Una Cenerentola nella vigna di Donatella Cinelli Colombini
L’anno 2000 scattava tra i timori di un immediato blackout. Avrebbe spento il mondo per i negativisti. Dall’altro lato, quello dei positivisti, emergevano le speranze per un futuro migliore. Dopo due decenni e mezzo, facciamo i conti, ripercorrendo mode e gusti fino a oggi e collocare il vino in ogni diverso contesto. Tra attentati, famiglie Reali in crisi e peggiori scenari economici, anche il mondo del vino ha attraversato una baraonda infinita, cercando di uscirne con nuove identità. Ogni epoca genera santi e mostri e quanto proposto è il frutto della società e dei costumi del momento. Alcuni scompaiono altri restano, persino per sempre. Nella società odierna un ladro non verrebbe crocifisso, la croce però è diventata un simbolo della sofferenza umana, universalmente riconosciuto. Anche i profumi definiscono la società in cui nascono, sulla base delle materie prime disponibili e del mood del momento, muschiati, floreali, minerali, speziati; forma odorifera del lusso e del gusto. In questo tipo di contesto, vino e moda raccontano i nostri ultimi venti anni? Il vino rappresenta la società in cui nasce e quindi è un elemento culturale”. Sono le domande da cui sono partiti Donatella Cinelli Colombini, la figlia Violante e suo marito, il sociologo Enrico Pelagatti. Ne è nata un’analisi approfondita con l’obiettivo di individuare (anche) il prossimo passo, sia un’idea o una neonata realtà. L’occasione per riflettere, la presentazione della Orcia Doc Riserva Cenerentola 2020, “simbolo di un percorso iniziato nel 2001 e maturato insieme al cambiamento del gusto e della sensibilità dei consumatori”, dice Cinelli Colombini. Cenerentola nasce dunque a inizio Millennio e la conosciamo come la giovane piena di sogni che lava i pavimenti. “A inizio Millennio, il gusto dominante era quello dell’ostentazione. Nella moda loghi ben visibili e celebrity culture. – dice Cinelli Colombini – Nel mondo del vino concentrati ricchi di colore, alcol e legno. Bottiglie costruite per colpire al primo sorso e fortemente influenzate da un’idea internazionale di qualità che privilegia struttura ed estrazione. Era il tempo dei cosiddetti “vini giganti”. Il lusso doveva farsi vedere. Il vino doveva farsi sentire”.

La riscoperta del foglia tonda
Quale scenario poteva percorrere una giovane imprenditrice? “La mia azienda nasce nel 1998. Tutto da costruire. Durante una degustazione a Siena assaggio due vini con la presenza di un vitigno autoctono, il foglia tonda. Mi colpisce per la sua potenza e decido di metterlo a coltura. Busso ai vivai della Regione Toscana per ottenere delle marze da innestare su viti già adulte. Ne ottengo 400 con cui innesto mille piante”. Le prime produzioni regalano piccole quantità di prodotto. “L’indirizzo mondiale è la barrique e seguo il trend. Assemblo col Sangiovese, con una percentuale di foglia tonda al 35%”. Un’operazione corretta in un’ottica storica. “Il foglia tonda compare, infatti, nei documenti agricoli medievali come un complementare del sangiovese”, dice Ilaria Lorini, miglior Sommelier d’Italia chiamata a condurre la verticale di Cenerentola.

“Con l’arrivo della fillossera, la varietà viene decimata per essere riscoperta a inizio anni Novanta del secolo passato. Un uvaggio ricco di antociani con un’elevata acidità anche nelle annate più calde. Un vitigno rustico, per suoli aridi e dunque resistente alla siccità”. Quando un vitigno viene riscoperto, necessita di studi approfonditi. “Ci abbiamo messo del tempo a capire quale terreno e versante fosse più adatto a farlo crescere e produrre bene. Il foglia tonda si vendemmia intorno al dieci ottobre, un vitigno più tardivo del sangiovese”, dice Cinelli Colombini. Con quel carattere lì, andava però domato. “Durante le prime vendemmie facevamo estrazioni feroci, tanti tannini e tanti polifenoli. Il prodotto non era però stabile. Siamo passati a una pressatura più leggera, alle botti piccole per un nettare con una personalità meno aggressiva”.

L’espressione del luogo, l’equilibrio e la riconoscibilità del territorio
Intanto, era cambiata la situazione internazionale. “La crisi economica del 2008 segna una svolta non solo nei consumi, ma anche nel giudizio estetico e morale – dice Cinelli Colombini –. Nella moda diminuisce l’ostentazione, nel design cresce l’attenzione per materiali naturali e funzionalità, nel vino aumenta il fastidio per il legno invadente e torna centrale la vigna. Il centro del racconto si sposta. Non più la dimostrazione di potenza tecnica, ma l’espressione del luogo. Non più l’effetto spettacolare, ma l’equilibrio. Non più l’omologazione a un modello internazionale, ma la riconoscibilità del territorio”. Cenerentola non è più la serva, ma inizia a prendere coscienza di chi effettivamente è.

Anche la società muta. Da un anno, lo smartphone è entrato nella vita delle persone cambiandone (per sempre) stile e ritmo di vita. A inizio Millennio erano i designer i nuovi Vip pronti a cambiare il mondo con le loro idee creative. Neppure dieci anni dopo, si intravedono gli influencer, capaci di cogliere le sfumature del cambiamento sociale. Gli imprenditori digitalizzano il business, l’e-commerce diventa una realtà e le aziende già online vengono cedute per milioni di dollari.

Un simbolo di coraggio
“I social media moltiplicano gli stili e le influenze. Nella moda non esiste più un unico centro che decide il gusto: crescono gli stili personali, le nicchie, le contaminazioni. Nel vino succede qualcosa di analogo: diventano centrali terroir, vitigni autoctoni, zonazione, identità”, dice Cinelli Colombini. Il vino smette di inseguire un modello unico e comincia a valorizzare la differenza. Il passaggio è dal modello internazionale a quello territoriale. Cenerentola ottiene i primi riconoscimenti nel 2013. Sulla stampa internazionale supera i 90 centesimi di punteggio, si aprono nuovi mercati. “Oggi, vanta un punteggio tra i 91-93 centesimi, con vendite consolidate. Il foglia tonda è una piccola realtà, coltivato in Toscana in pochissimi ettari. Predilige sabbie marine di origine pliocenica”, dice Lorini.

“Oggi, siamo entrati in una fase ancora diversa – dice Cinelli Colombini –. Non basta più essere belli o buoni: bisogna essere coerenti con dei valori. Il lusso non è più l’eccesso che spesso appare fuori tempo; convince il vino che ha qualcosa di vero da raccontare”. Cosa è dunque Cenerentola? La favola ha il suo lieto fine, come nelle novelle belle. “Un vino riconosciuto fatto da sole donne e sul mercato in 200 Magnum. Un simbolo di coraggio per coloro che hanno difficoltà a mettersi in gioco. La ragazza che fa le pulizie per la sua matrigna diventa principessa perché accetta una sfida molto rischiosa: mettersi in gioco senza avere la sicurezza di vincere. Dunque, il messaggio è chiaro: provare per riuscire, altrimenti si è già perso”.