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Enoturismo
28/04/2026
Di Lorenza Cerbini

Il Giro d’Italia tira la volata al vino bulgaro

Il Giro d’Italia ha scelto la Bulgaria per la sua Grande Partenza, aprendo un capitolo nuovo della corsa rosa nei Balcani. Tre le tappe, dal Mar Nero alla capitale Sofia (8-9-10 maggio). Un appuntamento di enorme rilievo politico, sportivo e turistico. Il Giro si pone come un acceleratore di occasioni e le Istituzioni locali, a metà aprile, hanno presentato l’evento come una delle maggiori manifestazioni internazionali mai organizzate in Bulgaria. Con tre aeroporti, il Paese si promuove come meta per almeno centomila visitatori (la metà sono attesi nella capitale) e le municipalità hanno colto l’occasione per rinnovare le proprie infrastrutture e presentarsi con un look moderno e appetibile agli occhi degli oltre 700 milioni di telespettatori che ogni giorno si godranno tappe e vincitori davanti agli schermi. Ogni città si presenta con un suo carattere distintivo: balneare, Burgas sul Mar Nero, storico, Nessebar (sito Unesco) e Veliko Tarnovo, urbano, Sofia, e vitivinicolo, Plovdiv.

Wine Leads the Way

Il passato autunno, il Ministero del Turismo bulgaro, in collaborazione con l’Associazione Bulgara dei Professionisti del Vino, l’Organizzazione Bulgara per l’Enoturismo e l’Agenzia di Stampa Bulgara (BTA), ha lanciato la campagna nazionale “Wine Leads the Way” (Il vino apre la strada), volta a promuovere l’immagine della Bulgaria come destinazione vitivinicola attraente, coniugando cultura, tradizioni, gastronomia ed esperienze personalizzate. Esiste anche un “International Day” dedicato al vitigno autoctono bulgaro per eccellenza, il mavrud, celebrato il 26 ottobre. Una data non a caso, cade il giorno di San Dimitrov quando per tradizione popolare, nelle campagne si interrompe il lavoro per prepararsi ad accogliere l’inverno. Il Mavrud è un vino rosso corposo e in Bulgaria viene consumato proprio durante il periodo più freddo dell’anno per accompagnare stufati di carne e verdure. Nel Paese, sono tre le aree a maggior produzione vitivinicola: la valle della Tracia (sud) e le campagne intorno ai villaggi di Korten (centro) e Sliven (ovest). Sono oltre quaranta i vitigni autoctoni, tra cui i più diffusi sono mavrud, rubin, pamid, ruen, cherven misket, melnik, gamza, gergana, tamianka, spesso in blend con gli internazionali cabernet sauvignon, merlot, syrah, petit verdot, marselan, pinot nero, chardonnay e sauvignon blanc.

Una storia millenaria

Il vino bulgaro ha una sua storia ed è millenaria; le prime testimonianze risalirebbero a circa 6000 anni fa, quando i Traci consideravano questa bevanda divina e tramite tra gli uomini e gli dèi. Oggi, sta ricevendo riconoscimenti grazie ad una generazione di viticoltori competente e orgogliosa di confrontarsi sulla scena internazionale. Il portale www.bulgarianwine.net riunisce le principali aziende, una piattaforma in cui trovano spazio anche bar, ristoranti, hotel e spa (la Bulgaria è famosa per le acque termali).

Il distretto vitivinicolo è particolarmente sviluppato nelle campagne intorno a Plovdiv (www.visitplovdiv.com) che in contemporanea con la Corsa rosa (sede di partenza della terza tappa domenica 10 maggio) accoglierà il Wine and Gourmet Festival. Sono attesi venticinquemila tra appassionati di ciclismo e turisti. I cortili saranno trasformati in sale degustazione; cantine affermate e piccole aziende a conduzione familiare proporranno le loro migliori selezioni. Già Capitale Europea della Cultura 2019, Plovdiv è di per sé bellissima, con una identità stratificata: tracce trace, romane (il teatro è usato ancora oggi per concerti di musica classica ed esibizioni), bizantine, ottomane e architetture moderne convivono nello stesso spazio urbano.

La viticoltura dopo la caduta del muro di Berlino

La caduta del muro di Berlino (novembre 1989) ha inciso profondamente nella rinascita della viticoltura bulgara. Ottimismo e capitali hanno poi dato una mano. Il settore ha iniziato ad attrarre imprenditori, a modernizzarsi e oggi, accanto ai filari di mavrud, moscato e dimyat si alternano merlot e cabernet.
La prima società vinicola privata fondata dopo la caduta del regime comunista è stata Domaine Boyar, la firma a Sofia e a Londra nel 1991. A Korten, l’azienda dispone di una cantina con 2300 botti americane e francesi e si è affermata come uno dei maggiori produttori ed esportatori di vino bulgaro in Europa, Nord America, Africa e Asia. Tuttavia, nel 2017, è stata al centro di una spiacevole vicenda giudiziaria: si è scontrata (perdendo) con le Doc Bolgheri e Doc Bolgheri Sassicaia per aver lanciato il marchio “Bolgarè” troppo simile nel nome e nel suono ai blasonati toscani che per far valere i loro diritti si sono rivolti all’Euipo, l’Ufficio Marchi Europeo. La disputa è terminata cinque anni dopo.

Tra gli ambasciatori del vino bulgaro nel mondo, c’è Katarzyna Estate, 750 ettari di vigne collocate in un’area pittoresca dei Monti Rodopi (tra Bulgaria e Grecia), oggi riscoperta dopo decadi di spopolamento a causa di una forte emigrazione.
Dove la Tracia incontra le colline di Sredna Gora si trova Manastira Winery, un’azienda familiare sorta dove un tempo (pare) c’era un monastero, con vigne situate a un’altitudine di 300 metri lungo il fiume Topolnitsa. L’area è tra le più antiche della Bulgaria per la produzione di vino e proprio il mavrud è il vitigno principe, usato sia per i rossi corposi sia per i freschi rosé. In Bulgaria l’unità di misura del terreno è il “decares” (10 decares equivalgono a un ettaro) e Manastira Winery ha iniziato il suo cammino con solo quindici decares di filari. Era il 2006. L’intera linea di produzione, comprensiva della cantina, è stata completata nel 2011, primo anno di vendemmia.

Il Giro d’Italia

La prima tappa del Giro d’Italia abbraccerà la costa del Mar Nero. La presentazione ufficiale delle squadre è prevista mercoledì 6 maggio a Burgas, da tempo località di riferimento del turismo estivo dell’area orientale del Paese. La prima tappa (8 maggio) tuttavia, partirà da Nessebar sito Unesco a 37 chilometri da Burgas e tra i luoghi più affascinanti della Bulgaria: il centro storico sorge su una piccola penisola collegata alla terraferma da un istmo artificiale. Fondata oltre tremila anni fa, conserva testimonianze trace, greche, romane e bizantine.

Tra le strade pavimentate a pavé si scoprono resti archeologici, chiese, casette in legno del periodo ottomano, ma anche enoteche ben rifornite. “Taste of Bulgaria” attira i turisti con le botti in bella vista. Chasovnika Winery invece, ha all’interno il suo miglior segreto, una cantina ipogea. La degustazione è gratuita e guidata dai sommelier dell’azienda. Si gustano Mavrud e Merlot, ma anche vini con fichi, lamponi e melagrane. “I fruttati sono molto popolari qui in Bulgaria”, dice il sommelier. “La base vino è ottenuta da uve moscato e la frutta viene aggiunta durante la fermentazione, quindi, la stagionatura avviene in botte per sei mesi. Il fruttato ai fichi vi assicuro è afrodisiaco”.

Tra le aziende più conosciute per il vino ai mirtilli c’è Trastena Winery. Fondata nel 2003, produce frutti da coltivazione organica nella regione montana di Stara Planina e si è guadagnata notorietà per essere stata la prima azienda nell’Europa dell’Est a sostenere la comunità LGBT e a dedicarvi un’edizione limitata.
Come in altre parti d’Europa, anche i viticoltori bulgari puntano sull’innovazione. La cantina Rossidi Winery ha scelto gli orange wine, Orbelia Winery il biologico. Quest’ultima è nata nel 2013 nel villaggio di Kolarovo ai piedi dei monti Belasitsam, al confine con la Grecia e ha scelto di riscoprire e impiegare la varietà autoctona Melnik, un uvaggio a bacca rossa che dà nettari dal gusto di mora.

La gara attraverso i territori del vino

Lasciata Burgas, la seconda tappa del Giro d’Italia (9 maggio) porta i ciclisti fino all’antica capitale di Veliko Tărnovo. È la tappa più lunga del trittico iniziale, ben 221 chilometri. Tre le salite catalogate di terza categoria: Byala Pass (712 metri), Vratnik Pass (920 metri) e Sheremetya (341 metri). Si attraversano i villaggi di campagna tra villette e case con i vetri rotti e i tetti ripiegati su sé stessi, simbolo della diaspora bulgara verso Germania, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti. A quindici minuti da Velico Tărnovo, si trova il villaggio di Maryan, dove la famiglia Ivanov ha dato vita alla cantina Maryan Winery. “Non abbiamo vigne. Compriamo le migliori uve selezionate da un produttore di Sliven e le trasformiamo in quindici etichette per un totale di cinquantamila bottiglie destinate al mercato locale”, dice Peter, studi in finanza e il cuore in questo audace progetto ai piedi del monte Stara Planina. “Ogni nostro vino prende il nome da un episodio storico o una leggenda legata al Secondo Regno Bulgaro, quando eravamo un impero esteso dall’Adriatico al Mar Nero”, dice Peter.

Il primo vino servito è un bianco a base di dimyat in purezza. Leggero, di buona acidità viene accompagnato da formaggio e prosciutto locale e dagli immancabili banitsa, bocconcini di torta ripieni di spinaci selvatiche. “Abbiamo fondato la cantina nel 2011 qui dove sono cresciuto”, dice Peter. “In Bulgaria ogni famiglia produce il suo vino, ma i miei genitori, avvocati in pensione, hanno viaggiato molto e amano i buoni vini. Gestisco questa cantina con l’aiuto di un enologo”. Tra i vini bianchi in catalogo, Maryan Winery ha dedicato una linea a Kera Tamara (1340-1389) la bellissima figlia dello zar Ivan Alessandro andata in sposa in seconde nozze al sultano ottomano Murad I. “Per sette anni respinse la proposta di matrimonio – dice Peter –. Fu costretta ad accettare le nozze quando gli ottomani ci sconfissero. La leggenda vuole che si mise a piangere e da quelle lacrime sarebbe nato il dimyat. Ecco perché le abbiamo dedicato il bianco Sense of Tears”. In percentuale del 10%, il dimyat è presente nel bianco “Dancing Butterfly” in blend con chardonnay (40%) e savignon blanc (40%). Un vino col profumo di pesche mature e una freschezza agrumata. “Il business sta andando bene”, dice Peter. “Riusciamo a vendere una piccola produzione in Brasile e Corea del Sud. Nel fine settimana, ospitiamo molti turisti provenienti dalla vicina Romania”. E il Giro d’Italia? Peter intende accogliere la corsa rosa con qualcosa di speciale. “Un grande party che terremo nel nostro giardino”.

Le foto sono di Bonchuk Andonov e Lorenza Cerbini.

Lorenza Cerbini
Lorenza Cerbini

Giornalista e sommelier, sono nata e vivo in Toscana, cresciuta tra i filari della vigna di famiglia tra grappoli di sangiovese e colorino. Ho trascorso parte della vita adulta a New York. Scrivo per il Corriere della Sera. @bacco_eretico

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