AIS firma il patto con gli istituti agrari
L’Associazione Italiana Sommelier e la Rete Nazionale Next AgrInnovation hanno firmato al Ministero dell’Istruzione e del Merito un protocollo d’intesa per gli istituti agrari: lezioni a due voci con i docenti, laboratori tra analisi sensoriale e dati, sfide di comunicazione per i tecnici e gli enologi di domani. Intorno alla firma, una mattinata dedicata agli studenti con la Sottosegretaria Frassinetti, il CREA, il CONAF e Coldiretti Giovani Impresa.
L’Associazione Italiana Sommelier porta la cultura della qualità negli istituti agrari italiani. Il presidente di AIS Sandro Camilli e Patrizia Marini, alla guida della Rete Nazionale Next AgrInnovation (N.AI), hanno firmato nella sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito un protocollo d’intesa che coinvolgerà le scuole della Rete, oltre 150 in Italia. In programma lezioni tenute insieme da relatori AIS e docenti, laboratori che uniscono analisi sensoriale, chimica e dati, esperienze valide per la Formazione Scuola-Lavoro e sfide tra studenti sulla comunicazione del vino. L’accordo ha suggellato una mattinata che la Rete ha costruito interamente attorno ai ragazzi degli istituti agrari, con gli interventi del Ministero, del CREA, del CONAF e di Coldiretti Giovani Impresa.
Sandro Camilli, AIS: educare alla qualità
Il Presidente Camilli ha illustrato in prima persona i punti salienti del protocollo. Nelle scuole della Rete i relatori AIS potranno tenere lezioni insieme ai docenti, collegando le materie di studio al territorio e alla sua filiera olivicola e vitivinicola. Porteranno in laboratorio l’analisi sensoriale, la competenza distintiva dell’Associazione, affiancandola alla chimica e all’elaborazione dei dati. Proporranno compiti di realtà validi come Formazione Scuola-Lavoro e hackathon in cui squadre di studenti si sfidano sulla comunicazione, con gli esperti AIS come mentor. E con la Rete realizzeranno materiali didattici e percorsi pilota che potranno diventare un modello per le scuole agrarie.
Messi insieme, questi strumenti puntano a formare giovani capaci di riconoscere e valorizzare la qualità che l’Italia produce: per Camilli, il modo più efficace per garantire uno sviluppo culturale, professionale ed economico duraturo. Un impegno che AIS può sostenere grazie a 45.000 soci e circa 150 delegazioni in tutte le regioni. «Una buona conoscenza produce una buona educazione», ha sintetizzato. Nulla partirà in automatico: ogni attività sarà concordata con le singole scuole, sotto la regia di un comitato paritetico.

Paola Frassinetti: guidare l’intelligenza artificiale, non subirla
Ai ragazzi in sala la Sottosegretaria Paola Frassinetti ha ricordato che anche l’istruzione agraria è entrata nel «4+2», la filiera tecnologico-professionale: quattro anni di scuola superiore anziché cinque e, per chi vuole, due anni di specializzazione dopo il diploma. Per capire che cosa significhi basta seguire il percorso di uno studente che si iscrive a un istituto agrario aderente. Si diploma in quattro anni, con un regolare esame di Stato e un titolo che vale quanto quello quinquennale, anche per l’accesso all’università. Il programma non viene tagliato: le ore del quinto anno sono distribuite sugli altri quattro, con più laboratori, più materie scientifiche e più tempo in azienda, lungo un percorso costruito insieme da scuola e imprese.
A diciotto anni, i diplomati possono scegliere: cercare subito lavoro, iscriversi all’università oppure proseguire in un ITS Academy. Gli ITS Academy sono scuole di alta specializzazione tecnologica successive al diploma, un’alternativa all’università pensata per formare tecnici: corsi di due anni, di norma gratuiti, ciascuno legato a un’area produttiva, agroalimentare compresa. Almeno sei ore di lezione su dieci sono tenute da professionisti che vengono dal mondo del lavoro, e almeno un terzo del percorso si svolge in stage nelle aziende, anche all’estero. A vent’anni si esce con un diploma di specializzazione rilasciato dal Ministero, un profilo che oggi le imprese faticano a trovare.
È questo il senso del «4+2»: arrivare prima, e più preparati, a un lavoro qualificato, in un settore in cui, ha ricordato Frassinetti, al termine di questi percorsi l’occupazione sfiora già il 90%. Il quadriennale non sostituisce il percorso tradizionale: lo affianca, nelle scuole che scelgono di attivarlo.
Ai ragazzi la Sottosegretaria ha chiesto anche di non farsi sostituire dall’intelligenza artificiale, ma di imparare a guidarla. «Sostenere gli istituti agrari», ha concluso, «significa investire in un modello di sviluppo che unisce ambiente, cultura, economia e benessere».

Patrizia Marini: scuola, ricerca e impresa
A fare gli onori di casa è stata Patrizia Marini, che guida la Rete Nazionale Next AgrInnovation. Sua l’immagine più ricorrente della giornata: un’elica a tre pale – composta da formazione, ricerca e mondo delle imprese – che devono girare in armonia. «Se questa elica si interrompe, non c’è futuro». Non a caso la ReNISA, la rete nazionale degli istituti agrari che ha presieduto fino a poco tempo fa, ha oggi la propria sede all’interno del CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, principale ente pubblico di ricerca italiano dedicato all’agroalimentare. «Il mondo della ricerca non può essere lontano dal mondo della scuola», ha detto Marini.
Sull’intelligenza artificiale ha invitato a un uso ragionato: preziosa ma da governare, con ciascuna scuola, secondo le linee guida ministeriali, a dotarsi di un proprio regolamento.
Al Ministero ha rivolto un appello: i nuovi percorsi devono puntare con coraggio sull’innovazione, perché i ragazzi arrivino al diploma con le competenze per entrare subito nel mondo del lavoro.

Andrea Rocchi, CREA: dalle sperimentazioni alle startup dei ragazzi
Il presidente del CREA è partito da SOIL Date, il primo contest dedicato al suolo, promosso pochi giorni prima a Roma dal CREA e da Coldiretti Giovani Impresa nell’ambito della Rome Future Week. Oltre 150 studenti degli istituti agrari e più di 100 giovani imprenditori agricoli hanno votato in tempo reale le ricerche più utili per affrontare le grandi sfide dell’agricoltura: cambiamento climatico, gestione dell’acqua, fertilità del suolo, competitività e sostenibilità delle imprese. Un tema che molti considerano antico e che invece è decisivo, perché per formare un solo centimetro di terreno fertile possono servire fino a mille anni. «Il suolo è vita e salute», ha ricordato Rocchi.
Poi l’annuncio più concreto per le scuole: lo stesso giorno dell’evento il CREA ha aperto le candidature all’Agrifood Innovation Hub, lo spazio nato nel 2025 dall’intesa con la ReNISA per trasformare idee e risultati della ricerca in progetti concreti. Possono partecipare le scuole superiori, in particolare gli istituti tecnici agrari e gli ITS Academy del settore agroalimentare, oltre a giovani innovatori e ricercatori, con proposte su tutti gli ambiti dell’innovazione agroalimentare, dalla biodiversità alle tecnologie digitali. I primi dieci progetti scolastici potranno svolgere un laboratorio o una visita didattica in una struttura del CREA; in una fase successiva, fino a dieci proposte potranno ottenere un contributo fino a 10.000 euro. Le domande vanno presentate entro 45 giorni dalla pubblicazione dell’avviso, attraverso la pagina dei bandi dell’Hub.
Rocchi ha infine annunciato una giornata di studio con le altre agenzie vigilate dal Ministero dell’Agricoltura, tra cui AGEA, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, per ragionare su una piattaforma di intelligenza artificiale dedicata all’agricoltura e costruita sui dati del CREA. E i destinatari, ha detto rivolto alla sala, «sarete voi ragazzi». Un primo passo è già disponibile: in mattinata i ricercatori del CREA hanno presentato GAIA, la piattaforma digitale che mette a disposizione di studenti, docenti e tecnici conoscenze, dati e risultati della ricerca. «La ricerca genera valore quando diventa patrimonio condiviso», ha sintetizzato Rocchi.

Davide D’Amico: i due studenti e la sfida della complessità
Un problema complicato si può smontare: lo si divide in parti più piccole e le si risolve una alla volta. Un problema complesso no: le parti sono legate tra loro, e chi ne tocca una muove tutte le altre. L’agricoltura, ha spiegato Davide D’Amico, direttore generale che al Ministero segue l’innovazione digitale, appartiene alla seconda categoria. E la complessità non si elimina: si governa.
Per spiegarlo ha proposto ai ragazzi un piccolo test sull’acqua, e non a caso: come ha ricordato citando la FAO, l’agricoltura è il settore che ne consuma di più. Secondo l’AQUASTAT Water Data Snapshot, il rapporto pubblicato dalla FAO nel dicembre 2025, assorbe circa il 72% dell’acqua dolce prelevata nel mondo da fiumi, laghi e falde, contro il 15% dell’industria e il 13% degli usi civili e dei servizi.
Due studenti devono decidere quando irrigare un campo. Il primo osserva il terreno, le piante e il cielo; il secondo fa lo stesso, ma dispone anche di sensori di umidità, previsioni meteo e intelligenza artificiale. Chi si avvicinerà maggiormente al risultato? Chi saprà contemperare i due modelli. Nessuno sa quale tecnologia userà un agronomo tra vent’anni; di certo dovrà saper interpretare i dati, riconoscere i limiti di un modello e valutare le conseguenze delle proprie scelte. «La vera innovazione non è insegnare una tecnologia», ha concluso, «ma formare persone capaci di governare il cambiamento».

Ettore Acerra: orientamento e alleanze educative
C’è stato un tempo in cui un appezzamento si misurava con la rotella metrica e l’agricoltura di precisione non era nemmeno una parola. Ettore Acerra quel tempo lo ricorda: con una laurea in agraria, ha misurato terreni da professionista, ha insegnato negli istituti agrari e li ha diretti, prima di arrivare alla direzione generale del Ministero. Oggi al posto della rotella ci sono droni, fotogrammetria e sensori, ed è questa l’agricoltura che i ragazzi in sala andranno a governare.
Il mestiere è cambiato, e le imprese faticano a trovare i tecnici di cui hanno bisogno. Ma per Acerra il disallineamento tra domanda e offerta non dipende solo dalla scuola: chiama in causa anche la capacità delle aziende di offrire lavoro qualificato, stabile e ben retribuito. La risposta sta nelle «alleanze educative e formative»: scuole, ITS Academy, centri di formazione e imprese che progettano insieme i percorsi fin dall’inizio, come nella filiera 4+2, un modello che oggi guardano con interesse anche altri Paesi del Mediterraneo.
Tutto, però, comincia molto prima. Acerra ricorda che era preside nel 1996, quando uscirono le prime linee guida sull’orientamento scolastico. Trent’anni dopo, il punto per lui è chiaro: l’orientamento deve iniziare già alla scuola primaria e coinvolgere le famiglie, che pesano molto sulle scelte dei figli. E deve fare i conti con le «gerarchie simboliche» che ancora fanno degli istituti tecnici e professionali una seconda scelta: il 55,9% degli studenti di terza media si iscrive a un liceo. Cambiare il nome agli indirizzi, ha precisato, non ne cancella l’identità, che sta nel tenere insieme competenze tecniche, materie di base e competenze trasversali.

Mauro Uniformi, CONAF: una professione che cresce
Il presidente del Consiglio nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali rappresenta circa 20.000 professionisti, organizzati in circa 80 ordini provinciali. Ai ragazzi ha spiegato quanto sia cambiato il mestiere: non più soltanto agricoltura e foreste, ma il territorio a 360 gradi, dal suolo all’acqua, dal clima all’energia, dal paesaggio alla biodiversità. Droni, sistemi informativi geografici, telerilevamento satellitare e sensori, ha detto, non sono semplici strumenti da imparare, ma un nuovo modo di osservare e progettare il territorio.
Da qui tre esigenze: far entrare l’innovazione nella scuola prima ancora che nel lavoro, avvicinare la scuola alle professioni e riconoscere alle professioni agrarie un ruolo di interesse generale per il Paese. È lo spirito dei «compiti di realtà» previsti dal protocollo AIS: incarichi simulati da svolgere come vere commesse professionali, che potranno valere come ore di Formazione Scuola-Lavoro.
I numeri del rapporto CONAF «Una professione dai molti percorsi», il primo studio di questo tipo dal 1996, sono incoraggianti per chi sta scegliendo il proprio futuro. Tra il 2010 e il 2024 gli iscritti ai corsi universitari che portano alla professione sono cresciuti di oltre il 63% per le lauree magistrali e di circa il 45% per le triennali. Oltre il 90% degli intervistati lavora, sei su dieci trovano il primo impiego entro sei mesi e più del 78% svolge lo stesso lavoro da oltre cinque anni. E mentre le altre professioni tecniche perdono iscritti, quella di agronomi e forestali tiene da dieci anni, con una crescita degli under 35.

Enrico Parisi, Coldiretti Giovani Impresa: «Voi siete il presente»
Il delegato nazionale dei giovani di Coldiretti ha deciso di ribaltare una frase che i ragazzi si sentono ripetere spesso: «vi diranno che siete il futuro. È sbagliato: voi rappresentate il presente di questo Paese».
Il quadro disegnato è chiaro. Secondo la Commissione europea, solo il 12% degli agricoltori europei ha meno di 40 anni, e chi vuole entrare nel settore si scontra con tre ostacoli: l’accesso alla terra, al credito e alle competenze. Ma chi ce la fa rende di più: in Italia le aziende agricole guidate da under 35 producono circa 4.800 euro per ettaro, quasi il doppio dei 2.500 dei giovani colleghi europei, secondo il Centro Studi Divulga: un risultato che Parisi attribuisce alla capacità di unire tecnologia e competenza. E oltre un’impresa su tre ha già investito in innovazioni per ridurre i consumi di fertilizzanti, acqua ed energia. Sull’acqua ha lanciato una proposta alle scuole: l’Italia trattiene solo l’11% dell’acqua piovana, secondo Coldiretti, e gli istituti tecnici potrebbero studiare nuovi bacini di accumulo, magari abbinati a piccoli impianti idroelettrici.
Ai ragazzi ha consigliato di approfondire già a scuola gli strumenti per avviare o rilevare un’azienda, dal premio di primo insediamento alle misure dell’ISMEA, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, come Generazione Terra, che finanzia ai giovani l’acquisto di terreni, e Più Impresa, dedicata al ricambio generazionale. E ha raccontato una piccola ricerca: mappando circa 200 istituti tecnici agrari, Coldiretti ha scoperto che i temi più studiati, come droni, sensori, robotica, analisi predittiva e blockchain per la tracciabilità, sono esattamente quelli di cui le aziende hanno bisogno. «L’istituto agrario non è un percorso di serie B», ha concluso. Il suo invito: non sentirsi spinti verso il futuro, ma esserne attratti, e ricominciare a sognare.

Domande frequenti
Che cos’è il protocollo tra AIS e la Rete N.AI?
È un accordo di collaborazione di durata triennale tra l’Associazione Italiana Sommelier e la Rete Nazionale Next AgrInnovation, firmato il 1° ottobre 2026 nella sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Prevede lezioni tenute insieme da relatori AIS e docenti, laboratori che uniscono analisi sensoriale, chimica e dati, compiti di realtà validi per la Formazione Scuola-Lavoro, hackathon di comunicazione tra studenti, materiali didattici e percorsi pilota. Le attività sono programmate da un comitato con due rappresentanti per parte.
Quali scuole possono partecipare?
Gli istituti agrari e agroalimentari che aderiscono alla Rete Nazionale Next AgrInnovation. Le scuole interessate ad aderire alla Rete possono rivolgersi alla scuola capofila, l’ISISS G.B. Cerletti di Conegliano.
Come si attiva un’attività in una scuola?
La scuola segnala il proprio interesse ad AIS. Ogni attività parte solo dopo la firma di un accordo specifico tra AIS, la Rete e l’istituto, che stabilisce contenuti, date, relatori e coperture assicurative.
Le attività hanno un costo?
Il protocollo è gratuito e non prevede oneri economici per le parti. Eventuali spese legate a singole attività vengono definite caso per caso negli accordi con le scuole.
A chi rivolgersi per informazioni?
Per informazioni sul protocollo e sulle attività, anche da parte della stampa, si può scrivere a presidenza@aisitalia.it.