Cile: la biodiversità a rischio

Un’inchiesta di James Lawrence svela il dilemma del vino cileno: l’espansione delle piantagioni di pini ed eucalipti mette a rischio la biodiversità e la viticoltura eroica della Zona Sur. Produttori divisi tra la necessità di tutelare un patrimonio unico e le ragioni dello sviluppo economico. Quale futuro per il vino in Cile?
“Il Cile ha un problema di biodiversità”. L’allarme arriva da un articolo di James Lawrence, esperto di vino e attento osservatore delle dinamiche del Nuovo Mondo enologico, pubblicato su Wine Searcher. Un problema che si manifesta in modo drammatico nella Zona Sur, una delle regioni vitivinicole più affascinanti e promettenti del Cile, ma anche una delle più fragili.
Lawrence, che definisce la regione “probabilmente la più affascinante del Cile“, con “un paesaggio punteggiato da montagne innevate, foreste pluviali temperate valdiviane e laghi“, racconta di come la viticoltura eroica di questa zona, fatta di antichi vigneti di Pais e Moscatel, spesso coltivati ad alberello e senza irrigazione, sia minacciata dall’espansione delle piantagioni di pini ed eucalipti.
Un tempo, scrive Lawrence, i visitatori delle cantine cilene venivano intrattenuti con tour delle nuove cantine e degustazioni in grande stile. Oggi, invece, si punta tutto sul vigneto, sulla flora autoctona e, al calar del sole, sull’ascolto dei ritmi suggestivi del myotis cileno, una specie di pipistrello nativo. Incoraggiare la biodiversità è diventata la priorità.
Ma la situazione, come denuncia Roberto Henriquez, vignaiolo di Roberto Henriquez Wines nel Bio Bio, è tutt’altro che rosea. Le compagnie forestali, spesso sostenute da sussidi statali, stanno causando “danni spaventosi” agli ecosistemi locali, rimuovendo la flora indigena (comprese le viti) per far posto a monocolture di pini ed eucalipti. “Questo sta spiazzando le persone, allontanando generazioni di agricoltori“, accusa Henriquez.
Lawrence riporta anche la testimonianza di Derek Mossman Knapp, co-fondatore della Garage Wine Co. nel Maule, che da anni si batte per proteggere i vecchi vigneti e garantire un reddito equo ai viticoltori locali. “La più grande minaccia alla biodiversità nel Maule, Itata e BioBio è la selvicoltura mal gestita“, afferma Knapp, denunciando come le piantagioni di pini non solo prosciughino la terra, ma aumentino anche il rischio di incendi. Knapp ricorda il drammatico 2017, annata segnata da vasti incendi, e attacca: “i calcoli di quante piante potessero supportare queste valli sono sbagliati, per non dire in malafede“.
L’articolo di Lawrence mette in luce la contraddizione tra l’immagine che il Cile vuole proiettare di sé – un paese attento alla sostenibilità – e la realtà di uno scontro tra interessi economici e tutela ambientale. Una contraddizione che emerge anche dalle parole di Francisco Baettig, co-fondatore di Baettig Wines e consulente enologo di Viña Errázuriz.
Baettig, pur riconoscendo i problemi causati dall’eccessivo assorbimento d’acqua e dall’acidificazione del suolo da parte di pini ed eucalipti, sottolinea anche l’importanza economica di queste piantagioni per molte famiglie locali. “Sono riluttante a demonizzare l’industria“, afferma, pur auspicando un approccio più sostenibile. Un dilemma che, secondo Baettig, è un’allegoria del dibattito più ampio sul bilanciamento tra obiettivi ambientali e sviluppo economico. E cita la legge sull’ambiente usata in Cile come strumento politico.
Ma c’è chi non ci sta. Produttori come Josefina Astaburuaga (Montes Wines) ed Emily Faulconer (Viñedo Chadwick) chiedono una maggiore collaborazione tra il settore vitivinicolo e quello forestale, per trovare soluzioni che garantiscano la conservazione della biodiversità senza compromettere lo sviluppo economico. E citano le buone pratiche messe già in atto, come le fasce di rispetto.
La posta in gioco, conclude Lawrence, è alta: la Zona Sur, con il suo clima relativamente umido, ospita ettari di foresta pluviale autoctona e di querce cilene, un patrimonio di biodiversità che rischia di andare perduto. Condor rari, puma, volpi e la più piccola specie di cervo al mondo fanno tutti la loro casa qui. L’articolo di James Lawrence è un grido d’allarme, ma anche un invito a riflettere su un tema cruciale per il futuro del vino cileno e non solo: come conciliare sviluppo economico e tutela dell’ambiente?