Vermentino e Vermentinu: parlano la stessa lingua?
Divisi dall’insidiosissimo braccio di mare delle Bocche di Bonifacio, il nord della Sardegna e il sud della Corsica formano – a voler essere indulgenti con la geografia – un distretto vitivinicolo che ha molto in comune. È un elemento certo dal punto di vista ampelografico, dato che sia sul versante italiano che su quello francese l’uva bianca di riferimento è il vermentino (vermentinu per i corsi). L’accostamento con le pratiche viticole e di cantina è più scivoloso e indimostrabile, ma i legami storici tra le due sponde sono innegabili.
Un aneddoto personale. Una quindicina di anni fa ero in visita presso un’azienda gallurese. Mentre il proprietario mi illustrava la bontà delle sue soluzioni tecniche di cantina, lo ha raggiunto un suo lavorante: “Se vuole venire un attimo giù, sono arrivati i sardi”. Notando il punto interrogativo che rendeva ebete la mia espressione facciale, il titolare mi ha detto sorridendo: “Non ci faccia caso, qui noi ci sentiamo quasi più corsi. Per questo, quando arriva qualcuno dal sud dell’isola lo chiamiamo ‘sardo’, come se fosse qualcuno di diverso da noi”.
D’altra parte, il dialetto gallurese è vicinissimo al corso: una fonte non documentata – ma ostinatamente ripetuta nel tempo – vuole che Napoleone comunicasse con naturalezza con il suo attendente gallurese, parlando in sostanza la stessa lingua.
Due sponde a confronto
E i vini? Parlano la stessa lingua? Non proprio. I bianchi della Gallura hanno – generalizzando brutalmente – più calore e più sapidità, e per contro minore acidità e dinamica. Nel sud della Corsica il vermentinu dà in media bianchi più floreali, più delicatamente agrumati, più longilinei. Uno schemetto che ha decine di eccezioni, ovviamente; ma da non specialista dell’area mi tengo alla vulgata. Quello che è sicuro è che i vertici espressivi delle due sponde offrono al bevitore una qualità notevole. Ho potuto constatarlo recentemente bevendo un luminoso Figari Blanc.

Figari Blanc di Clos Canarelli
Figari? Di che si tratta?
Dal web: “Figari è il vigneto è il più meridionale della Corsica, arroccato su un plateau granitico e su suoli silicei/acidi; il clima è molto caldo, secco e fortemente ventoso (il golfo di Figari convoglia venti intensi), fattori che rendono la viticoltura impegnativa ma che concentrano i sapori dell’uva. L’area coltivata è molto contenuta (intorno a 130–140 ettari) e la produzione annua è modesta (poche migliaia di ettolitri), il che rende i vini di Figari relativamente rari sul mercato rispetto ad altre AOC corse.”
Il Figari Blanc in questione è prodotto da una delle firme di riferimento dell’isola napoleonica, Clos Canarelli. Un 2024 che i colleghi francesi definiscono più equilibrato e slanciato rispetto al 2023, annata di gestione più delicata. Non avendo il riferimento del 2023 (e nemmeno del 2022, del 2021, del 2020, del 2019, e via via fino ad azzerare il contatore), questo 2024 mi è parso ottimo e pieno di energia. Certo, una lenticchia unidimensionale, penso data la giovane età: è probabile che fra un paio d’anni possa mostrare il suo pieno potenziale. Nel frattempo: freschezza, slancio, progressione, sapidità, ritmo, scioltezza, grande bevibilità.
La foto di apertura è di Maxandre Brunet su Unsplash.