Villa Raiano, trent’anni di Irpinia tra vino, territorio e visione
Prima del vino, l’olio, da questo prezioso alimento prende forma la storia della famiglia Basso, in un’Irpinia agricola dove il lavoro della terra precede e accompagna ogni evoluzione. Poi, a metà degli anni Novanta, il passaggio dalla cultura olearia alla viticoltura, non come rottura ma come naturale estensione di un rapporto profondo con il territorio. È in questo movimento che nasce Villa Raiano, e forse anche la chiave per comprenderne la traiettoria, un’azienda capace di trasformarsi restando radicata.
Tra colline, vigne e microclimi che disegnano l’anima dell’Irpinia, il vino diventa racconto di territorio e identità. In trent’anni di attività, Villa Raiano ha attraversato trasformazioni profonde che ne hanno segnato il percorso, intrecciando produzione vitivinicola, cultura del gusto e visione imprenditoriale.

L’intuizione della famiglia Basso
Fondata nel 1996 dalla famiglia Basso, l’azienda rappresenta oggi una delle realtà più dinamiche dell’enologia campana. I primi anni furono quasi sperimentali, mossi più dalla passione che da una strategia definita. In quel periodo di grande fermento per il vino irpino – quando nascevano realtà destinate a diventare punti di riferimento – i fratelli Basso vinificavano e imbottigliavano nei vecchi opifici dell’oleificio di famiglia, in frazione Raiano di Serino (AV), vendendo localmente il vino. Da quell’intuizione familiare sarebbe nata un’impresa capace di unire radici e visione.

La prima svolta arriva alla fine degli anni Novanta, con l’impostazione moderna introdotta dall’enologo Luigi Moio. Il secondo passaggio chiave giunge nel 2009, con nuovi vigneti nelle aree più vocate, la costruzione della cantina di San Michele di Serino, la direzione tecnica enologica e agronomica affidata al Dr. Fortunato Sebastiano, e soprattutto, il cambio di paradigma – dai grandi rossi ai bianchi – che diventeranno il tratto distintivo della casa.
«È stato un passaggio epocale – racconta Raffaele Del Franco, direttore marketing – siamo passati dall’idea dei grandi rossi a rendere i bianchi i portabandiera dell’azienda. Una scelta controcorrente che ci ha dato una forte identità».

Il vigneto al centro del racconto
Da questa intuizione nasce il progetto dei vini da singola vigna, tra i primi in Irpinia, ideato per esaltare le differenze di suoli, altitudini ed esposizioni. Qui il vigneto diventa il vero centro del racconto: parcelle diverse, lavorate separatamente, capaci di restituire vini distinti pur partendo dalla stessa varietà. È una lettura del territorio che mette al centro la complessità irpina, fatta di discontinuità, altitudini variabili e microclimi.

«Continuiamo a vinificare separatamente le parcelle – spiega Fortunato – perché questo ci ha permesso di capire davvero il potenziale delle diverse vigne. Portare questo linguaggio sul mercato non è semplice, ma è stato tecnicamente fondamentale».
Il terzo momento chiave arriva nel 2018, con l’ingresso della nuova generazione Basso, il restyling delle etichette e nuovi investimenti nei vigneti, oggi trenta ettari coltivati in biologico. Nel 2024 è stata inaugurata la nuova cantina di affinamento interrata, perfettamente integrata nel paesaggio. Un’evoluzione che non riguarda solo la produzione, ma anche il modo di raccontarsi, sempre più legato alla rappresentazione del territorio.

L’identità territoriale irpina
In questo percorso resta centrale anche una consapevolezza critica sul posizionamento dell’Irpinia nel panorama vitivinicolo. Sabino Basso, titolare dell’azienda, interpreta il vino anche come responsabilità sociale: «Il vino irpino ha una qualità straordinaria, ma sconta un territorio poco conosciuto e poco visitato: altrove queste bottiglie varrebbero il doppio. La mia convinzione è che la ricchezza vada distribuita: un’impresa deve creare lavoro. In Villa Raiano lavorano oltre trenta persone, tra campagna, cantina e uffici. È così che un’azienda diventa parte viva dell’economia locale, restituendo al territorio ciò che il territorio le dà».

Oggi Villa Raiano produce circa 350 mila bottiglie l’anno, quasi esclusivamente da uve autoctone irpine – Fiano, Greco e Aglianico – articolate nelle linee I Classici e Le Vigne, affiancate dallo spumante metodo classico Ripabassa e, dal prossimo autunno, da una nuova etichetta di Aglianico metodo classico. Una produzione che riflette una scelta precisa: investire sull’identità varietale e territoriale, senza scorciatoie.

Vino e cucina per celebrare l’anniversario
La celebrazione dei trent’anni è stata pensata come un viaggio gastronomico, unendo vino e pasta, simbolo della convivialità campana. Negli anni, accanto alla produzione vitivinicola, Villa Raiano ha costruito anche un dialogo sempre più stretto con la cucina, oggi affidata allo chef Claudio Marcelo Ruiz, in continuità con un percorso che ha messo al centro materie prime e identità territoriale. Tra gli abbinamenti più riusciti, il Greco di Contrada Marotta 2014 con la genovese napoletana, dando come risultato un equilibrio di rara armonia, diventa espressione di questa sintonia, così come negli incontri con altri piatti simbolo della tradizione, dove il vino non accompagna soltanto, ma interpreta e restituisce il territorio nel piatto.
«Questi trent’anni sono stati intensi, fatti di promesse mantenute e grandi investimenti – aggiunge Del Franco – ma soprattutto di un percorso costruito insieme a tante persone».
Un brindisi collettivo che racconta Villa Raiano non solo come azienda vitivinicola, ma come espressione viva dell’Irpinia contemporanea, tra cultura del vino, gusto e ospitalità. Trent’anni di storia, passione e crescita che confermano come sia possibile unire tradizione e sperimentazione, valorizzando le peculiarità del territorio e portando i vini irpini sulle tavole italiane e internazionali, in un dialogo autentico tra vino e cucina.