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Vini del Mondo
21/09/2025
Di Redazione AIS

Il rosé di Provenza gioca la partita dei grandi vini

Le principali cantine di Provenza stanno ripensando il rosé sul modello delle grandi regioni del vino francese, per dargli ragioni di esistere oltre la stagione calda. Château Minuty guarda allo Champagne per lo stile della casa e la costanza del marchio, Château d’Esclans a Bordeaux per la precisione tecnica. Château Galoupet si ispira alla Borgogna, lavorando parcella per parcella e puntando su rosati strutturati e adatti all’affinamento. L’obiettivo non è rendere ogni bottiglia un fine wine, ma offrire al mercato più motivi per sceglierla, anche fuori dall’estate.

Il reportage è firmato da Leona De Pasquale su The Buyer, dopo una visita a tre tenute del gruppo Moët Hennessy in Provenza. Il punto di partenza è un’immagine dura a morire: rosé e giornata di sole come coppia perfetta, con il rosato ridotto così a prodotto stagionale, almeno sul mercato britannico. Nelle cantine di vertice della regione, però, quella descrizione suona ormai superata, perché il discorso non ruota più attorno alla competizione interna alla categoria, bensì al posto del rosé accanto alle regioni consacrate del vino francese. L’obiettivo, chiarisce l’autrice, non è trasformare ogni bottiglia in un fine wine, ma imparare da ciò che ha reso grandi Champagne, Bordeaux e Borgogna, così da dare al rosato più ragioni per comparire nelle carte e sugli scaffali oltre la bella stagione.

La lezione dello Champagne

A Château Minuty, il direttore Frank Floc’hlay attinge gli esempi proprio dalla Champagne. Molto, spiega, accomuna le due realtà: anche Minuty acquista da singoli viticoltori e cura l’assemblaggio, e come le grandi maison insegue uno stile della casa riconoscibile e costante nel tempo, un vino che il consumatore compra perché conosce il marchio e perché evoca un certo stile di vita. Un modello che si riflette nelle dimensioni, visto che la tenuta produce circa otto milioni di bottiglie l’anno, appena il 10 per cento da vigneti propri, mentre la rete di conferitori garantisce la flessibilità di assemblare tra siti diversi preservando la firma della casa. La proposta di lusso nasce anche dal luogo, con i vigneti immersi nel paesaggio protetto della penisola di Saint-Tropez, dove viti e vegetazione sono stati sottratti alla speculazione edilizia; ne deriva quello che Floc’hlay definisce uno spirito spensierato, rilassato ma elegante, radicato nel modo mediterraneo di mangiare e di vivere. Il vino, insomma, vende non solo un profilo gustativo ma un’associazione con Saint-Tropez, la gastronomia e la joie de vivre.

La filosofia produttiva di Bordeaux

Se Minuty si rifà al modello dell’assemblaggio e della coerenza di marca, Château d’Esclans prende spunto da Bordeaux, applicandone i principi di precisione e controllo tecnico. Il 2026 segna i vent’anni da quando Sacha Lichine acquistò la tenuta e trasformò Whispering Angel nel rosé premium più venduto nel Regno Unito; il suo ritiro all’inizio dell’anno chiude un’epoca, con l’edizione del ventennale di Whispering Angel come ultima annata da lui assemblata di persona. Secondo la responsabile marketing Adina Gheonea, Lichine intuì presto anche l’importanza del colore, perché in città come Londra i consumatori erano già attratti dal rosa pallido associato allo Champagne, un dato che contribuì a plasmare l’identità visiva del vino.

Ma se lo Champagne ne ispirò l’appeal estetico e commerciale, fu a Bordeaux che Lichine guardò per la filosofia produttiva, chiamando il compianto Patrick Léon, già direttore tecnico di Château Mouton Rothschild, a portare la precisione bordolese nella vinificazione del rosé, mentre l’attuale enologa Joéva Walczak proviene da Château Latour. Per lei il legame tra Latour ed Esclans è la ricerca dell’eccellenza, con entrambe le tenute impegnate a produrre vini nitidi nelle rispettive categorie, unendo tradizione e storia alle nuove tecnologie. Una precisione che parte dalla vigna, con la raccolta a perfetta maturità e il rigido controllo di ossidazione e temperatura come priorità, perché oltre metà della qualità, sottolinea, dipende dalle uve che arrivano in cantina; e il rosé, a suo dire, è forse uno dei vini più difficili da fare, tanto che richiede un controllo serrato di estrazione, ossidazione e temperatura. In cantina gli acini vengono selezionati otticamente e le tre frazioni di pressatura trattate separatamente anziché insieme, la prima per limpidezza e aromi, le successive per struttura e colore, mentre le cuvée di prestigio fermentano in botti a temperatura controllata dotate di serpentine interne per preservare gli aromi più delicati. È su queste basi tecniche che Esclans sostiene di poter superare il modello del rosé da bere giovane, posizionando le cuvée di punta Garrus e Les Clans come vini capaci di evolvere per un decennio, con una complessità più vicina a quella di un grande bianco di Borgogna.

L’influenza della Borgogna

Proprio la Borgogna è il riferimento di Château Galoupet, che ne fa propria la filosofia sia in cantina sia nella comprensione del vino, con un ampio ricorso all’affinamento in botte e al lavoro sulle fecce per costruire profondità e peso. Come spiega il direttore Mathieu Meyer, parte di questa tessitura nasce da una tecnica chiamata filtrat, sviluppata dall’annata 2020 nello sforzo di definire il Cru Classé come un rosato strutturato, gastronomico e adatto all’invecchiamento: invece di scartare le fecce fini decantate a freddo dopo la pressatura, Galoupet le macera a tre gradi per due settimane, poi le filtra in un concentrato denso e oleoso che viene fermentato a parte in botte e riassemblato in piccole dosi, aggiungendo tessitura e struttura insieme a una spinta di tioli aromatici. La stessa filosofia si estende alla vigna, coltivata in regime rigenerativo e affrontata parcella per parcella, con le 41 particelle, distribuite su suoli e pendenze diverse, trattate come un mosaico di personalità distinte. A Galoupet, dice Meyer, ogni parcella viene coltivata, vendemmiata, pressata e vinificata separatamente, in un’ossessione per la conservazione delle particolarità di ciascuna, con le decisioni di raccolta prese assaggiando l’uva più che misurandone lo zucchero. Una cura che riflette l’enfasi borgognona sull’espressione del terroir, perché anziché trattare le uve come una materia prima unica, la tenuta punta a preservare le differenze tra i singoli siti fino all’assemblaggio finale.

Persino la bottiglia racconta questo cambio di priorità: il vetro ultraleggero del G de Galoupet pesa appena 300 grammi, e la sua tonalità ambrata protegge il vino dalla luce, al prezzo però di rinunciare a quella visibilità del rosa in vetro trasparente su cui il rosé ha tradizionalmente contato. Le cuvée di vertice sono pensate per durare, perché Galoupet vuole un rosato molto strutturato e gastronomico, che richiede concentrazione, intensità e potenziale evolutivo. Da qui l’importanza attribuita al tibouren, uno dei vitigni autoctoni della Provenza, che Meyer considera la varietà giusta perché intensa, complessa e dotata di ottima capacità d’invecchiamento, parte della risposta per costruire un rosé in grado di andare oltre la sua prima estate.

Dalla filosofia al mercato

La sfida successiva è tradurre tutto questo in una proposta commerciale, e la strategia è costruire una scala che dall’ingresso più accessibile porti fino alla cuvée più specialistica. L’obiettivo, spiega Lily Kittisrikangwan, brand manager di Moët Hennessy nel Regno Unito, è invogliare il consumatore a salire i gradini e a scoprire il rosé come vino gastronomico. Un posizionamento che si riflette nella distribuzione, con il Cru Classé riservato ai dettaglianti specializzati nel fine wine e a pochi locali premium dove il personale può spiegarne la complessità, mentre il G de Galoupet ha una diffusione più ampia, agevolata dalle sue credenziali di sostenibilità che gli aprono le porte della grande distribuzione. Galoupet, del resto, non opera da solo, perché all’interno del portafoglio rosé di Moët Hennessy il team britannico gestisce di continuo lo spazio tra Minuty, Whispering Angel e Galoupet, con la difficoltà di garantire disponibilità senza intaccare il prestigio nella ristorazione: alcuni ristoranti rifiutano Whispering Angel perché lo giudicano troppo di massa, aprendo un varco ai vini più esclusivi. È una tensione familiare anche alle maison di Champagne, dove il controllo su distribuzione e sconti è centrale per proteggere il posizionamento premium.

Ed è forse questa la lezione più importante delle ambizioni provenzali, osserva De Pasquale in chiusura: la categoria non deve rinnegare il legame con l’estate, ma man mano che i produttori costruiscono vini attorno a stile, precisione, terroir, gastronomia e invecchiamento, il commercio ha più modi per differenziarli. L’occasione, insomma, non è semplicemente mettere in carta un rosé più caro, ma dare a ciascun vino una ragione per esserci, e sempre più spesso una ragione per berlo anche lontano dalla bella stagione.

A margine del viaggio, l’autrice segnala alcuni assaggi che meglio incarnano questa ambizione gastronomica e da invecchiamento. Tra le etichette di Minuty, il 281, a base soprattutto di grenache, ampio e stratificato, con frutta bianca a nocciolo e una spiccata salinità di chiara impronta marina; il Jean, bianco da rolle in purezza affinato in parte in botti da 400 litri e in parte in terracotta, che unisce vaniglia e spezia a una profondità sapida molto versatile a tavola; e il Gabriel, rosso da syrah in purezza a produzione limitata, maturato diciotto mesi in legno, espressione più ricca e ambiziosa della tenuta oltre il rosé. Di Galoupet spiccano tre annate del Cru Classé: la 2025, dalla tessitura generosa, con frutta estiva matura, spezia e un finale setoso e salino; la 2023, molto concentrata e strutturata a specchio di un’annata secca, sorprendentemente aromatica; e la 2021, l’annata della rinascita dopo l’acquisizione e la ristrutturazione, ancora viva ed evolutiva, con scorza di limone salata e chiusura sapida. Chiude il Garrus 2024 di Château d’Esclans, potente e concentrato, da grenache di cento anni, dalla trama cremosa e speziata che coniuga ricchezza e struttura notevoli.

Redazione AIS
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