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Territori del Vino
13/01/2026
Di Paolo Manna

Alto Piemonte: il supervulcano e i super vini – 1

Fara e Sizzano

L’Alto Piemonte è un angolo molto particolare, quasi unico, del territorio piemontese che fino a venti anni fa non era molto conosciuto, anche in regione, che ha poi visto crescere la sua importanza scientifica e vinicola. 180 milioni di anni fa, un supervulcano la cui caldera coincide con le valli dei fiumi Sesia e Sessera, tra Novara, Vercelli e Biella, esplose con una tale violenza da modificare per lungo tempo il clima del pianeta e scoperchiare il suolo fino a 25 km di profondità. Nelle ere successive, la spinta della placca africana fece affiorare gli strati magmatici in superfice, fino ad arrivare a 50 milioni di anni fa quando lo scontro finale tra Africa ed Europa diede origine alle Alpi, facendo affiorare l’intera struttura del supervulcano. Il territorio dell’Alto Piemonte è quindi una mappa dell’abisso geologico terrestre o, in altre parole, un viaggio al centro della terra fatto in superfice. La scoperta si deve al geologo triestino Silvano Sinigoi e al collega americano James Quick che percorrendo il territorio hanno individuato otto geositi che formano il fossile del supervulcano, fenomeno unico il cui valore scientifico è stato riconosciuto dall’UNESCO inserendo il territorio nel Sesia-Valgrande Geopark. Il supervulcano chiarisce come mai i vini dell’Alto Piemonte, provenienti dal vitignonebbiolo, autoctono del luogo, presentino caratteristiche diverse dai cugini delle Langhe e del resto del Piemonte, nonché, il nebbiolo in uvaggio, come tradizione del luogo, presenti caratteristiche così diverse a distanza di pochi chilometri, seppure con un denominatore comune: grande stoffa, sottile eleganza e qualità. Sono parecchi i vini della zona, qualcuno noto, altri di nicchia, altri rari, ma tutti di altissimo valore storico, e hanno tutti rischiato l’estinzione: gran parte degli impianti sono relativamente recenti, perché si verificò un abbandono massiccio della viticoltura fino alla seconda metà degli anni Novanta, a favore della fabbrica, fuggendo da un vino impegnativo, che chiedeva tempo e pazienza. Poi la graduale rinascita: i pochi viticoltori rimasti vedono premiata la loro ostinazione, mentre nuovi appassionati decidono di investire.
I vini dell’Alto Piemonte sono unici perché la geologia territoriale è complessa e variegata, derivante da attività tettonica e vulcanica, caratterizzata da terreni acidi e poveri di calcare, con depositi fluvio-glaciali, sedimenti e sabbie marine, spesso con presenza di porfidi e rocce vulcaniche, morene e ghiaie: suoli unici per vini sapidi, minerali, complessi e longevi. Tra le denominazioni dell’Alto Piemonte partiamo con i vini Fara e Sizzano. I vini di seguito descritti sono stati degustati in sala stampa nel corso del Taste Altro Piemonte 2025 a Stresa, manifestazione organizzata dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, principale evento che dal 2017 si incarica di far conoscere i vini delle denominazioni agli appassionati.

Il Fara

Vino raro che può essere prodotto solo nei comuni di Fara e Briona (NO), da nebbiolo (localmente detto spanna) min. 50% max. 70%, uva rara (o bonarda novarese) e vespolina max. 50%; ammesso un 10% di uve rosse non aromatiche idonee alla coltivazione in Piemonte. Prevista la tipologia Riserva. Vigneti collinari tra 180 e 330 slm. Invecchiamento minimo 22 mesi (di cui 12 in legno), per la riserva minimo 34 mesi (di cui 20 in legno). Per la menzione “vigna” il vigneto è di età minima di 5 anni e il vino di grado alcolico minimo 12.5%. La matrice geologica è fluvio glaciale, esito dell’erosione ad opera della Sesia. Il suolo è composito: argilla, limo più o meno compatto, rocce vulcaniche, gneiss, ciottoli e sassi ricchi di minerali e friabili, sabbia. Il microclima è leggermente più caldo di altre zone dell’Alto Piemonte, più umido e soggetto alla grandine. La maggiore diffusione di uve diverse dal nebbiolo è una peculiarità di Fara e di Sizzano, e consegna vini più pronti, con meno struttura, suadenti e fini.

Fara Doc Barton 2022 – Gilberto Boniperti
70% nebbiolo 30% vespolina. Vinifica in acciaio, affina per 18 mesi in botti di rovere francese, poi 4 mesi in bottiglia. Rubino luminoso. Olfatto elegante e fruttato di amarena, ribes, susina rossa, mela rossa, sullo sfondo di note balsamiche, mentolate e speziate di pepe e chiodi di garofano. Il sorso è goloso, fresco, morbido, i tannini integrati e vellutati. Finale lungo e pepato.

Fara Doc Caramino 2022 – Damiano Cavallini
70% nebbiolo 30% vespolina. Vinifica in acciaio e affina 24 mesi in tonneau di rovere di Slavonia a tostatura leggera, infine 6 mesi in bottiglia. Rubino brillante e intenso. Profilo olfattivo elegante di viola, poi raggiunta da arancia amara, chinotto, liquirizia, cuoio. Il sorso è corrispondente al naso: fresco, morbido e mediamente tannico con sentori di china e arancia amara, che sostengono anche il lungo finale.

Fara Doc 2021 – Francesca Castaldi
70% nebbiolo 30% vespolina. Vinifica in acciaio e affina 24 mesi in botte grande e 12 mesi in bottiglia. Rosso carminio. L’anno in più regala un naso più evoluto: mandorla, viola e rosa appassite, composta di frutti di bosco, gommosa di arancia. Entra sul palato diritto per poi allargarsi all’intero cavo orale con finezza grazie ad un gioco sinergico tra freschezza, sapidità e tannini ben svolti. Persistente sulle note di pepe e arancia.

Fara Doc Lochera 2020 – Cantinoteca dei Prolo
70% nebbiolo 30% vespolina. Vinifica in vasche di cemento e affina per 36 mesi, il nebbiolo in tonneaux e la vespolina in barriques. Carminio carico. Profilo olfattivo boisé e terroso. Poi frutti di bosco maturi, caramella Leone alla violetta, sullo sfondo un leggero velo di spezie scure. Il sorso è ampio, minerale, fresco con tannino a sostegno presente e vellutato. Finale che si allunga sulla viola e sulla mineralità. Dimostra che i vini di Fara possono invecchiare.

Il Sizzano

Sulla stessa collina di Ghemme e di Fara, a metà tra i due borghi. La DOC omonima, del 1969, è una denominazione village, che coinvolge solo il territorio comunale di Sizzano nella fascia 200-350 slm. La matrice geologica e il microclima sono i medesimi di Fara. È un vino raro, conosciuto e apprezzato già da Cavour che lo riteneva pregiato quanto i vini francesi. Vitigni ammessi nebbiolo (spanna) min. 50% max. 70%, uva rara (bonarda novarese) e vespolina max. 50%; ammesso un 10% di uve rosse non aromatiche idonee alla coltivazione in Piemonte. Prevista la tipologia Riserva. L’invecchiamento minimo è di 22 mesi (di cui 16 in legno), per la riserva minimo 34 mesi (di cui 24 in legno). Per la menzione “vigna” il vigneto deve avere un’età minima di 3 anni.

Sizzano Doc 2021 – Paride Chiovini
70% nebbiolo 25% vespolina 5% uva rara. Vinificazione in acciaio, affina 24 mesi in legno di rovere poi quattro mesi in bottiglia. Rubino carico. Olfatto fine ed intenso di viola, rosa, poi frutti rossi maturi, liquirizia, pepe nero, cannella, chiodi di garofano. Infine, un pizzico di erbe aromatiche e sbuffi ferrosi. Sorso ampio, caldo, sorretto dal tannino fine e bilanciato, integrato con la freschezza e la mineralità. Finale lungo e pepato.

Sizzano Doc 2020 – Cantina Comero
70% nebbiolo 30% vespolina. Vinificazione e primi 12 mesi di affinamento in acciaio, affina ulteriori 24 mesi in botti grandi di rovere francese, infine in bottiglia. Rubino scuro. Profumi intensi di violetta, frutti rossi maturi, poi la menta, infine la liquirizia. Il sorso entra sul palato sottile ed elegante, sorretto dal bel gioco tra freschezza, sapidità e mineralità. I tannini sono ben sviluppati, donano equilibrio e corpo e sostengono il finale sui sentori della violetta.

Sizzano Doc Vibia Earina 2019 – Neri
70% nebbiolo 20% uva rara 10% vespolina. Vinifica in acciaio poi 24 mesi in botte grande di rovere francese di media tostatura, infine 4 mesi in bottiglia. Rubino brillante e profondo. Olfatto speziato, balsamico e mentolato che abbraccia delicate note di viola e frutta rossa. Infine, arriva il tabacco da pipa e il minerale di ferro. L’eleganza del sorso si alimenta con la progressione gustativa ben calibrata sulla morbidezza, sulla freschezza, sulla sapidità e sulla mineralità. Finale agrumato e speziato. Anche il Sizzano regge il trascorrere del tempo.

Paolo Manna
Paolo Manna

Nato a Gragnano, capitale della pasta, in seguito vive in provincia di Napoli, per poi trasferirsi a Torino, con lunghe frequentazioni di Milano e Roma: in definitiva un cosmopolita. Benché la passione per il vino lo colga giovanissimo, alla prima vista delle bottiglie e dei bottiglioni che circolavano in casa, si dedica ad altro. Esperto economico e finanziario, giornalista di economia e finanza, l’aver tenuta viva la fiamma della bevanda di Bacco lo conduce in AIS Piemonte, dove consegue il diploma di Sommelier e, in seguito, di Degustatore. Vicepresidente dell’Associazione Stampa Subalpina, Consigliere del Centro Studi per il giornalismo Gino Pestelli, Presidente del Collegio Sindacale del GEI Gruppo Economisti d’Impresa, scrive di vino su varie testate, con l’obiettivo di far conoscere i territori, le persone e le culture del nostro Bel Paese.

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