Asia, nuova frontiera del vino: Taiwan e Thailandia, mercati da conquistare

Dimenticate i soliti noti. Se siete produttori di vino in cerca di nuovi mercati, puntate l’oriente. Non (solo) la Cina o il Giappone, ma due realtà emergenti, dinamiche e sorprendentemente diverse: Taiwan e Thailandia. Un’analisi di Felicity Carter, pubblicata sul Meininger’s International ci guida alla scoperta di questi due mercati, svelandone le peculiarità, le opportunità e le strategie per affrontarli con successo.
Taiwan: piccola, sofisticata e assetata di “chicche”
Taiwan, con i suoi 23 milioni di abitanti, è un mercato di nicchia. La cultura del vino è relativamente giovane, essendo stata frenata da un monopolio governativo durato 80 anni e terminato solo nel 2002. Eppure, come racconta Powell Yang, importatore di vini pregiati, c’è una crescente curiosità, soprattutto verso i vini di alta gamma. I taiwanesi, spiega Yang, “bevono vino perché lo fanno i loro amici, è una cosa cool“. Non è (ancora) una passione radicata, ma un fenomeno sociale, legato allo status e alla ricerca di esperienze nuove.
Questo si traduce in un mercato particolare. Da un lato, c’è una forte domanda di vini francesi, soprattutto Borgogna, per la fascia alta. Dall’altro, cresce l’interesse per i vini bianchi e gli spumanti, come conferma Steven Raidis di Raidis Estate (Coonawarra, Australia), che ha riscontrato un successo inaspettato con i suoi bianchi, contrariamente alle previsioni.
Ma attenzione: Taiwan non è un mercato facile. La concorrenza è alta, con molti importatori “amatoriali” che operano quasi esclusivamente per soddisfare il proprio consumo. Inoltre, molto vino pregiato finisce direttamente nelle cantine dei collezionisti privati, rendendo difficile la visibilità dei marchi nei canali tradizionali. E la diffusa cultura del BYOB (“Bring Your Own Bottle”) nei ristoranti non aiuta.
La ricetta per il successo a Taiwan? Presenza, relazioni e vini “giusti”
L’articolo di Carter, attraverso le testimonianze dirette di chi il mercato taiwanese lo vive quotidianamente – Powell Yang, Steven Raidis e Matthew McFetridge (della cantina Franz Haas) – delinea una strategia chiara e precisa per le aziende vinicole che vogliono approcciare questo mercato. Non si tratta di una formula magica, ma di un insieme di azioni concrete e mirate.
Fondamentale, innanzitutto, è la presenza fisica. Non bastano brochure patinate o una fugace apparizione a una fiera del vino. Bisogna esserci, visitare Taiwan, stringere mani, incontrare di persona importatori, sommelier, ristoratori. E, come sottolinea con forza Yang, è cruciale che a farlo sia il produttore in persona, o il proprietario dell’azienda, non un semplice addetto marketing. Il messaggio è chiaro: i taiwanesi apprezzano l’impegno, il contatto diretto, la dimostrazione di un interesse reale e non di facciata. “Si sentono onorati”, dice Yang, di fronte allo sforzo di un viaggio così lungo. McFetridge conferma questa impostazione, raccontando delle sue frequenti visite a Taiwan (almeno quattro all’anno), un mix di eventi formali e incontri più casuali, tutti finalizzati a costruire relazioni durature.
E proprio le relazioni personali sono il secondo pilastro di questa strategia. Costruire una rete di contatti, basata sulla fiducia e sulla conoscenza reciproca, è essenziale in un mercato dove il “passaparola” e le raccomandazioni personali contano ancora molto. McFetridge suggerisce un approccio diretto, quasi sfrontato: entrare in un wine bar, ordinare un bicchiere e chiedere senza esitazioni chi sia il distributore di quel vino. Un modo per rompere il ghiaccio e iniziare a tessere la propria rete. Yang, dal canto suo, sta lavorando attivamente per creare un network di professionisti e appassionati di vini pregiati a Taiwan.
Infine, l’offerta. Quali vini proporre a un mercato così particolare? Yang consiglia cautela: “basse aspettative” all’inizio, e l’invio di piccole quantità per testare la risposta del pubblico. Meglio iniziare con pochi vini, ma ben selezionati, puntando sulla qualità e, perché no, sull’originalità. McFetridge, infatti, sottolinea come i consumatori taiwanesi siano sorprendentemente aperti alle novità e ai vini meno convenzionali. In sintesi: presenza, relazioni e un’offerta mirata, capace di incuriosire e conquistare. Questa la ricetta, non segreta ma certamente efficace, per il successo nel mercato taiwanese.
Thailandia: la nuova Eldorado del vino
Se Taiwan è un mercato di nicchia in crescita, la Thailandia rappresenta una vera e propria “nuova frontiera”. La recente abolizione dei dazi sull’importazione del vino (che arrivavano al 60%), voluta dal governo per incentivare il turismo di lusso, ha aperto enormi opportunità.
Come sottolinea Natalie Wang, fondatrice di Vino-Joy, la Thailandia ha già un’infrastruttura turistica e un settore dell’ospitalità molto sviluppati. “Ci sono ristoranti, bar e hotel di alto livello, e un flusso costante di turisti pronti a spendere e a godersi il vino.“
Ma non è solo il turismo a trainare la domanda. Cresce anche il mercato locale, con un interesse sempre maggiore per il vino, visto come alternativa più salutare ai superalcolici, tradizionalmente molto forti nel paese.
L’Asia come “mercato unico”: una visione strategica Entrambi gli esperti concordano su una visione strategica. Powell Yang lancia una provocazione: “L’Asia è la prossima frontiera. E le aziende dovrebbero considerarla come un mercato unico, non come una somma di singoli paesi.” Un invito a investire tempo e risorse, a studiare le specificità di ogni mercato, ma con una visione d’insieme. L’Asia è un continente vasto, dove sono molti i mercati da conquistare, e da conoscere.
Un futuro tutto da scrivere
L’articolo di Felicity Carter ci lascia con un messaggio chiaro: l’Asia è un continente in fermento, con mercati del vino in rapida evoluzione. Taiwan e Thailandia rappresentano solo due esempi di un panorama molto più ampio e variegato. Per i produttori di vino, le opportunità sono enormi, ma la competizione è alta e le sfide non mancano. Servono strategie mirate, conoscenza del mercato, presenza costante e, soprattutto, la capacità di adattarsi a culture e gusti diversi. Il futuro del vino in Asia è tutto da scrivere, e le aziende che sapranno farlo nel modo giusto avranno un vantaggio competitivo significativo.