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Territori del Vino
10/07/2026
Di Paolo Manna

Alto Piemonte: il supervulcano e i super vini – 4

La tappa conclusiva del viaggio tra gli eleganti vini dell’Alto Piemonte ci porta a degustare i vini di una delle denominazioni più conosciute: Lessona. Un piccolo spoiler: anche in questo caso i vini sono minerali, con tannini morbidi e cesellati, piacevoli acidità e sapidità.

Il terroir

Lessona ha un profondo legame con il vino: lo si intuisce dando un’occhiata allo stemma del Comune, decorato con cinque ferite sanguinanti (secondo alcuni dei grappoli) che simboleggiano la terra che, graffiata dal lavoro dell’uomo, sgorga vino come sangue dalle sue ferite. La città di Lessona sostiene nel 1690 le spese per far erigere all’interno del Sacro Monte di Oropa la cappella dedicata alle Nozze di Cana e alla trasmutazione miracolosa dell’acqua, in omaggio al suo celebre vino. Il primo documento storico attestante la viticoltura nel territorio di Lessona, attualmente conservato presso l’Archivio Storico della Città di Biella, è l’atto di acquisto, risalente al 1436, di una vigna in località “Al Zoppo”, famoso cru, da parte della nobile famiglia de’ Bulgaro anche se nell’area la viticoltura era praticata almeno dall’epoca romana. D’altra parte, fin dall’età romana la via Lessonasca, che collegava Mottalciata e Lessona a Vercelli, Milano e Pavia, era il punto di passaggio del vino commerciato dalle campagne alle città.
La storia vinicola del territorio è legata a quella della famiglia Sella: risale al 1671 l’acquisto della prima vigna a Lessona, da parte di Comino Sella, come investimento dell’eccedenze di cassa delle attività tessili della famiglia. Nell’ottobre del 1870 il Ministro delle finanze del Regno d’Italia Quintino Sella festeggia, un mese dopo la breccia di Porta Pia e la presa della città di Roma, il primo governo post unità nazionale. Per l’occasione non stappa uno champagne, come d’uso anche a quel tempo, ma decide di brindare con una bottiglia di Lessona delle sue tenute di famiglia.
La DOC Lessona, riconosciuta nel 1976, ricade interamente nel territorio del comune. La base ampelografica prevede l’utilizzo del nebbiolo per un minimo pari all’85%, mentre vespolina e uva rara, da soli o congiuntamente, possono comporre il rimanente 15%. Il Lessona deve invecchiare minimo 22 mesi, di cui 12 in legno, che diventano 46 mesi, 30 in legno, per la tipologia Riserva. I vigneti ammessi devono trovarsi a quote comprese fra i 200 e i 500m s.l.m. su suoli sabbiosi, limosi o argillosi; è ammessa la menzione vigna purché il vigneto abbia età d’impianto minima di 3 anni.
I suoli di Lessona sono rappresentati da sedimenti marini che poggiano su strati profondi di roccia porfirica. Suoli abbastanza sciolti, sabbie acide, rossicce, e tanti minerali, ferro, potassio e magnesio, e una componente vulcanica derivante dai porfidi e dai graniti. La presenza del Monte Rosa alle spalle è un fattore climaticamente importante, nel bene e nel male: se da un lato ripara le colline dai venti freddi del nord e dalle nevicate, che non scaricano sulle colline, per farlo, in genere, sulla pianura sottostante e sul Monferrato, favorendo il ciclo vegetativo delle viti, dall’altro l’imponente massiccio montuoso può determinare frequenti grandinate.

Il Lessona

Le bottiglie di seguito descritte sono state degustate da un panel di colleghi degustatori AIS Piemonte, al quale hanno partecipato: Emilio Belossi, Ennio Camperi, Francesca Cartini e Marco Porini di AIS VCO, Paola Daniele di AIS Asti, Paolo Manna di AIS Torino. Le note descrittive sono una mia sintesi dei risultati del panel. 

Lessona Crose 2022 – Colombera e Garella
100% nebbiolo. Acciaio, 24 mesi botte grande, 12 mesi bottiglia.
Carminio luminoso. Il profilo olfattivo è ampio e alterna mirtillo e prugna alle note balsamiche di aghi di pino e menta, al pepe nero e alla noce moscata, tutto su un letto floreale di lavanda. Al palato emerge il sinergico gioco tra freschezza e sapidità che, insieme ai gentili tannini, conferiscono bevibilità e persistenza.

Lessona 2021 – Noah
Acciaio, 18 mesi botte da 15 hl, 9 mesi bottiglia.
Carminio luminoso. Gradevoli sentori di rosa e violetta che si innestano sulle note di fragola di bosco, lampone, prugna e agrume, il tutto abbracciato dai soffi mentolati e di incenso. Il sorso è di carattere, con ritorni agrumati e balsamici, sapido e con morbidi tannini. Persistente sui ritorni balsamici.

Lessona 2020 – Tenute Sella
85% nebbiolo 15% vespolina. Acciaio, 2 anni botte grande 30 hl, 6 mesi bottiglia.
Granato luminoso. Profilo olfattivo raffinato di fragola di bosco, melograno, composta di frutti di bosco, poi il tessuto floreale di geranio, viola e ciclamino, in seguito pietra focaia e soffi mentolati. Sorso equilibrato, fresco sapido, sostenuto da tannini cesellati.

Lessona 2019 – Proprietà Sperino
100% nebbiolo. Tino aperto, 30 mesi tonneau, 6 mesi bottiglia.
Il luminoso granato conduce ad un quadro olfattivo complesso, con le note mentolate che incorniciano le scorze essiccate di mandarino, le caramelle gommose di fragola e lampone e le rose essiccate. Sorso dinamico, agile, potente ed elegante grazie ai morbidi tannini, all’ampia sapidità e alla decisa freschezza, tra loro integrati.

Lessona Riserva Vigna Covà 2018 – Proprietà Sperino
100% nebbiolo. Tino aperto, 30 mesi in tonneau, 6 mesi bottiglia. Da viti di età media 50 anni.
Granato con venature aranciate. Al naso presenta subito i cenni balsamici di aghi di pino, l’anice stellato, poi passa al floreale essiccato di rosa, iris e ciclamino. Poi frutta rossa in confettura e soffi ematici. Bocca di corpo, di grande bevibilità per i tannini vellutati e la vena sapida. Finale lungo.

Lessona Riserva Vigna Gaja 2017 – Massimo Clerico
100% nebbiolo. Acciaio, 12 mesi barrique, 36 mesi botte grande, 9 mesi bottiglia.
Granato luminoso. Profilo olfattivo giovanile ed elegante di viola, mandarino candito, timo, cannella, pepe, cenni di cacao e soffi balsamici di conifera. Sorso saporito e scorrevole, tessuto fresco-sapido che si integra con i tannini di grande carattere. Persistente.

Lessona Riserva 2010 – La Badina
100% nebbiolo. Acciaio, 36 mesi botte grande 30 hl, 12 mesi bottiglia.
Ulteriore testimonianza delle potenzialità evolutive dei vini dell’Alto Piemonte. Rosso granato con venature aranciate. Naso che propone pepe, chiodi di garofano, cannella che accompagnano gli agrumi essiccati, le confetture di ciliegia, prugna e fico, il cioccolato, la frutta secca. Sorso morbido, ancora molto dinamico grazie al traino della freschezza e della sapidità. Persistente.   

Al termine del viaggio tra i vini dell’Alto Piemonte, una considerazione sul protagonista principale, il nebbiolo, che allevato sui particolari suoli del nord del Piemonte e in altrettanto peculiare clima, dà origine a vini più leggeri, esili, sapidi, freschi e minerali rispetto ai cugini delle Langhe. Chi avrà la chance di degustare bottiglie con anni sulle spalle, avrà, quasi di sicuro la piacevole sorpresa di bere vini con una bevibilità ed eleganza che hanno pochi riscontri.

Paolo Manna
Paolo Manna

Nato a Gragnano, capitale della pasta, in seguito vive in provincia di Napoli, per poi trasferirsi a Torino, con lunghe frequentazioni di Milano e Roma: in definitiva un cosmopolita. Benché la passione per il vino lo colga giovanissimo, alla prima vista delle bottiglie e dei bottiglioni che circolavano in casa, si dedica ad altro. Esperto economico e finanziario, giornalista di economia e finanza, l’aver tenuta viva la fiamma della bevanda di Bacco lo conduce in AIS Piemonte, dove consegue il diploma di Sommelier e, in seguito, di Degustatore. Vicepresidente dell’Associazione Stampa Subalpina, Consigliere del Centro Studi per il giornalismo Gino Pestelli, Presidente del Collegio Sindacale del GEI Gruppo Economisti d’Impresa, scrive di vino su varie testate, con l’obiettivo di far conoscere i territori, le persone e le culture del nostro Bel Paese.

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