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Vini del Mondo
16/03/2025
Di Redazione AIS

Il terrore del terroir: la miopia burocratica frena la rinascita della Loira

Le direttive dell’ente francese INAO stanno soffocando la rinascita della Loira vietando l’utilizzo di preziose menzioni geografiche in etichetta. Questa incomprensibile offensiva istituzionale penalizza chi valorizza il territorio per favorire esclusivamente le logiche della produzione industriale. Al danno identitario si sommano un drastico crollo delle vendite, rese decimate dal clima e l’espianto incentivato di migliaia di ettari di vigne. Si tratta della fine di un modello generazionale che ci invita a riflettere anche sulle rigidità e sulle fragilità della nostra filiera vitivinicola.

La nostra redazione guarda spesso oltre i confini nazionali per comprendere le dinamiche che plasmano il mercato enologico, specialmente quando queste toccano temi a noi molto cari come la tutela del territorio. Quello che sta accadendo lungo il corso del fiume più lungo di Francia ha quasi dell’incredibile, e ci riporta alla mente certe spigolosità burocratiche con cui anche i produttori italiani si trovano talvolta a fare i conti lottando contro i rigidismi dei disciplinari. In un denso e allarmante reportage firmato da Barnaby Eales per la testata internazionale Wine-Searcher, emerge un quadro a tinte fosche: i vignaioli della Loira, dopo anni di immensi sacrifici per innalzare la qualità, si trovano oggi ostaggio di chi dovrebbe tutelarli. Dalle zone in ascesa del Pays Nantais fino all’Angiò, alla Turenna e alle alture dell’Alvernia, una nuova generazione ha puntato tutto su vini affinati a lungo, da agricoltura biologica o biodinamica e legati al singolo vigneto. Una scelta che ha premiato: i commercianti, che un tempo snobbavano queste bottiglie, battono ora la Loira palmo a palmo per assicurarsi etichette eccellenti a prezzi inferiori rispetto alle blasonate alternative francesi.

Eppure, proprio nel momento di massimo fulgore, l’Institut National de l’Origine et de la Qualité, noto con l’acronimo INAO, ha deciso di sferrare un durissimo colpo. Il caso più eclatante raccontato da Wine-Searcher riguarda i pregiati vigneti della collina di Chaume, nell’Angiò. Qui i produttori hanno speso otto anni per costruire la reputazione mondiale dei loro raffinati Chenin secchi utilizzando in etichetta il nome Ronceray, in omaggio all’omonima abbazia dell’undicesimo secolo. Nonostante il successo, l’autorità ha incredibilmente vietato l’uso di questo termine a partire dalla vendemmia 2025, giustificando la mossa con la pregressa esistenza di un’oscura parcella con lo stesso nome situata altrove. La decisione ha scatenato la furia di figure di spicco come Ivan Massonnat, proprietario del Domaine Belargus e presidente dell’associazione dei produttori di Quarts de Chaume, l’unico grand cru della Loira storicamente riservato ai vini dolci. Massonnat, da tempo in lotta per far ottenere il rango di cru anche ai vini secchi, ha confidato a Eales la sua profonda frustrazione: avere a che fare con burocrati pagati per dire sempre di no lo sta portando a valutare le dimissioni dal suo incarico. Secondo lui, l’amministrazione sta chiaramente favorendo il mondo morente dei colossi industriali, imponendo semplificazioni pensate per chi acquista bottiglie al supermercato a meno di cinque euro e mortificando chi, invece, si rivolge a un pubblico interessato alla complessità culturale del vino.

Questo accanimento non ha risparmiato la zona ad influenza atlantica del Pays Nantais, dove i produttori sono riusciti a creare rossi leggeri raggiungendo un’ottima maturazione fenolica per uve Gamay, Pinot Nero e Syrah, senza mai sfociare in eccessi alcolici. L’INAO ha recentemente vietato a dieci storici villaggi del Muscadet l’uso della parola cru, termine orgogliosamente impiegato sulle etichette e nei menù dei ristoranti fin dal 2011. Dopo una visita ispettiva lo scorso autunno, i funzionari hanno ritenuto che la dicitura fosse troppo prominente per i loro gusti. Da oggi, comuni celebri come Clisson, Gorges, Chateau-Theabaud, Le Pallet, Monnières Saint-Fiacre, Mouzillon-Tillières, Goulaine, Vallet e La Haye Fouassière vengono brutalmente declassati a Denominazioni Geografiche Complementari, o DGC. Al posto della parola cru compare la grigia definizione “communales”, un destino condiviso anche dal cru di Champtoceaux, oggi assorbito come DGC del Muscadet Coteaux de la Loira.

Questa tirannia del terroir, imposta da uno Stato iper-centralizzato, si scontra con una crisi strutturale e climatica senza precedenti, una tempesta perfetta. In Francia la situazione è così grave che David Destoc, direttore della federazione dei produttori indipendenti locali, prevede l’espianto di ben millecinquecento ettari di vigneto nella sola Loira durante quest’anno. Il governo corre ai ripari con un pacchetto da centotrenta milioni di euro, garantendo quattromila euro per ogni ettaro sradicato, ma Olivier Lecomte dello Château de Passavant ha spiegato chiaramente a Wine-Searcher che tali fondi sono insufficienti rispetto alla mostruosa richiesta nazionale di smantellare circa trentacinquemila ettari. D’altronde i numeri parlano chiaro: al netto degli spumanti, i volumi di vendita nella regione sono crollati del quindici percento negli ultimi tre anni. Per salvarsi, enormi realtà cooperative come Robert and Marcel dell’Alliance Loire, gravate da tredici milioni di euro di debiti da ristrutturare, stanno riconvertendo in fretta e furia la produzione: secondo il direttore export Matthieu Boulas, il Crémant de Loire arriverà a coprire metà dei loro dodici milioni di bottiglie annue.

Il mercato cambia volto rapidamente. Mentre le vendite di storici rosati come il Cabernet d’Anjou precipitano, i bianchi da Chenin vanno a ruba, tanto che a Bourgueil, feudo storico del Cabernet Franc rosso, vignaioli come Philippe Boucard chiedono a gran voce una denominazione dedicata. Ma anche qui, l’iter burocratico per ottenere l’approvazione è stato descritto da Boucard come un percorso a ostacoli più lungo e sfiancante delle tappe del Tour de France. Sullo sfondo, il dramma silenzioso del clima: nel 2025 la produzione è calata dell’undici percento rispetto a un 2024 già flagellato da perdite di un quarto dei volumi, costringendo tenute d’eccellenza a raschiare il fondo con rese di appena venti ettolitri per ettaro. Il colpo di grazia arriva dall’agenzia immobiliare Ampelio: la direttrice Marine Boudignon fotografa amaramente la fine di un’era, confidando che per la prima volta in dodici anni è costretta a rifiutare tenute in vendita perché l’offerta supera ampiamente la domanda. I vecchi vignaioli si ritirano e i figli, scoraggiati, non subentrano. Un epilogo doloroso che la nostra redazione osserva con massimo rispetto, leggendovi un avvertimento vitale su quanto sia fragile l’equilibrio tra l’uomo, la vite e le regole scritte nei palazzi lontani dalle vigne.

Redazione AIS
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