La rivincita del merlot: come il vitigno ripudiato si sta riprendendo la scena mondiale
Il celebre film Sideways aveva quasi distrutto la reputazione del Merlot sul mercato americano. Oggi i grandi maestri del vino ne stanno dimostrando l’assoluta grandezza attraverso degustazioni alla cieca. Persino le storiche roccaforti del Cabernet a Bordeaux stanno lanciando nuove etichette dedicate a quest’uva. In questo rinascimento globale brillano anche le nostre eccellenze di Bolgheri, da sempre sinonimo di eleganza.
Sulle pagine della celebre rivista americana Food & Wine, la giornalista Jessica Dupuy ha firmato un pezzo illuminante sulla rinascita del Merlot. Per noi italiani, abituati a venerare i capolavori enologici nati all’ombra dei cipressi toscani, potrebbe sembrare strano dover difendere quest’uva, eppure negli Stati Uniti la situazione è stata drammatica. Correva l’anno 2004 quando una singola, tagliente battuta nel film cult Sideways riuscì a fare ciò che nessuna gelata o crisi di mercato aveva mai fatto: affossare un’intera categoria commerciale, trasformando il Merlot nel simbolo di una cultura del vino americana giudicata dozzinale e priva di raffinatezza.
Oggi, a vent’anni di distanza, i grandi produttori stanno ribaltando la narrazione. Jeff Cole, enologo della Sullivan Rutherford Estate in California, ha scelto la via pragmatica delle degustazioni alla cieca. Pone davanti ai suoi ospiti tre calici anonimi dell’annata 2018, provenienti da Pomerol, da Bolgheri e dalla sua tenuta nella Napa Valley. Cole non fa discorsi difensivi o apologie: chiede semplicemente ai degustatori di concentrarsi su ciò che conta davvero, analizzando struttura, frutto e trama tannica. Solo alla fine rivela le etichette, dimostrando che questo vitigno deve essere giudicato confrontandolo unicamente con i territori in cui ha fatto la storia.
La Dupuy sottolinea giustamente che il complicato rapporto con quest’uva è un problema squisitamente americano. Nel resto del mondo, e noi in Italia lo sappiamo bene, non c’è mai stato bisogno di alcuna riabilitazione. A Pomerol, il mitico Pétrus cresce su un altopiano di argilla blu regalando uno dei vini più profondi e setosi del pianeta, mentre poco distante Château Angélus e Cheval Blanc hanno costruito il loro mito su assemblaggi di eccezionale longevità in cui il Merlot domina incontrastato. Ma è in Toscana che troviamo uno dei vertici assoluti: a Bolgheri, l’etichetta Masseto ha elevato la purezza di questo vitigno a vette inarrivabili, definendo il concetto stesso di Super Tuscan sul palcoscenico mondiale e spuntando prezzi capaci di rivaleggiare con i premier cru francesi.
A conferma di questo momento d’oro, la rivoluzione sta contagiando persino la Rive Gauche di Bordeaux, storico feudo incontrastato del Cabernet Sauvignon. Château Lafite Rothschild ha silenziosamente introdotto Anseillan, il suo primo vino completamente nuovo da oltre un secolo, dove il Merlot gioca un ruolo da vero protagonista. Ancora più emblematico è ciò che accade a Château Lascombes, a Margaux, dove il direttore Axel Heinz, dopo aver trascorso oltre quindici anni a forgiare proprio il mito del nostro Masseto, ha isolato un appezzamento di viti sessantenni per creare La Côte Lascombes. Si tratta di un’etichetta in purezza venduta a un prezzo superiore rispetto al grand vin aziendale, una mossa che dimostra come l’esperienza bolgherese stia letteralmente facendo scuola in Francia.
Ma perché nella Napa Valley il Merlot aveva perso la sua aura? La diagnosi di Cole è spietata: per decenni i terreni migliori californiani sono stati riservati al Cabernet, mentre al Merlot venivano destinati i suoli meno favorevoli, negandogli in partenza la possibilità di eccellere. Oggi la Sullivan Rutherford sta invertendo la rotta, espiantando Cabernet per fare spazio a nuove viti e vendendo le proprie bottiglie a oltre trecento dollari. È una scommessa vinta che poggia sulle spalle di giganti come Dan Duckhorn, il pioniere scomparso proprio lo scorso 25 febbraio, celebrato dal direttore generale della Sullivan, Joshua Lowell, come il primo vero visionario capace di credere nel potenziale di quest’uva quando nessuno osava farlo.
L’eredità di Duckhorn vive oggi nel lavoro meticoloso di altre prestigiose cantine della valle, da Whitehall Lane a PlumpJack, fino a Matthiasson e Barnett Vineyards. Come ricorda Jason Moulton di Whitehall Lane, per ottenere un grande vino serve un lavoro agricolo impeccabile, capace di bilanciare il frutto rosso con quel carattere sapido che rende il Merlot così affascinante. Steve Matthiasson aggiunge che la ricerca del terroir perfetto richiede suoli ben drenati e climi più freschi di quanto si pensi, unici ingredienti per ottenere un vino potente ma carezzevole. I numeri californiani danno loro ragione: il rapporto sui raccolti del 2024 vede il Merlot al terzo posto per valore complessivo in tutta la Napa Valley, con un prezzo medio per tonnellata superiore persino allo Chardonnay.
Il pregiudizio, insomma, si sta sgretolando anche tra i consumatori. Steven McDonald, master sommelier e direttore della prestigiosa catena texana Pappas Bros. Steakhouse, nota come gli appassionati siano pronti a lasciarsi sorprendere. L’idea che il Merlot produca solo vini semplici è ormai superata: se coltivato con rigore, sa essere trasformativo. Non a caso, per convincere gli scettici, McDonald mette in fila eccellenze assolute come Pétrus, Le Pin, Masseto e la Founder’s Reserve di J.O. Sullivan. Il problema, in fondo, non è mai stato nel grappolo, ma nella percezione di chi lo beveva.