francesi: I 49 anni del “Judgment of Paris”

Ovvero: come due cantinette sconosciute della Napa Valley hanno fatto incazzare mezzo establishment vinicolo francese.

Perché festeggiare il 49° di un evento quando non hai voglia di aspettare il 50°? È presto detto: tutti amano gli anniversari a cifra tonda, i 50 anni, i 100, i 200 – quelli che ti fanno sentire importante quando li commemori sui social. Ma io, fedele al mio spirito anticonformista, ho deciso di celebrare il 49° anniversario del “Judgment of Paris”. Perché? Primo, perché l’anno prossimo tutti scriveranno del 50°, e io odio la folla. Secondo, perché dopo 49 anni questa storia è ancora così assurda che merita di essere raccontata anche nei momenti “sbagliati”. E terzo, perché se state leggendo questo articolo invece di bere vino, evidentemente avete bisogno di una distrazione tanto quanto me. Infine, quando tengo la lezione del secondo livello “Viticoltura nei paesi extra-europei”, mi piace osservare la faccia dei corsisti quando racconto per sommi capi questa storia invitandoli ad approfondirla in seguito.

Come rovinare una giornata ai francesi

Parigi, 24 maggio 1976. Mentre l’Europa si preparava per l’Eurovision (sì, anche allora esisteva), un commerciante di vini inglese di nome Steven Spurrier (morto nel 2021, che riposi in pace tra le bottiglie) decideva di organizzare una degustazione alla cieca. Niente di strano, direte voi. Peccato che questo Steven avesse avuto la brillante idea di mettere a confronto alcuni dei migliori vini francesi con dei “provinciali” californiani. Spurrier aveva un’enoteca a Parigi e, per farsi un po’ di pubblicità (e probabilmente per trollare i francesi), organizzò questa degustazione che avrebbe cambiato la storia del vino. I francesi, ovviamente, avevano accettato con il sorriso di chi sa già di aver vinto. Tipo quando Golia vide arrivare Davide con la fionda. Il colpo di genio di Spurrier fu convincere una giuria composta quasi interamente da francesi – critici, sommelier, produttori – a giudicare i vini senza sapere cosa stessero bevendo. Praticamente come scegliere una serie Netflix basandoti solo sulla durata degli episodi. La giuria includeva gente seria: Raymond Oliver (chef stellato), Pierre Brejoux (ispettore generale dell’Institut National des Appellations d’Origine), Odette Kahn (direttrice della Revue du Vin de France), Aubert de Villaine (del leggendario Domaine de la Romanée-Conti). Insomma, non proprio il primo gruppo di turisti trovato davanti al Louvre.

Il momento che ha fatto storia

All’hotel era presente anche George Taber, giornalista del Time, che sapeva esattamente cosa veniva servito ai giudici. E qui arriva il momento epico: quando uno dei degustatori francesi assaggiò un bianco e disse con aria di superiorità “Questa deve essere sicuramente California, non sa di niente”, in realtà stava bevendo uno dei più pregiati Chardonnay di Borgogna. Ecco, quel momento lì vale da solo tutto l’articolo.

Round 1: I bianchi (o quando Montelena fece il miracolo)

Il vincitore: Château Montelena Chardonnay 1973

Sì, avete letto bene. Una cantina della Napa Valley che all’epoca era praticamente sconosciuta fuori dalla California ha battuto mostri sacri come Puligny-Montrachet e Bâtard-Montrachet. I francesi rimasero così scioccati che qualcuno cercò pure di ricontare i punti. Jim Barrett, che nel 1972 aveva acquistato Château Montelena insieme a Ernie Hahn, aveva raccomandato un prezzo di vendita di $6,50 a bottiglia per questo Chardonnay nel 1976. Oggi? Una bottiglia dell’annata leggendaria è stata venduta all’asta per $11.325 nel 2015, e considerando l’inflazione e la rarità, probabilmente oggi vale ancora di più. Ma se volete assaggiare il DNA di quella vittoria, come ha fatto il sottoscritto, il Château Montelena Chardonnay 2024 costa meno di 100 euro – un prezzo irrisorio dopo aver visto quanto vale il nonno del 1973! Per fare un paragone: con gli stessi soldi potreste comprare un Trebbiano di Valentini o un Verdicchio Villa Bucci, vini buonissimi, per carità, ma che non hanno mai fatto piangere i francesi.

Top 5 completa (con prezzi attuali per farvi venire il mal di testa):

  1. Château Montelena Chardonnay 1973 (California) – “Mamma mia, questo è buono!” → Oggi: Montelena Chardonnay 2024 a $75
  2. Meursault-Charmes Roulot 1973 (Francia) – “Almeno siamo secondi…”
    → Oggi: Meursault-Charmes Roulot 2024 a $900+ (eh sì, è Borgogna)
  3. Chalone Vineyard Chardonnay 1974 (California) – “Ancora California?!”
    → Oggi: Chalone Estate Chardonnay 2024 a $40
  4. Spring Mountain Chardonnay 1973 (California) – “Ma quanti californiani ci sono qui?!”
    → Oggi: Spring Mountain Chardonnay 2024 intorno ai $70
  5. Beaune Clos des Mouches Joseph Drouhin 1973 (Francia) – “Ok, almeno uno francese nella top 5…”
    → Oggi: Beaune Clos des Mouches Drouhin intorno ai $180

Il resto della classifica fu un massacro: California 6, Francia 4. Come perdere in casa propria contro la squadra di bocce dell’oratorio.

Round 2: I rossi (Stag’s Leap fa il grande salto)

Qui la storia si fa ancora più divertente. Warren Winiarski, proprietario di Stag’s Leap (che tradotto significa “Salto del Cervo”), aveva comprato il terreno solo nel 1970. Praticamente un neonato nel mondo del vino. Eppure il suo Cabernet umiliò Château Mouton Rothschild, Haut-Brion e compagnia bella. Winiarski aveva deciso di vendere il suo Cabernet 1973 a circa $6 a bottiglia (le casse da 12 bottiglie andavano a $48 ai ristoranti). Nel 2022, una bottiglia della cantina è stata venduta all’asta per $12.300 – un record per quella annata e il triplo del prezzo dell’asta precedente.

E oggi? Lo Stag’s Leap SLV Cabernet Sauvignon 2022 (il diretto discendente del vincitore) si aggira intorno ai $180-200 – una cifra che ti fa capire quanto prestigio porti ancora quel nome.

Piccola nota di colore: Warren Winiarski vendette la cantina nel 2007, ma la storica proprietà oggi è nelle mani della famiglia italiana Marchesi Antinori, che nel 2023 ha acquisito la piena proprietà dopo anni di partnership. Insomma, alla fine i vini che hanno battuto i francesi sono finiti… agli italiani! Non male per un “provinciale” californiano che ha fatto piangere i francesi!

Top 5 per non infierire (con prezzi attuali per farvi venire l’altro mal di testa):

  1. Stag’s Leap Wine Cellars Cabernet Sauvignon 1973 (California) → Oggi: Stag’s Leap SLV Cabernet Sauvignon 2022 intorno ai $180-200
  2. Château Mouton Rothschild 1970 (Francia) → Oggi: Château Mouton Rothschild 2022 a $600-800+ (e vi guardano male se non lo chiamate “Premier Grand Cru Classé”)
  3. Château Haut-Brion 1970 (Francia) → Oggi: Château Haut-Brion 2022 a $700-900+ (un altro Premier che costa più del vostro stipendio)
  4. Château Montrose 1970 (Francia) → Oggi: Château Montrose 2022 intorno ai $300-400 (un “semplice” Deuxième Cru)
  5. Ridge Monte Bello Cabernet Sauvignon 1971 (California) → Oggi: Ridge Monte Bello 2021 intorno ai $200-250

Quando negare diventa un’arte

La reazione francese fu… diciamo, piccata. Alcuni giudici cercarono di ritrattare i loro voti, altri fecero semplicemente finta di niente. Un po’ come quando prendi 4 in matematica e dici che la prof ce l’aveva con te. Il bello è che inizialmente nessuno se ne accorse. La stampa americana era praticamente assente, e quella francese fece finta di niente. Fu solo quando il giornalista George Taber del Time scrisse un articolo che la notizia esplose e il mondo scoprì che era successo l’impensabile.

Hollywood ci mette il becco: “Bottle Shock”, un film imperdibile

Nel 2008, 32 anni dopo i fatti, qualcuno a Hollywood pensò: “Ehi, questa storia del vino sarebbe perfetta per un film!” E così nacque “Bottle Shock”, con Alan Rickman nel ruolo di Steven Spurrier, Chris Pine come Bo Barrett (il figlio hippie di Jim Barrett) e Bill Pullman nei panni del proprietario di Château Montelena. Il film ha almeno il merito di aver fatto conoscere questa storia a chi non mastica di vino. E Alan Rickman che fa il sommelier snob è sempre un piacere da guardare. Steven Spurrier stesso ha dichiarato che “non c’è quasi una parola vera nella sceneggiatura e molte pure invenzioni”. Nel film, per esempio, drammatizzano il fatto che il vino Montelena divenne marrone per un giorno dopo l’imbottigliamento, facendolo sembrare una catastrofe. In realtà questo episodio successe davvero, ma era solo un fenomeno temporaneo dovuto all’ossidazione superficiale – il vino tornò normale il giorno dopo e non comprometteva affatto la qualità. Hollywood, che ci volete fare. Mike Grgich – il vero enologo che fece vincere il Montelena – fu completamente tagliato dal film perché non voleva farne parte, e ovviamente aggiunsero una storia d’amore completamente inventata perché, si sa, senza triangolo amoroso il film non vende. Quando nel 2008 uscì “Bottle Shock”, entrambe le bottiglie vincenti finirono al Smithsonian Museum, accanto alla tuta spaziale di Neil Armstrong. Praticamente raggiunsero lo stesso status di “tesoro nazionale americano” di un pezzo dell’allunaggio. Non male per due bottiglie di vino!

La cosa più divertente è che nel film c’è una scena dove Bo Barrett deve trasportare le bottiglie in aereo e convince gli altri passeggeri a portare ciascuno una bottiglia per aggirare il limite di una bottiglia per persona. È figo? Sì. È successo davvero? Ovviamente no. Ma dai, almeno ci provarono. E il film introdusse una nuova generazione al mondo del vino californiano, anche se con più drammi familiari del necessario. Da quel giorno, la California vinicola non fu più la stessa. I prezzi delle terre schizzarono alle stelle, gli investimenti piovvero come grandine e improvvisamente tutti vollero fare il vino in California. Château Montelena e Stag’s Leap diventarono leggende viventi. Oggi le loro bottiglie costano, ma non poi così tanto come i loro “competitor francesi” e poi, sono i vini che hanno battuto i francesi!

Morale della favola

Il “Judgment of Paris” ci ha insegnato una cosa importante: non importa da dove vieni, se il tuo vino è buono, è buono. E soprattutto, non sottovalutare mai gli underdog. Soprattutto se hanno accesso a tanto sole californiano e poca umiltà francese. Se nel 1976 aveste comprato una cassa di Montelena Chardonnay 1973 ($78) e una di Stag’s Leap Cabernet 1973 ($48), oggi avreste un tesoretto da oltre $300.000. Il Montelena Chardonnay 2024 a $75 e lo Stag’s Leap SLV 2022 intorno ai $180 sono decisamente più accessibili dei loro antenati leggendari. E chissà, magari tra 50 anni varranno quanto quelli del ’73. O magari no!

Fonti: Il libro “Judgment of Paris”, la mia presunta capacità di far sembrare autorevole qualsiasi cosa scritta con un tono sicuro e il mio ego che non sopporta di non sapere tutto sul vino.

Giovanni Solaroli
Giovanni Solaroli

Si interessa al vino più per spirito di ribellione che per autentico interesse. Come in ogni famiglia proletaria, a casa il bottiglione di vino non mancava mai; con il medesimo contenuto si condiva poi l’insalata. Spacciare lo spunto acetico per robustezza di carattere non gli andava proprio. Decide di intraprendere i corsi per sommelier, che conclude nel 2001. La sua formazione in AIS prosegue: dapprima degustatore, poi relatore. Per cinque anni è stato referente della Guida Vitae, per la quale oggi collabora come redattore. Giornalista, commissario per le Doc e Docg romagnole, ha tenuto rubriche su “Il Resto del Carlino” e la “Voce di Romagna”. Oggi scrive per “Winesurf ”, “EmiliaRomagnaVini” e ha un blog tutto suo. È referente della comunicazione e componente del consiglio direttivo di AIS Romagna.

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