Alla scoperta dell’albana rosa, vitigno di confine

Qualche anno fa, in occasione di un banco di degustazione sui vitigni autoctoni, la mia curiosità è stata attirata dall’invito di un produttore che mi ha offerto un calice di Albana Rosa. Di primo acchito, osservando il colore, ho pensato ad una versione rosé – fuori disciplinare – del tradizionale vitigno albana. Ancora prima della degustazione, mi sono soffermata su una foto esposta: grappoli di uva dal colore quasi fucsia mi hanno portato ad associarli ad un vitigno giapponese, il koshu.
Il richiamo all’Oriente mi stava affascinando e ho ascoltato con interesse le spiegazioni del produttore che mi ha mostrato “quella” foto scattata durante la vendemmia: grappoli appena raccolti e collocati nei cestoni di plastica, precisando che l’albana rosa si presenta “al naturale” nella sua tonalità fucsia, colore simbolo di seduzione e sensualità, dal fascino delicato, quasi femmineo. Faccio una veloce ricerca su Internet e la descrizione ampelografica del Registro Nazionale delle Varietà di Vite conferma: grappolo medio-grande, più o meno compatto, cilindrico e alato. Acino da piccolo a medio, sferoidale, buccia di colore rosa, leggermente pruinosa e mediamente spessa. Una degustazione al volo merita di essere approfondita, quindi decido di andare in cantina per capire e carpire qualcosa di più di questo attraente vitigno.

Conosciamo l’albana rosa visitando la cantina Mingazzini
La Cantina Mingazzini mi accoglie a Medicina, un paese in provincia di Bologna e porta di ingresso verso la Romagna: siamo in una zona di confine, in quella fascia di terra che demarca il trattino tra l’Emilia e la Romagna, una terra di mezzo. Qui non ci sono confini amministrativi, sono piuttosto confini umani, che si sono venuti a creare proprio perché ci sono tradizioni diverse che si riflettono nell’attività vitivinicola e nella coltivazione delle viti, negli stili e nei modi di elaborare i vini. Da queste parti, e fino a Imola, la campagna è ricca, le colline dolci, con altitudini che vanno dai 60 ai 400 metri sul livello del mare e la terra è prevalentemente rossa, soprattutto nelle zone meno elevate, diventando un po’ più chiara e calcarea più in alto.

Nella Cantina Mingazzini si respira aria di cordialità: gli onori di casa li fa Rossella che, insieme al fratello Alessandro, portano avanti una tradizione di famiglia. Loro rappresentano la continuità di un sogno nel cassetto nato nel 1964 dalla determinazione di 3 fratelli che, tra botti di legno e ferri del mestiere, in uno spazio di poche centinaia di metri, hanno dato vita a una bottega, o meglio, a una cantina di città, espressione di profumi e sapori di un territorio di confine. Oggi la cantina si è ampliata, ha trasferito la produzione nella sede attuale dove, negli oltre 2000 mq, trovano spazio nuovi impianti e macchinari, supportati da tecniche innovative che assicurano la qualità del prodotto. I valori identitari sono rimasti gli stessi nel tempo, tramandati di padre in figlio: autenticità, tradizione, ricerca e qualità.

Rossella e Alessandro mi guidano in una breve visita in cantina, tra vecchie damigiane e vasche di cemento colorate, tra qualche rudimentale strumento d’epoca ma anche moderne attrezzature e linee di imbottigliamento. L’atmosfera familiare mi ha catturato subito, facendomi sentire libera di esprimere le mie sensazioni e percezioni, degustando i loro vini dalle etichette con nomi originali: un Sjrio Lambrusco, un Gjano Trebbiano, un Aljmede Cabernet Sauvignon, nomi che rimandano ai satelliti dei pianeti che, dall’osservatorio astronomico di Medicina, sono anche più vicini.

“La vie en rose”
Ed ecco arrivato il momento della perla rosa, talmente rara che pare non risulti siano state fatte delle pubblicazioni su di essa, di certo sappiamo che è un vitigno a sé stante, trattandosi di mutazione per colore della bacca di albana, un po’ come avvenuto nel caso dei pinot. Un vitigno che ha rischiato di essere dimenticato poiché, avendo una resa molto bassa (circa 50 quintali per ettaro), chi l’aveva un tempo ha preferito estirparlo a favore di vitigni con una produttività più alta, ma il suo legame con il territorio merita di essere conosciuto e apprezzato. Al momento l’albana rosa è vinificata solo da Mingazzini, che ha trovato un viticoltore sulle colline di Dozza – Azienda Agricola Tampieri – che ha preservato questo vitigno.
Iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2015, dal quale risulta come varietà ad oggi non moltiplicata dal comparto vivaistico per la realizzazione dei vigneti, è ufficialmente classificato come Rubicone Rosato IGT; qualche altro viticoltore sta preparando delle barbatelle per impiantarle ma ci vorranno almeno 3-4 anni per poter vedere i primi risultati. Da qualche anno Mingazzini ha cominciato a farne anche un passito (blend di albana secco e albana rosa), diverso dal classico Albana più incisivo, di cui conserva il DNA, ma si differenzia per una particolare morbidezza e delicatezza.

In degustazione il calice si tinge di rosa
Il meglio della sua personalità l’albana rosa lo esprime nel calice. La versione Spumante Brut “Cinquantacinque Rosa” è una delicata esplosione di vivacità e freschezza. Si presenta con una veste rosa antico, leggermente ramato, con ricordi di oro rosa, quasi una tonalità rétro. Il Registro Nazionale delle Varietà di Vite anticipa che il sapore è leggermente aromatico, è in grado di raggiungere elevate gradazioni zuccherine associate a livelli di acidità relativamente contenuti. Il bouquet olfattivo è delicato, fresco, spiccano note di confetto, zucchero filato, rosa canina, non mancano i piccoli frutti rossi. Naso elegante e persistente. Entra in bocca con una vivace freschezza, la bolla è fine, vellutata, avvolge il palato. Ritroviamo le sfumature dei piccoli frutti rossi. Armonico, ben equilibrato, buona acidità. Nota finale leggermente ammandorlata, quasi sfuggente. Uno spumante rosato ideale come aperitivo con antipasti a base di pesce e formaggi freschi. Perfetto in abbinamento a sushi, crostacei, tartare o fritti di pesce e verdure.

La versione ferma è il “Cinquantacinque Rosa, Rubicone Rosato IGT Albana Rosa”. Al visivo il vino colpisce per il suo colore luminoso, un rosa chiaretto, nuance tra il fucsia e la buccia di cipolla rossa, ricorda il rosolio. Il profumo delicato dell’albana cattura con un bouquet intenso e persistente di note fruttate e floreali: lampone, ribes, fragolina di bosco, gelatina di ciliegie, rosa canina, note di erbe aromatiche e agrumi, elegante speziatura, fino ad arrivare ad un ricordo di cipria. Al gusto conferma la sua personalità di rosato non invadente, discreto ma capace di farsi notare per la sua sobria eleganza. Di buona struttura, bilanciato nelle componenti di freschezza e acidità. Chiude succoso ed equilibrato, fruttato e agrumato. Un vino d’altri tempi ma con la personalità romagnola che subito fa accoglienza e convivialità.
