Stile libero
o le occasioni del vino
OP Atto I
Andando in Oltrepò Pavese sulle strade del Riesling Renano, faccio una sosta, dopo un tour ridente e incantevole tra le colline dei dintorni, da Cantina Scuropasso per una deviazione tematica: Fabio e Flavia Marazzi, padre e figlia che rappresentano la terza e quarta generazione della famiglia, non producono Riesling Renano (fanno un buon Riesling Italico chiamato Pienosole da una vigna di quarant’anni) ma spumanti a metodo classico, tra i migliori della denominazione e tra i più interessanti del panorama nazionale. Il nome della cantina è un omaggio alla valle dove l’azienda opera, mentre quello della linea spumantistica di punta, Roccapietra, è la fusione dei due comuni principali della valle: Rocca de’ Giorgi e Pietra de’ Giorgi, dove ha sede la cantina. Il Roccapietra Pinot Nero Extra Brut Blanc de Noirs (pinot nero 85%, pinot meunier 15%; annata di riferimento 2021, con vino di riserva del 2020 e 2019; sboccatura novembre 2025, con 4 grammi di zucchero) emette sentori di noisette e vibrazioni di ostrica, ha una carbonica carezzevole, sottile e tanto sapore. Il Roccapietra Pinot Nero Zero 2016 nella versione con sboccatura agosto 2022 ha un’evoluzione brillante, fragrante, officinale, tonica, persistente. Ma lo stesso vino sboccato à la volée (11 giugno 2026, ore 15.40) ha colore più trasparente, e incanta per la freschezza olfattiva (balsamica e iodata), per le note complesse di nocciola, di lieve torrefazione, di tabacco, per la bollicina ultra-sottile, per il limpido contrasto.
OP Atto II
Sempre in Oltrepò, a cena da Frecciarossa a Casteggio, dov’ero invece stato per il Riesling Renano, in compagnia dei padroni di casa (Valeria Radici con il figlio Pietro Kent), del loro enologo Filippo Valsesia, di alcuni produttori (Claudio Bisi, Gabriele Marchesi, Andrea Picchioni) e del direttore del Consorzio Riccardo Binda. Sulla tavola all’aperto, accanto a piatti semplici e gustosi, accarezzati dalla brezza della sera dopo una giornata davvero calda, sfilano vini ragguardevoli. L’austriaco Smaragd Ried Kellerberg 2022 Weingut Knoll (Wachau) e il tedesco Schloss Saarsteiner Serriger GG 2018 Schloss Saarstein (Mosella)formano una coppia eterogenea quanto pura, penetrante di Riesling. Il Saint-Joseph Lou Taïssou 2022 Jean-Francois Malsert sfoggia succosa carnosità ematica e furore di garrigue. Il Pinot Nero 1993 e il Pinot Nero Riserva Villa Odero 1990 Frecciarossa (quelli che una volta si sarebbero detti i “vini della casa”) dimostrano nella loro evoluzione terroso-balsamica quanto il territorio sia vocato per questo vitigno e più in generale per i rossi. Lo Gevrey-Chambertin Premier Cru Clos-St-Jacques 1987 Domaine G. Bartet si fa apprezzare per le evoluzioni terrose e balsamiche.
OP Atto III
A cena al Novanta a Bressana Bottarone. Simone Verdi è un perfetto padrone di casa, la cucina è appagante, la carta dei vini genera solo l’imbarazzo della scelta. Il Guercio 2023 Tenuta di Carleone (il “Guercio” in questione è Sean O’Callaghan, visionario enologo di origini britanniche che ha lasciato profonde tracce di sé nel Chianti Classico), dal sangiovese di Lamole a 700 metri di quota, con vinificazione in cemento e legno, conferma il suo status di vino radicale, intessuto di sfumature, di sussurri, di sapida presa sul palato. Il Saumur Insolite 2019 Domaine des Roches Neuves del carismatico Thierry Germain, offerto dal tavolo vicino in cambio del nostro, dimostra quanto lo chenin blanc della Loira sappia essere non solo un bianco prorompente ma anche un vino dal raffinato fraseggio.
Soliti luoghi I
C’è uno scampolo di Oltrepò Pavese anche nella degustazione tenuta da Vinalia, a Bresso, in una serata di caldo oltraggioso. L’ouverture è infatti il Blanc de Noir Extra Brut 2021 Tenuta Mazzolino: nitore, freschezza, finezza. Poi è arrivato un bianco “irregolare” e accattivante, il Grillo 2023 NumerO, il progetto nomade che Gian Piero Ioli della cantina valtellinese Dislivelli conduce con la sua compagna Maria Elena Dioguardi. Ogni anno un luogo diverso: Umbria 2022, Marsala 2023, Etna 2024, Pantelleria 2025. È un progetto che si rinnova continuamente, da cui il nome (la O finale è un cerchio ma anche uno 0), ispirato al disegno Idea stellare di Gianni Secomandi del 1969. Questo Grillo nasce a Marsala, in un “clos” di due ettari in contrada Spagnola, all’interno della Riserva Naturale dello Stagnone, luogo idilliaco tra saline e mulini a vento. Fermentazione ad acino intero e lunga macerazione sulle bucce per cento giorni in vasca di cemento tumulata. Colore biondo acceso, impatto olfattivo di erbe e note salmastre, sorso avvolgente, dinamico, saporitissimo. Un bianco di effetto che ci voleva tutta la sapidità e la verticalità del Grand Cru Schoenebourg Riesling Clos Méquillet 2023 Trapet per tenergli testa. È l’apice di un trittico che Pierre Trapet ricava da questo imponente, ripido cru che gravita su Riquewihr, uno dei villaggi più pittoreschi dell’intera Alsazia. Come spesso capita ai Riesling alsaziani di matrice “bio” o “nature”, c’è meno carattere aromatico e più tensione, sapore, incisività tra note agrumate e sensazioni pietrose. Che nome bizzarro See… Indica un “sì” strascicato, l’atto del vedere (dal verbo inglese to see) e anche il mare (See in tedesco). Questo portentoso rosso ricavato da uve locali (magliocco dolce e canino, gaglioppo, greco nero, calabrese, nerello, nocera) più piccoli contributi bordolesi da viti recenti piantate ad alberello e a piede franco, è messo a punto da Pierpaolo Greco, Damiano Mele e Michele Scrivano, tre amici che si sono dati il nome di Spiriti Ebbri e agiscono nella provincia di Cosenza. Il 2022 è un trionfo di amarena, ciliegia, frutto ematico, conserva un’anima balsamica e contiene la profondità del bosco. Sui rilievi ai piedi delle Alpi Apuane c’è un “quadro” (appezzamento) di 4000 metri quadri con piante prefillossera del 1887 di vermentino nero e massaretta, le cui aspre pendenze contano 150 metri di dislivello e 700 scalini in marmo di Carrara ricoperti dall’erba: le cave sono alle spalle del vigneto, ben visibili, mentre di fronte il mare si allunga verso l’orizzonte. Nasce qui il Formalta 2018 Terenzuola di Ivan Giuliani: vinificazione con parti di grappoli interi, maturazione di due anni in cemento per il vermentino nero e in tonneau per la massaretta. Il frutto selvatico-sanguigno, il senso di macchia mediterranea, di succo, di pepe tirano una specie di fil rouge con il vino precedente, pur intercorrendo tra i due 900 chilometri di distanza. Lo stacco, netto, è invece rappresentato dal Barbaresco Asili 2022 Ca’ del Baio, dal celebre cru di Barbaresco (impianti dal 1957 al 1999, marne bluastre calcareo-argillose, esposizione sud/ovest, vendemmia tra fine settembre e inizio ottobre) che le sorelle Paola, Valentina e Federica Grasso, le figlie di Giulio, vinificano con maestria anche in un’annata calda e complessa come la 2022: trasparenza olfattiva, succosità mordente, filigrana tannica. Tutta la profondità e la classe del nebbiolo di Langa. A chiudere tre vini dolci a base di moscato bianco. Il Moscato d’Asti 2025 di Paolo Saracco è l’ennesima riprova di come si possa fare un vino “all’avanguardia” con una tiratura di 650.000 bottiglie: tutta l’anima aromatica di questo vino in una versione giocata sulle riduzioni, sulle sottrazioni, con salvia siderale in ingresso e polpa di pera in persistenza. Agli antipodi il Moscato d’Asti Crivella 2003 Mongioia di Riccardo Bianco: una mezza bottiglia quasi da meditazione in cui la carbonica è un soffio e il corredo aromatico spazia dalla buccia d’arancio al panettone, dai canditi alle erbe aromatiche, dalla menta all’eucalipto: un incanto. A chiudere lo Chambave Muscat Flétri 2015 La Vrille di Hervé Deguillame, ex marinaio valdostano che dal 2006 mette in bottiglia uno dei più buoni passiti d’Italia. A distanza di dieci anni la verve muschiata e balsamica della giovinezza si è tramutata in note di canditi, di pasticceria, di caramella d’orzo con sfumature di erbe aromatiche alpine.
Soliti luoghi II
Come resistere all’ennesima tentazione di andare alla Macelleria Popolare di Giuseppe e Niccolò Zen, specie se a invitarti è l’amico Giorgio Bacchetta, il libraio di Alfea Rare Books, che è letteralmente a una cinquantina di passi dal Mercato Coperto di piazza XXIV Maggio? Così, tra una caprese definitiva (la mozzarella salernitana – a latte crudo e senza aver mai visto il frigo – era accompagnata da frutta e vegetali), un paio di messinesi, uno spiedino di rognone e un succulento millefoglie di lingua con salsa tonnata all’antica Torino (senza maionese), ecco sfilare il Föld 2022 Szolo, una cuvée di furmint e hárslevelü dell’Alta Ungheria che vibra di fermenti e tensioni e sapori; il Pouilly-Loché En Chantone 2018 Domaine Thibert, che dimostra come il savoir-faire francese dimori anche nelle appellation meno conosciute; e il Vareij 2022 Hilberg-Pasquero, un taglio anomalo di brachetto secco (maggioritario) e barbera che ho sempre amato e che non assaggiavo da qualche tempo. Pigiatura congiunta delle due uve, fermentazione spontanea, due anni di maturazione per un vino delizioso, aromatico, succoso-speziato. Dopo l’onta torrida dei giorni precedenti, la serata milanese è così fresca da sembrare quasi inverosimile. La Darsena riluce di colori vespertini e dei riflessi dei palazzi sulle sue acque increspate dalla brezza.
