Rallo: l’essenziale è bianco
Forse non tutti sanno che il vino Marsala appartiene alla tipologia dei vini bianchi, anche liquorosi è vero, ma soprattutto bianchi. Il colore dorato, ambrato, a volte mogano, ne conferisce un fascino tale che sembrerebbe appartenere a una tipologia diversa, invece è classificato come vino bianco.
In origine era ottenuto da uve esclusivamente a bacca bianca, in particolare dal vitigno grillo.
Le uve raccolte affrontavano un processo di vinificazione fortificato per renderne sicuro il trasporto marittimo in paesi lontani, successivamente la produzione si è evoluta e oggi le categorie si sono ampliate fino a ben 29 secondo ciò che prevede il disciplinare della D.O.C. Marsala.
Perché questa premessa? Il motivo è che racconterò di una cantina che produce principalmente vini bianchi e che è nata proprio col vino Marsala, un vino bianco liquoroso.
L’azienda Rallo fondata nel 1860 è stata la prima cantina marsalese dopo gli Inglesi e i Florio.
Ecco la sua storia.
Le origini
Nell’Ottocento quando si parlava di vino in provincia di Trapani si intendeva il “perpetuo”, un vino ossidativo, imponente per struttura, alcolicità e ricchezza gustativa. Riservato alle occasioni di celebrazione delle feste, veniva offerto agli amici e parenti durante le ricorrenze.
Questa testimonianza del passato è utile per narrare la storia della azienda Rallo che abbraccia due periodi: il primo con inizio nel 1860, il secondo dal 1996 a oggi.
Marsala: nel 1860 Diego Rallo fondò le sue cantine per produrre l’omonimo vino sia per il mercato interno sia per quello mondiale, attraverso i distributori inglesi.
Alcamo: nel 1920 Benedetto Vesco,ebbe la felice intuizione di impiantare vigneto e uliveto nell’agro alcamese e avviare l’attività di produzione di vino, a quell’epoca, venduto sfuso.
Nel 1996 Andrea Vesco,nonno dell’attuale Andrea, dopo un percorso tra casualità e coincidenze, intreccia le due storie: acquista il baglio marsalese del lungomare e mette in esercizio lo stabilimento e riabilita il marchio Rallo. Oggi la Rallo è condotta dai fratelli Andrea e Sarah Vesco, nipoti di Andrea, che hanno rilanciato l’attività portando la produzione a una dimensione internazionale e certificando un regime di agricoltura biologica.

Il motto
“L’essenziale è bianco” rappresenta il vessillo della filosofia della azienda e ne è diventato il motto.
Appassionati “bianchisti” con l’intento di interpretare la Sicilia e la sua vocazione per i bianchi, compresi i vini da meditazione, come il vino Marsala, non tralasciano tuttavia alcuni rossi.
La presenza dei vini Rallo fra i numerosi premi nei più importanti concorsi enologici internazionali è sintomatica delle loro scelte.

La cantina
Affacciata sul lungomare di Marsala, di fronte alle isole Egadi, la Cantina trova i suoi diversificati spazi in uno splendido edificio di fine Ottocento, custode di una tradizione secolare, quella del Baglio,testimonianza dell’economia proto-industriale siciliana e del vino. La struttura è composta da quattro corpi disposti specularmente e un Villino antico in mezzo al giardino ricco di piante di ficus secolari. Tutto ciò crea un dialogo perfetto tra passato e presente, dove ogni pietra respira la storia millenaria di questo territorio.

I tre areali
L’azienda trae le uve da tre zone diverse: Alcamo, Marsala, Pantelleria.Tra i vitigni “nativi” coltivati, così li chiamano loro, ci sono il grillo, il catarratto, l’insolia e il moscato di Alessandria per i bianchi, e per i rossi il perricone, il nero d’Avola, non manca un’attenzione per l’internazionale syrah. Passo ai dettagli.

Alcamo: Non è solo terra, è abbraccio ospitale
I territori di origine della famiglia Vesco si trovano fra Alcamo e Camporeale, per 100 ettari, sui terreni collinari da 250 a 600 metri sul livello del mare. Non è solo un semplice vigneto, è un vero e proprio ecosistema completo, in cui i terreni vitati, l’uliveto, il bosco, campi di frumento, testimoniano la vocazione agricola diversificata di questa terra. Il vigneto coniuga la tradizione millenaria e l’innovazione tecnologica, dove il rispetto per la natura si sposa con le più avanzate tecniche di coltivazione.
La variazione altimetrica contribuisce a esaltare le caratteristiche nelle uve, creando una complessità organolettica nei vini. La cura di ogni singola vite, filare per filare, pianta per pianta, è condotta con la sapiente maestria di mani esperte. Questo metodo artigianale richiede tempo, passione e conoscenza del territorio, ma garantisce il rispetto per i ritmi naturali della pianta e dunque la qualità dei vini prodotti, come la selezione “Beleda” e “AV01” ottenuti dal catarratto, vitigno che trova la sua migliore espressione proprio in questi terreni. A questi vini si aggiungono quelli ottenuti da uve inzolia, come “Evrò” e non manca l’aggancio con il passato, infatti dall’antico vitigno perricone, riscoperto solo da quasi un decennio, viene prodotto il rosato “Alba Rosea” e dal nero d’avola “Il Manto”.

Marsala: Non è solo mare, è paesaggio infinito.
La zona costiera nord di Marsala comprende la Riserva Naturale della Laguna dello Stagnone. Ormai è noto a tutti come la vicinanza al mare e alle saline conferisca ai prodotti coltivati una particolare sapidità.
È proprio in questo territorio incontaminato che l’azienda Rallo ha dedicato 10 ettari al vitigno grillo, coltivato in regime biologico con il sistema ad alberello. In questo terroir unico e autentico i vini da uve grillo si distinguono per la specifica identità.
La gamma dei vini ottenuti in questa zona particolare è composta dalle etichette “La Cuba” e “Bianco Maggiore”. Parlando del vino Marsala, cito lo splendido “Mille”, un Marsala Superiore Semisecco, orgoglio della azienda, insieme al “Marsala Vergine Riserva Est 1969” e al “Soleras Riserva Vergine” invecchiati in piccole botti di rovere rispettivamente cinquanta e venti anni.

Pantelleria: Non è solo vento, è territorio indomito.
Sull’isola di Pantelleria non ci può essere altro che l’allevamento il vitigno principe: lo zibibbo con la sua uva aromatica dalle origini antichissime, conosciuta anche col nome di moscato d’Alessandria.
L’estremo sud del Mediterraneo è costantemente accompagnato dal vento che scolpisce la pietra vulcanica dell’isola e le vigne crescono basse in conche profonde circa venti centimetri, circoscritte da muretti a secco, costruiti con una doppia fila di pietre laviche per proteggere le coltivazioni dai forti venti e contemporaneamente conservare l’umidità, utilissima per contrastare il calore del giorno. Il sistema di allevamento è quello ad alberello che nel 2014 è stato riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità. Ed è con le uve di questa isola magica che l’azienda Rallo produce il “Passito di Pantelleria”.

Le scelte di produzione
Tutte le fasi della produzione vengono sapientemente guidate da Andrea Vesco, con il supporto professionale di 20 collaboratori e della consulenza enologica di Carlo Ferrini prima e di Emiliano Falsini adesso.
L’azienda Rallo è specializzata soprattutto nella produzione di vini bianchi nelle varie tipologie, da pasto e da meditazione, mantenendo la tradizione dei vini fortificati. Da qui nasce il definirsi un’azienda “Bianchista per territorio.” L’obiettivo è la piacevolezza nella bevibilità, la mission è mantenere le caratteristiche identitarie che conferiscono qualità all’assaggio.
– L’eccellenza dei nostri vini nasce anche dal controllo meticoloso delle condizioni ambientali – così ci racconta Andrea Vesco – tutti i locali della cantina sono termo condizionati, mantenendo costantemente una temperatura di 17°C e un’umidità dell’80%, parametri fondamentali per preservare la qualità e le caratteristiche organolettiche dei nostri vini.


La visita in cantina
Nelle storiche bottaie, custodi dell’insostituibile tecnica di affinamento del vino, il tempo scorre secondo ritmi antichi e rispettosi dei processi. Un altro ambiente del Baglio è dedicato ai moderni macchinari per la vinificazione e alla linea di imbottigliamento veloce e versatile, dimostrando in tal modo come innovazione e tradizione possano convivere in armonia. Andrea ci accoglie e ci conduce lungo un percorso completo illustrandoci tutte le fasi di produzione con dovizia di particolari tecnici che catturano la nostra attenzione, completano le informazioni e lasciano capire con quanta passione viene elaborato il vino che producono.


L’intervista
Dopo la visita negli ambienti della azienda, Andrea ci conduce in una delle due Sale di degustazione, al primo piano esposta a ovest. Le ampie finestre permettono di ammirare il paesaggio costiero: le palme alte che ondeggiano al vento di questa splendida mattina in cui lo scirocco rende dinamico il panorama e abbraccia i visitatori, il mare e le isole Egadi che sembrano delicatamente poggiate sull’orizzonte nitido.
Prendiamo posto intorno al tavolo predisposto per l’intervista e continuiamo la conversazione.
Sono curiosa di conoscere la storia dei nomi dei vari vini che trovo molto originali e gli chiedo:
Andrea, qual è la storia dei nomi che attribuite ai vini?
Ti illustro la filosofia di fondo e poi passo a qualche esempio. Abbiamo pensato di dare a ogni vino un nome che tragga spunto dalla caratteristica dell’areale agricolo di provenienza delle uve, in questo modo si connota quel preciso territorio e l’etichetta acquista un valore aggiunto legato alla storia locale. Presento come esempio il nostro “Bianco Maggiore”, le uve grillo provengono dal territorio costiero della Laguna dello Stagnone di Marsala, in cui regna sovrano fra tutti i volatili un airone bianco con il becco giallo che ha per nome Bianco Maggiore. Ecco perché questo nome al vino. – Infervorato dall’argomento, Andrea continua il racconto e il suo sguardo luminoso rivela la forte passione dietro alle parole – Altro esempio, il vino “Beleda” prodotto ad Alcamo, la parola in etichetta trae origine da un aggettivo adoperato dal pellegrino arabo Ibn Jubair che la usò nel suo Diario di viaggio del 1185 in riferimento ad Alcamo intendendo con tale termine una cittadina con mercato e moschea.
Dopo una tal piacevole visita alla struttura e un così avvincente ascolto della tua narrazione ti pongo solo altre due domande: puoi dirmi con una parola la tua visione del vino?
Il vino non è più un alimento come un tempo, la storia con i numeri alla mano ci testimonia che prima era considerato come cibo e veniva prodotto in grandissime quantità, oggi se ne produce molto meno e risulta anche troppo, perché non c’è la richiesta di mercato, quindi rappresenta un bene di lusso.
Andrea, se fossi un vino quale saresti?
Indubbiamente “AV01”, –senza esitare Andrea risponde con un sorriso che rivela la memoria di una storia e infatti aggiunge continuando – è stato il primo catarratto orange che ho prodotto insieme a un mio caro amico di Alcamo e di comune accordo lo abbiamo chiamato con una sigla che ricorda le iniziali dei nostri nomi e cognomi che sono uguali. Mi identifico con questo vino perché è caratterizzato dalla mancanza di eccessi, potrebbe sembrare imperfetto agli occhi di chi cerca la perfezione convenzionale, ma proprio questa imperfezione rappresenta il segno più autentico di eleganza. È il prodotto della nostra ricerca di un vino che rispecchi la sua vera natura, e io sono così.
L’ultima domanda: la tua azienda in tre parole.
Bianca, Autoctona, Biologica.
Pienamente soddisfatta della conversazione ringrazio Andrea e passiamo alla fase successiva.

La degustazione
Il momento più eccitante è arrivato. A pensarci bene, che senso ha parlare di vino senza l’assaggio?
Andrea ci offre, per il brindisi conclusivo della intervista, proprio il vino “AV01” del 2023, quello in cui si rispecchia la sua personalità.
Durante la mescita, che sembra quasi un rituale, lo vedo scendere nei calici sprigionando il luminoso colore arancione, avvolgente solo a guardarlo, il profumo puro e ricco di note fruttate e floreali raggiunge il nostro olfatto e il gusto caldo ci rapisce.
Che altro c’è da dire quando è il vino a parlare?
