Viaggio in Grecia, nella regione della Macedonia del Nord
Se nomini la Grecia a chi si appassiona nel buon bere, rabbrividisce un po’ al pensiero della Retsina, vino che da sempre innaffia il buon cibo greco. Ma dagli anni Ottanta del Novecento una evoluzione positiva nella vinificazione è ripartita un po’ ovunque nel mondo e quindi anche in Grecia che, dopo un grande amore per i vitigni internazionali e una produzione di quantità, sta rivalutando i vitigni autoctoni puntando sulla loro unicità e sulla particolarità del territorio che li caratterizza, grazie anche a una generazione di enologi che hanno affinato all’estero le loro competenze acquisendo consapevolezza sul fare bene e sul valorizzare la propria storia vitivinicola che ha radici antiche. Il territorio greco è per lo più montuoso e arido, con montagne che possono anche guardare il mare ma creano pendenze a volte notevoli in cui nei declivi a nord le maturazioni sono difficoltose con piogge spesso imprevedibili e che possono creare problemi di muffe, pregiudicando la qualità. Valutando in modo statistico i dati dei giorni di sole, delle precipitazioni e delle temperature, quasi tutte le zone di viticoltura in Grecia possono essere definite come zone di clima fresco. Questa descrizione territoriale fotografa perfettamente la Macedonia, regione nel nord della Grecia in cui si producono ottimi vini bianchi e un altrettanto ottimo Xinomavro, vitigno autoctono a bacca nera coltivato nella DOP Naoussa che ha regalato non poche soddisfazioni a chi ci si è dedicato con passione.

Retsina
Ma procediamo con ordine, partendo proprio dalla Retsina. Non distante da Salonicco, a Kalochori, ha sede la storica cantina Kechris che produce la Retsina Kechribari dal 1939. Nel 1980 Stelios Kechris dopo esperienze in Francia torna a casa e decide di rilanciare questo vino di tradizione prodotto da sempre in Grecia. Utilizza non il più usuale Savatiano usato da sempre sia in purezza che in blend, ma il Roditis in purezza, un vitigno di uva rosata resistente alla siccità, a maturazione tardiva e che mantiene una buona acidità. Viene poi aggiunta al mosto la resina di pino di Aleppo in modo da avere fin dalla fermentazione una compenetrazione di aromi. Dal punto di vista legislativo abbiamo un vino “conciato” con un aroma e un gusto finale caratteristici che risponde alla Denominazione Tradizionale OKP ( Onomasía Katá Parádosi). Degustato con i classici dolmadakia, involtini di foglie di vite con riso e spezie, o con una marathopita, tradizionale torta di finocchi, regala morbidezza e freschezza con aromi di fiori bianchi e pesca e l’allungo di erbe balsamiche e resina che fa ripartire il palato per un nuovo assaggio di “meze”. Una Retsina fresca e di qualità che si fa amare unendo tradizione e ottimo lavoro in cantina.

Malagouzia
Un altro vitigno a bacca bianca che ben si esprime in Macedonia è la Malagouzia, un vitigno antico originario di questa regione e che era quasi scomparso, recuperato negli anni Settanta da Vangeli Gerovassiliou, considerato oggi unanimemente il padre della Malagouzia che riscoprì e a cui diede un nuovo impulso. È un vitigno aromatico di fiori bianchi, gelsomino e fiori d’arancio, di aromi fruttati come pesca, albicocca, scorza di cedro e con una trama rotonda e una acidità che dona freschezza al sorso. Si fa apprezzare in purezza nel cru “Tartaruga” della cantina Alpha Estate, fondata nel 1997 da Makis Mavridis e Angelos Iatridis e che si trova nell’altopiano di Amyndeo tra i 620-710 metri slm con esposizione a nord-ovest. Un naso forte e vivace con sentori floreali di rosa, spezie morbide, melone, litchi, miele. Con il suo 13,5% di alcol e la sua acidità risulta elegante, bilanciato e persistente. Anche qui siamo di fronte ad una ottima compagnia per piatti tradizionali come l’insalata greca, le verdure al forno, tutti i “meze” di pesce.

Moschofilero
Altro bianco da vitigno autoctono è il Moschofilero, tipico del Peloponneso ma in grado di sviluppare buone qualità in Macedonia grazie alle altitudini. In Grecia viene anche definito “vino grigio” per avere una buccia con uno spettro di colore ampio dal giallo-verde al viola al blu, viene poi vinificato in bianco ed è in grado di dare vini dagli intensi aromi floreali, di agrumi, litchi e petali di rosa. Anche qui ottimi abbinamenti con antipasti tipici, piatti speziati, insalate e formaggi di capra.
Xinomavro
Ma la Grecia è anche terra di carni, i souvlaki di agnello ottimi se accompagnati da uno Xinomavro, vitigno a bacca rossa in una terra che di certo è più avvezza ai bianchi. Xinomavro significa “amaro e nero” e queste sono esattamente le caratteristiche di questo vino, che viene quindi fatto evolvere in barriques perché ammorbidisca le sue tipicità di gioventù e diventi un vino più morbido e complesso con sentori di frutti rossi, more, prugna e ancora di pomodori secchi, cannella, frutta secca, fico. Esigente riguardo il clima, la produzione ne risente, ma nella zona di Naoussa molte cantine ne hanno fatto la loro bandiera, come la Cantina Boutari, una delle maggiori non solo della regione macedone ma di tutta la Grecia, fondata nel 1879 e anch’essa orientata sul fronte dei vitigni autoctoni pur non disdegnando gli internazionali. Il loro Xinomavro del 2022 è uscito con una edizione celebrativa e la riproduzione della etichetta storica. Anche qui si rivaluta il territorio e la tradizione, una strada che ormai le cantine più valide hanno intrapreso con sicurezza.
