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Coltivare e Produrre
17/07/2026
Di Alessandro Franceschini

Nas-Cëtta, storia e riscatto del bianco autoctono delle Langhe

Praticamente scomparsa dalla mappa delle varietà degne di attenzione per fare vino, a un certo punto viene recuperata grazie alla curiosità e testardaggine di pochi produttori, due per la precisione, nonché imbottigliata e messa in commercio in modo quasi clandestino. Oggi tutto è cambiato e la Nascetta, o come viene chiamata nel dialetto locale Nas-Cëtta, sta vivendo una stagione contraddistinta da un ottimo successo commerciale e da un bel fermento da parte della base produttiva, non solo quella originaria presente a Novello, dove è nata, ma un po’ in tutte le Langhe.

Dimenticata e poi riscoperta

Ripercorrere la sua storia significa districarsi all’interno di un iter burocratico alquanto macchinoso che, per fortuna, non ha poi bloccato la sua diffusione. Una storia ancora più particolare se pensiamo che Novello è uno degli undici comuni di produzione del Barolo, dove domina praticamente incontrastato il solo nebbiolo (la MGA Ravera è considerata una delle più prestigiose di tutta la denominazione), con qualche saldo di altre uve locali e internazionali.
Eppure, questa particolare varietà a bacca bianca, oggi oltre a dare origine a vini di carattere, validi in gioventù così come con svariati anni sulle spalle, rappresenta più di una semplice referenza da aggiungere all’assortimento aziendale, quanto la possibilità di avere a disposizione un’alternativa bianca autoctona di pregio.
«Credere in questo vitigno parte da lontano, dalla nostra tradizione. Mia suocera mi parlò di Nascetta alla fine degli anni ’80. Una parte la mettevano infatti sempre da parte per avere frutta fino a a Natale» spiega ad esempio Savio Daniele.«Mio papà e Walter Fissore produssero la prima Nascetta nel 1994. Oggi abbiamo un bianco semiaromatico che può invecchiare e questo è stato un valore aggiunto per tutto il nostro territorio» aggiunge Nadia Cogno. Durante la prima edizione di Nas-cëttaland, il festival dedicato a questo vino nel comune di Novello, sono state due autorevoli voci che hanno preso la parola in rappresentanza delle prime due realtà, Le Strette ed Elvio Cogno, che hanno salvato e rilanciato la Nascetta.

Elena Fissore, Savio Daniele e Nadia Cogno

La scommessa di Cogno e dei fratelli Daniele

Abbandonata, rimasta in circa mezzo ettaro di vigna come testimonianza e uso domestico, alla fine degli anni ’80 la Nascetta è fuori dal Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Questo nonostante le citazioni, tutte datate a metà Ottocento, non mancassero: dagli Annali di Viticoltura ed Enologia Italiana di Giovanni Battista Cerletti (1874) al Saggio di un’Ampelografia Universale di Giuseppe dei Conti di Rovasenda (1877) sino alla Monografiasulla Viticoltura ed Enologia della Provincia di Cuneo (1879) di Lorenzo Fantini.
Sebbene venga lodata come “uva gustosa” e in grado di dare origine vini eccellenti, bisogna aspettare il 1991 per la sua prima riscoperta, quando il professor Armando Gambera ne assaggia una bottiglia dell’ultima partita vinificata nel 1983 a casa di Franco Marenco. Sentori di iris e fiore d’acacia, insieme a quelli di miele pare facciano sobbalzare dalla sedia Elvio Cogno, al quale questo vino ricorda un Sauternes. È lui nel 1994, partendo da pochi isolati filari rimasti, a produrre le prime 800 bottiglie. L’anno dopo aumenta la produzione grazie all’acquisizione di una storica vigna denominata Pasinot. La stessa dalla quale partiranno anche i fratelli Daniele che si affiancano nel 1997 con le loro prime 750 bottiglie.

Il lungo iter burocratico

In quegli anni viene venduto come vino da tavola ma contrassegnato con il marchio “Nas-cëtta”, nel caso di quella dei Cogno “Anas-cëtta”, uno stratagemma per dare un minimo di identità a questo vino in etichetta. Le tappe che lo hanno portato all’attuale riconoscimento non sono brevi: passano dall’iscrizione ufficiale nel Registro Nazionale delle varietà di Vite nel 2001, dalla registrazione del marchio “Nas-cëtta” da parte del comune di Novello nel 2003, dalla possibilità di utilizzo all’interno della Doc Langhe nel 2004, dal riconoscimento della Sottozona Langhe DOC Nas-cëtta o Nascetta del comune di Novello nel 2010 (la precedente richiesta di denominazione a parte, nel 2008, viene bocciata) e, sempre lo stesso anno, con l’inserimento della tipologia Langhe Nascetta nel disciplinare della DOC Langhe, con la possibilità quindi di poterla citare in etichetta.

Semiaromatica e di non facile gestione

La Nascetta non è facile da gestire in vigna: maturazione tardiva (anche i primi di ottobre), vigoria altalenante e disomogenea, sensibilità alle avversità parassitarie, soprattutto fungine, alternanza produttiva da un anno all’altro. Insomma, non il massimo e, come spesso è accaduto in Italia quando i vitigni non davano quantità e certezze, l’abbandono era la soluzione ideale e meno dispendiosa. È una varietà semiaromatica (non a caso è prevista anche nella versione passita), discretamente acida e ricca di sali, con una leggera dotazione tannica nelle bucce.
Un tempo si pensava fosse fosse una parente stretta del Nasco, varietà sarda, ma studi successivi hanno smentito questa origine, confermando quella locale, per via della vicinanza genetica con altre cultivar della provincia di Cuneo.
Nel Comune di Novello, dove sono presenti le celebri Marne di Sant’Agata, se allevata su suoli profondi ed evoluti acquisisce complessità aromatica e freschezza, se invece viene coltivata su suoli marnosi e biancastri, aumenta in finezza e mineralità.
Oggi sono 60 gli ettari dedicati alla Nascetta, un terzo presenti nel comune di Novello. In questo comune, nel 2014, è nata un’Associazione che mette insieme 15 produttori. Se prendiamo in considerazione anche coloro che vinificano questa varietà nelle Langhe nel suo complesso si arriva a 30 produttori e circa 50 etichette. Da un anno, inoltre, Alessandro Masnaghetti è al lavoro per creare una delle sue famose mappe per scandagliare, vigna dopo vigna, il territorio di Novello dove la Nascetta dona le interpretazioni più autentiche.

Alessandro Masnaghetti

La degustazione

Vino da bere giovane o da saper attendere? Vino dal quale aspettarsi soprattutto le spiccate e coinvolgenti note aromatiche che si porta in dote o anche sfumature più complesse, che spesso nascono dopo qualche anno dalla vendemmia? Probabilmente entrambi questi aspetti. La degustazione di 15 campioni, tanti quanti i rappresentanti dell’Associazione, ma di annate differenti durante la prima edizione di Nas-cëttaland, ha messo in evidenza non solo la capacità di evolversi con grande agilità anche a più di 10 anni dalla vendemmia, ma anche quella di saper leggere il terroir di provenienza, come i grandi vitigni sanno solitamente fare, e da queste parti ne sanno qualcosa.
Abbiamo selezionato sei vini, tra quelli che ci hanno maggiormente colpito, scelti tra millesimi più vecchi e più recenti.

Langhe DOC Nas-cëtta Pasinot 2015 – Le Strette
Prima annata nel 1997, mentre la prima volta che viene riportata in etichetta la storica vigna Pasinot a partire dal 2015. Macerazione a freddo, utilizzo di lieviti indigeni in fermentazione, un anno di affinamento in acciaio sulle fecce. Vino in perfetta forma, espressivamente potente, con note di miele e frutta matura che ricordano l’albicocca. Fresca il giusto al palato, spicca soprattutto un incedere sapido e minerale e un finale di erbe aromatiche.  

Langhe DOC Nascetta del comune di Novello Anas-cëtta 2016 – Elvio Cogno
La prima etichetta in commercio è quella, ormai storica, del 1994. Oggi sono diversi i vigneti dai quali provengono le uve (Tarditi, Merli, Panerole e Pasinot). Fermentazione in acciaio e in rovere di Slavonia, affinamento in entrambi i contenitori. Elegante, delicato, gioca al naso su note di erbe aromatiche e agrumate, mentre al palato stupisce per la sua incisiva freschezza e un allungo molto persistente e quasi limonoso. Campione ancora giovanissimo. 

Langhe DOC Nascetta del comune di Novello 2016 – Arnaldo Rivera
È la prima etichetta in commercio di Nascetta sotto il marchio Arnaldo Rivera, emanazione della cooperativa Terre del Barolo. Le uve provengono dei vigneti Belmonda e Ravera. Fermentazione in acciaio e affinamento sui lieviti per 8 mesi e sosta in bottiglia ancora per un anno. Vino nitido, pulito, tuttora in perfetta forma. Sfumature di miele, menta e agrumi, al palato struttura, densità e una bella nota sapida nel finale.

Photo credits: Valentina Malone

Langhe DOC Nas-cëtta del comune di Novello 2019 – Mauro Marengo
Prima etichetta nel 2018, uve provenienti dal vigneto Tarditi. Macerazione in acciaio e affinamento, sempre nello stesso contenitore, sulle fecce fini per 5 mesi. Molto fine ed equilibrato al naso, dona un classiche sfumature fruttate di albicocca e di erbe aromatiche, mentre al palato ha un sorso dinamico, vibrante, che ben coniuga sapidità e freschezza.

Langhe DOC Nas-cëtta del comune di Novello 2020 – Luca Marenco
Le uve provengono da tre vigneti: Tarditi, Ciocchini e La Volta. Classica fermentazione in acciaio a temperatura controllata e poi affinamento ancora per sei mesi nello stesso contenitore e altrettanti in bottiglia. Precisa, verticale, con note di timo e menta, al palato ha freschezza tagliente, buon piglio sapido e ottimo allungo.

Langhe DOC Nas-cëtta del comune di Novello 2023 – Roberta Valletti
Prima etichetta nel 2021 e uve provenienti dal vigneto Bergera. Fermentazione e affinamento in acciaio. Certificazione biologica. Vino di ottima eleganza, che unisce sia la dimensione minerale che quelle più fruttata, che ricorda le pesche mature. Al sorso ha vitalità e dinamicità, con un ottimo equilibrio tra freschezza e sapidità.

Photo credits: Valentina Malone
Alessandro Franceschini
Alessandro Franceschini

Giornalista free-lance, milanese, scrive principalmente di vino, grande distribuzione e temi inerenti il mondo agroalimentare. Dirige il sito e la rivista ViniPlus dell'Associazione Italiana Sommelier della Lombardia, è docente ai Master della Scuola di Comunicazione dell’Università IULM di Milano, collabora con diverse testate di settore e non.

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