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Territori del Vino
05/05/2026
Di Angelo Loreto

L’ottavianello e altri vitigni riscoperti in Puglia

C’è una Puglia meno nota al grande pubblico di appassionati del mondo del vino. Una Puglia che non parla la lingua del primitivo, del negroamaro e del nero di Troia. Ma che fa ugualmente rima con tradizioni e territori. È la Puglia dei vitigni che, al pari dei loro “fratelli maggiori”, sono ugualmente legati alle loro terre, pur non avendo la medesima celebrità di Gioia del Colle, Manduria, Salento e Castel del Monte.

Un nuovo volume a cura di Giuseppe Baldassarre

Sono i vitigni riscoperti, poche decine di ettari per quelli più diffusi, tenacemente legati ai luoghi da cui prendono il nome. Come il francavidda e il centro brindisino di Francavilla Fontana. O agli aneddoti ai quali devono la loro onomastica enologica, come il notardomenico, che fa risalire le sue origini a un notaio. Fino a quello su cui si sta concentrando l’ultima fatica letteraria di Giuseppe Baldassarre, il medico sommelier che ormai oltre 20 anni fa ha lanciato, con un primo volume dedicato al primitivo, una lunga collana di opere su vini e vitigni di Puglia. Volumi sui quali sommelier e appassionati hanno studiato, studiano e studieranno ancora, e che adesso si sta per arricchire di una nuova puntata: quella sull’ottavianello.

Una gemma enologica

Occasione per annunciare il libro di prossima uscita è stato l’ultimo Vinitaly, dove uno dei tanti appuntamenti curati da AIS Puglia all’interno dell’enoteca regionale è stato dedicato proprio ai vitigni riscoperti. «In Puglia – ha spiegato Baldassarre, consigliere nazionale AIS – vengono coltivati circa 50 vitigni, uno scrigno dal quale spuntano gemme come l’ottavianello, questo vitigno dal nome grazioso, che in piccolo assomiglia al pinot nero. Ha tannino dolce, freschezza innata e colore tenue. Con lui si pone anche attenzione sui vini che possono essere serviti a temperature più basse per allietare in maniera non troppo impegnativa. Ha dei fratelli sparsi in giro per il mondo, dagli Stati Uniti al Sudafrica, dalla Francia alla Nuova Zelanda, ma quasi solo in Italia viene vinificato in purezza, mentre ovunque è utilizzato in blend, come nello Châteauneuf du Pape. Da noi si trova nella nostra splendida Ostuni, in circa 35 ettari attorno alla “città bianca”, ma in passato si era spinto fino al Gargano sotto il nome di uva di Ottaviano, quindi dall’origine vesuviana. Quel diminutivo “ello” – ha aggiunto Baldassarre – è stato usato in passato per definire il vino del cuore, in un’epoca in cui si producevano soprattutto rossi di grande struttura. È lo stesso vitigno nato come cinsault nella Languedoc e che poi ha viaggiato in lungo e in largo. E partendo da qui, in questo angolo di Puglia, è arrivato il momento di riscoprirlo».

La degustazione

Otto i vini di una degustazione chiusa con 3 ottavianello e aperta con un francavidda, che è previsto nel blend dell’Ostuni Bianco DOC ma che qualche produttore sta iniziando a lavorare in purezza per godere della sua spiccata freschezza. «Una perla attaccata a un filo, quasi scomparsa – lo ha definito Baldassarre –, di piccolissima produzione, dalle origini dalmate, che si è sparsa nelle pieghe della storia. E che dà vini che stanno dimostrando capaci di migliorare con gli anni». Passando poi per maresco bianco, notardomenico e il (lui sì, noto ai più) bombino nero, base del Castel del Monte Bombino Nero, unica DOCG in Italia dedicata esclusivamente a un rosato, che alla rassegna veronese un paio di produttori hanno presentato in inedita versione in rosso.

Francavidda bianco

Lavorazione in acciaio (lo stesso produttore ne tira fuori anche un interessante orange). Paglierino tenue, profumi di erbe fresche, frutta a polpa bianca, mela, pesca. Sorso allungato da tanta freschezza e piacevole sapidità.

Maresco bianco

Da una vigna recuperata in Valle d’Itria. C’è chi lo fa evolvere e chi lo spumantizza col metodo classico. Luminoso verde paglierino anticipa sentori di fiori bianchi, erbe, lime, finocchietto. Fresco ma anche caldo e rotondo, con sorprendenti ritorni fruttati di albicocca non ancora matura.

Notardomenico in rosato

In passato utilizzato in un ampio e variegato grande blend con numerose altre varietà per realizzare una sorta di rosso comune. Prodotto ad Adelfia, subito a sud di Bari. Luminoso salmone con sfumature rosato. Naso segnato da lampone, ribes, pompelmo rosa, succo di melagrana, tutti molto delicati. In bocca guizzi di freschezza agrumata con finale amaricante di mandarino e arancia amara.

Notardomenico in rosso

Rubino acceso. All’olfatto impatto netto di gelso nero, mirtilli, susina, erbette aromatiche, delicato pepe nero e ginepro. In bocca succo di mirtillo, dal tannino sottile.

Bombino nero in rosso

Luminosissimo e trasparente amaranto. Suggestioni di amarena e ciliegia fresca, poi sottofondo floreale di iris, delicata arancia, mirto. Fresco, succoso, dal tannino sottotraccia e sapidità quasi marina. Un rosso da pesce e da pizza.

Ottavianello rosso

Rubino limpido e trasparente con sfumature violacee. Frutta acidula di ribes e melagrana, poi rosellina e delicate erbe aromatiche. Sferzata di acidità che allunga il gusto su ritorni di lampone. Tannino appena accennato. Finale sapido e amaricante.

Ottavianello rosso

Rubino di grande luce e trasparenza, quasi un rosato carico. Regala lampone, fragolina, pompelmo rosa, delicato floreale di rosa, macchia mediterranea e un accenno di chiodo di garofano. Sorso succoso di frutta rossa freschissima impreziosito da distinguibile salinità e tannino delicato.

Ottavianello rosso

Luminoso e trasparente rubino con riflessi violacei. Amarena, gelso, ribes e marasca anticipano violetta, iris, erbe aromatiche e pepe verde. Assaggio fresco di arancia scura e amara. Tannino che è una carezza. Leggiadro.

Angelo Loreto
Angelo Loreto

Per metà campano e per metà pugliese, si divide tra Castellaneta, che diede i natali a Rodolfo Valentino e oggi è il buen retiro di Vasco Rossi, e la Murgia di Castel del Monte. Giornalista dal 2002, per 20 anni ha lavorato alla Gazzetta del Mezzogiorno. Nel 2018 si iscrive all’AIS facendosi ispirare da Socrate: so di non sapere. E gli si apre un mondo. Sommelier dal 2020, degustatore dal 2024, nello stesso anno vince la sesta edizione del concorso “Miglior Sommelier di Puglia”. Dal 2025 è anche relatore ai corsi AIS. Trova ispirazione nelle calde estati della sua terra, nelle note di Bruce Springsteen e negli occhi e mani dei vignaioli di cui ama raccontare le storie.

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