L’evoluzione generazionale di Biondi-Santi
“Dopo sette anni riteniamo si sia chiuso definitivamente il processo di transizione dalla vecchia alla nuova proprietà”. Ha aperto con una dichiarazione sicuramente importante il consueto incontro con la stampa Giampiero Bertolini, amministratore delegato di Biondi-Santi, per presentare le nuove annate in commercio e, nell’occasione, soprattutto per guidare una verticale di notevole respiro di quella che è l’azienda che ha creato il Brunello di Montalcino nel 1865.

Rilevata nel 2017 della famiglia Descours (Gruppo EPI), in questi anni l’azienda ha intrapreso un percorso ricco di cambiamenti sia in vigna che in cantina che, secondo il manager toscano, hanno portato a una evoluzione dei vini di Tenuta Il Greppo, più che a una loro rivoluzione. Di fatto è iniziata una nuova era, che certamente si inserisce all’interno della progressione di generazioni che hanno scandito la sua storia sino a oggi. Ed è proprio la parola “generazioni”, come le tante che si sono succedute da Clemente Biondi-Santi a oggi, quella scelta per la quinta edizione de La Voce di Biondi-Santi, il progetto culturale dell’azienda, che si avvale dei talenti della scuola di scrittura Holden di Torino.

I tre punti cardine della nuova generazione di Biondi-Santi
Sono tre, secondo Bertolini, i passaggi chiave che hanno contraddistinto l’inizio di questa nuova generazione per Biondi-Santi. “Abbiamo dedicato molto tempo alle vigne. Lo studio dei suoli, iniziato nel 2019, ha portato all’identificazione di 12 parcelle: ora sappiamo cosa abbiamo all’interno dei 32 ettari di vigneto”. Un sapere importante, perché non solo ora queste parcelle vengono vinificate separatamente – e non più come un tempo in base all’età dei vigneti –, ma ha consentito anche di individuare una singola vigna di 0,7 ettari, all’interno della quale sono state trovate 50 piante madri dell’età di un secolo. Il secondo passaggio importante, quindi, è ora quello di trovare nuovi cloni, un po’ come fece Franco Biondi-Santi quando individuò il clone di sangiovese grosso poi chiamato BBS11 (Brunello Biondi-Santi 11). “Abbiamo reimpiantato 20 nuove vigne prendendo il sangiovese da questo piccolo vigneto: vogliamo capire come reagiscono al cambiamento climatico in atto”. Infine, secondo Bertolini, un terzo punto determinante della nuova gestione è stata quella di aver dato nuova vita ai terreni attraverso un’agricoltura definita rigenerativa con sovescio in ogni singola vigna.

Una macchina, quella di Biondi-Santi, che ora secondo il management dell’azienda è nella condizione migliore per ridare nuovo slancio proprio a quello stile inimitabile, fatto di profumi delicati ed eleganti, sorsi sottili, verticali e molto longevi, che ha sempre contraddistinto il sangiovese della Tenuta il Greppo. Il tutto, nonostante i cambiamenti climatici in atto che, come ha sottolineato sempre l’amministratore delegato “fanno a cazzotti con lo stile Biondi-Santi”. In cantina è stato rinnovato il parco legni, l’invecchiamento è stato diminuito a fronte, invece, di un allungamento della sosta in bottiglia prima della commercializzazione. Il tutto nell’ottica di preservare uno stile che ha sempre fatto di Biondi-Santi uno dei baluardi della classicità.
La verticale
Brunello di Montalcino Riserva 1983 “La Storica”
Ricolmato nel 2000 e poi ancora nel 2022, seguendo una tecnica brevettata da Tancredi Biondi-Santi nel 1927 e tuttora praticata anche per i collezionisti, questa bottiglia può certamente essere identificata con la parola “meraviglia”. Vuoi per la limpidezza e freschezza del frutto, che ricorda ancora la confettura di visciole, vuoi per la capacità di progredire nei profumi con grande slancio mano a mano che si ossigena nel bicchiere, questo campione di 43 anni lascia a bocca aperta. L’annata fu calda, con una vendemmia iniziata 10 giorni prima e il vino maturò in botti di rovere di Slavonia per 3 anni. Molto sapido al palato, ha un tannino sottile, carezzevole, di grana perfetta.

Brunello di Montalcino Riserva 1988 “La Storica”
Balsamico, note mediterranee che ricordano il timo, delicate sfumature di piccoli frutti, accenni di liquirizia. Uno dei vini più sorprendenti della verticale per carattere, eleganza, bellezza complessiva. Se il millesimo ’83 porta in modo mirabile i suoi anni, in questo caso c’è una dimostrazione di longevità forse ancora più potente. Il sorso è molto equilibrato, con una trama tannica dalla grana viva e finissima, ancor più del vino precedente. È figlio di un’annata d’altronde definita eccezionale, con una primavera piovosa, un’estate calda e asciutta e una vendemmia regolare. Anche in questo caso il vino è stato ricolmato, da poco, a gennaio del 2026.

Brunello di Montalcino Riserva 2006 “La Storica”
Forse il campione più potente e ricco della verticale, ma non per questo meno elegante, anzi, tra i più equilibrati. È stata un’altra annata molto importante, d’altronde, contraddistinta da notevoli piogge che sono servite da riserva per i caldi mesi di luglio ed agosto, con la vendemmia che si è svolta il 18 settembre. Vino di grande ricchezza espressiva, complesso, alterna note agrumate a quelle classiche di ciliegie, quelle rinfrescanti di menta a quelle più speziate. Il tannino è molto vellutato, morbido, meno dinamico nella componente acida ma comunque lunghissimo come persistenza.

Brunello di Montalcino Riserva 2013 “La Storica”
Meno vibrante, intenso, ma non per questo meno interessante e tanto meno elegante. Al palato è il vino più severo della verticale, con tannini incisivi, quasi graffianti, con una grana meno delicata e avvolgente rispetto agli altri millesimi. Il frutto è meno maturo, anche se la parte speziata e mentolata dona un timbro molto rinfrescante, verticale, di bella piacevolezza. L’annata ebbe un andamento freddo con abbondanti precipitazioni fino all’inizio dell’estate, causando un ritardo prima vegetativo e poi anche vendemmiale, in ritardo rispetto alla media.

Brunello Di Montalcino Riserva 2019
È l’ultima, la 44° edizione della Riserva, in commercio da poco. Se l’obiettivo è quello donare un vino in pieno stile Biondi-Santi, il risultato è stato perfettamente centrato. Elegante, con note di piccoli frutti, una decisa mineralità, coniuga insieme una ricchezza di sfumature speziate e balsamiche di grande fascino e una compostezza espressiva di rara precisione. Il sorso ha tutto: lunghezza, grana tannica di stoffa, sapidità e freschezza. L’annata è stata perfetta, con un luglio fresco e un agosto caldo e asciutto. Il vino è stato vinificato in botti e cemento e ha trascorso 28 mesi in botte prima dell’imbottigliamento.

Oltre a questa ultima Riserva 2019, sono entrati in commercio anche il Rosso di Montalcino 2023 e il Brunello di Montalcino 2020. Se il primo si conferma un vino che sa coniugare facilità di beva e profondità espressiva – alla cieca potrebbe essere scambiato per un Brunello –, il secondo interpreta bene il nuovo corso, costantemente alla ricerca di verticalità ed eleganza. Sapido, più che fresco, con un tannino gessoso e ricco, al naso è la carta di identità dello stile Biondi-Santi, mai sopra le righe e con un incedere delicato, soffuso, mai urlato.
