Un bianco di vent’anni
In circa quattro decadi di attività professionale nel mondo del vino non ho mai avuto l’opportunità di conoscere Roberto Cipresso, enologo e produttore tra i più noti d’Italia. Per scarso spirito di iniziativa, certo, e per vari altri motivi contingenti e trascurabili.
Ho potuto comunicare con diversi suoi vini, per fortuna.
Personaggio che definire poliedrico è riduttivo – a meno di tirare in ballo il paragone geometrico con un dodecaedro –, ha attività sparse per l’intero pianeta, dalla California all’Argentina, passando per l’Eldorado della Borgogna.
Il suo cognome mi ha sempre riportato analogicamente a Bolgheri, per quei circuiti neuronali automatici e stupidi che è duro spegnere, specie da anziani. Ma il suo centro di gravità professionale è senza dubbio l’areale di Montalcino.
Eureka!
Poco tempo fa ho potuto assaggiare un notevole bianco di sua produzione. Non un vino recente, ma una bottiglia che ha oltre vent’anni, L’Eureka 2005; anzi, per esteso nelle dizioni di legge: Campania Bianco Eureka! 2005. Con tanto di punto esclamativo.
Leggo e riporto dal web: “Eureka è probabilmente uno dei vini più leggendari di Cipresso, perché fu prodotto in pochissime annate e con una filosofia molto sperimentale. Era ottenuto da uve Falanghina in purezza. Ciò che lo rendeva particolare non era tanto il vitigno scelto quanto l’approccio enologico. Cipresso racconta di aver voluto dimostrare che la Falanghina, considerata allora soprattutto un bianco fresco da bere giovane, poteva diventare un vino di grande longevità. Per questo, nell’annata 2005 (quella oggi proposta nella collezione privata “Eureka!”), adottò una tecnica piuttosto insolita: lunghissimo affinamento sulle fecce fini, bâtonnage molto spinto, fino alla completa integrazione dei lieviti, uso molto contenuto di solforosa, confidando nella struttura acquisita dal vino durante l’affinamento”.

Dato che mentre sto scrivendo la temperatura esterna qui a Roma è sui 39 gradi, non ho le forze fisiche e psichiche per verificare che tali informazioni corrispondano al vero. Spero che si tratti davvero di uve falanghina (io da sempre indico i vitigni in minuscolo) vinificate in quel modo. Ciò che conta comunque è il risultato, davvero sorprendente per slancio, nitidezza aromatica, vitalità complessiva (due decadi di vita per un bianco italico sono sempre una misura considerevole). Complimenti quindi – tardivi ma convinti – all’autore.

Per un sguardo meno sintetico sulla genesi di questo vino – o in ogni caso di un vino suo stretto parente, la versione in rosso – rimando alla lettura di un testo dello stesso Cipresso, in cui si rende omaggio all’originario ispiratore di Eureka: