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Territori del Vino
16/07/2026
Di Andrea Dani

Mare e Vitovska in Morje, l’anima irriducibile del Carso

“Mare e Vitovska in Morje”, l’evento organizzato dai produttori dell’Associazione Društvo Carso Vino Kras è un appuntamento che ha sempre esercitato un grande fascino su appassionati, wine lover e professionisti: un gruppo di viticoltori e vigneron dall’identità forte e ben definita, quasi “scolpita” nel vento e nelle rocce; un luogo ammaliante come il Carso, fatto di pietra, mare, terre rosse e orgogliosa marginalità geografica ed esistenziale; un vitigno, la vitovska, che, già dal nome, dichiara la propria indomabile e irriducibile anima carsolina, un po’ ribelle un po’ misteriosa.
Quest’anno le ragioni per vivere le due giornate di “Mare e Vitovska in Morje” sono state ancora più convincenti, trattandosi del ventennale della manifestazione, un momento prezioso per guardarsi indietro e festeggiare un cammino coraggioso che ha portato la Vitovska a diventare il simbolo più conosciuto dei vini del terroir del Carso, persino oltre la notorietà di Terrano e Malvasia.

Il futuro del vino del territorio

Dopo una cena di benvenuto con i produttori, organizzata presso la storica Locanda Devetak di San Michele del Carso, realizzata a “quattro mani” dalla storica famiglia proprietaria del ristorante insieme con un altro simbolo della ristorazione friulana, “Da Nando” a Mortegliano, Il Castello di Miramare ha ospitato il 26 giugno produttori, operatori e istituzioni per un convegno che ha ripercorso i passi principali dell’identità della vitovska. Un momento di ricordo e commozione è stato dedicato a Carlo Petrini, che di questo vino è stato uno dei più convinti promotori, oltre che amico del Carso da tempo immemore.
L’altro storico maniero di Trieste, il castello di Duino, ha visto nelle giornate di venerdì e sabato banchi d’assaggio, masterclass, stand gastronomici del territorio e produttori ospiti da altri territori del vino (quest’anno Barbaresco e Montalcino). Non solo celebrazioni tuttavia, ma anche un serio confronto sul futuro del vino nel Carso, di fronte alla sfide contemporanee e una degustazione di annate storiche, spinta indietro sino, naturalmente, alla 2006, anno dal forte valore simbolico per la manifestazione.

La delegazione Ais Friuli Venezia-Giulia di Trieste ha gestito con i sommelier l’organizzazione delle degustazioni presso il Castello di Duino e condotto con i propri relatori due masterclass ad ampio spettro sui principali produttori della denominazione, disegnando un quadro attuale di grande precisione, in cui la proverbiale sapidità delle Vitovska riesce a emergere senza incertezze, nonostante zone, annate e stili produttivi differenti. In sintesi, decisamente meno estreme le macerazioni che ricordavamo agli esordi, molto precise le vinificazioni nelle versioni di Vitovska “fresche” e condotte in riduzione, sorprendente la personalità differente raccontata dai vini provenienti dalla valle del Breg dove, il diverso terreno, il flysch, l’evidente influenza del mare, lontani dal calcare “totale” di certe espressioni del cuore del Carso, riescono a esprimere pienezza, generosità ma anche sorprendente dinamismo.

Un vitigno, quattro annate, dodici interpreti

La verticale “Retrospettiva Vitovska. Un vitigno, quattro annate, dodici interpreti” ha allineato vini dal 2006 sino al 2023, passando per le annate 2007, 2018 e 2019. Decisamene soddisfatta la curiosità dei partecipanti per l’evoluzione di un vino pensato, al momento della produzione, per il consumo immediato, ma anche alcuni attimi di emozione per il racconto sensoriale di vent’anni che hanno ridato vita alla viticoltura del Carso e opportunità e visibilità ai suoi produttori.
La Vitovska ha mostrato anche qui una grande stoffa, di fronte al trascorrere del tempo, mantenendo vivacità cromatica, sfoderando anzi profonde sfumature d’oro, a tratti ambra nelle versioni macerate; all’olfatto il corredo dei frutti dolci e bianchi, di pera (è pur sempre un progenitore della glera), pesca bianca e scorza d’argume, e l’affascinante declinazione delle erbe aromatiche, dalla verbena al lemongrass, ma anche timo e maggiorana, si sono arricchite con vibrazioni d’idrocarburo e pietra focaia. Le versioni con macerazione hanno regalato al sorso, oltre ad una filigrana di saporiti, ma delicati tannini, un’invidiabile pienezza, anche nelle annate più mature. Anche qui sapidità come marchio di fabbrica, una pietrosa e salina scia che ha legato, nonostante stili, storie ed esperienze di vinificazione diverse, un affresco convincente.

I pionieri della vitovska

Certo, 20 anni sono ancora pochi per poter parlare di un terroir compiuto e d’inequivocabile riconoscibilità, ma la direzione è più che mai quella giusta, confortata dai numerosi interventi dei produttori che hanno condiviso, con un pubblico attento e competente, le proprie interpretazioni di annate e vitigno.
Inevitabile un pizzico di commozione per i 2006 e 2007 di tre dei paladini della prima ora del territorio carsolino, Benjamin Zidarich, Sandi Škerk e Matej Skerlj: sentire raccontare la loro idea di allora, per lo più, alle loro prime vendemmie della vitovska e ritrovare nei calici una vitale, invitante e tesa impronta ha entusiasmato oltre ogni aspettativa.

Andrea Dani
Andrea Dani

Nato a Cuneo nel 1973, strappa una laurea in Lettere Moderne con una tesi su di un oscuro regista inglese, tra psicoanalisi junghiana e filosofia di Leibniz. A cavallo del Duemila è stato critico musicale per testate nazionali e radio, tra grunge, noise e anarcopunk. Appassionato di filosofia contemporanea, mahleriano viscerale, si occupa di organizzazione di eventi e comunicazione. Musicista mediocre, ha suonato sassofoni in gruppi jazz e pizzicato corde in epici racconti steinbeckiani della grande Provincia Americana, da Johnny Cash a Townes Van Zandt. Da circa 15 anni nell’AIS, è Co-curatore della guida Vitae, Consigliere Regionale e referente Didattico di AIS Piemonte, collaboratore dell’area didattica nazionale AIS, relatore e commissario d'esame. Coltiva, studia e parla alle rose.

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