Donne sommelier: a Vinitaly si rinnova il patto tra AIS e Donne del Vino
Il rinnovo del protocollo siglato a Vinitaly consolida il posizionamento dell’Associazione Italiana Sommelier come Ente del Terzo Settore, trasformando l’alta formazione in un asset cruciale per l’emancipazione femminile e la creazione di valore condiviso nel comparto enologico.
Borse di studio integrali per l’accesso gratuito ai tre livelli del corso professionale AIS, destinate a giovani studentesse meritevoli provenienti dagli istituti alberghieri e turistici italiani. È in questa azione concreta, tanto semplice quanto potente, che consiste “Essenze di Vite”, il protocollo d’intesa rinnovato a Vinitaly dall’Associazione Italiana Sommelier (AIS) e dall’Associazione Nazionale Le Donne del Vino. Un progetto nato non solo per insegnare un mestiere, ma per fornire a una nuova generazione di professioniste gli strumenti tecnici necessari per affermarsi in un mercato in rapida evoluzione.
L’identità ETS dell’Associazione Italiana Sommelier e l’impatto sul territorio
La presentazione dell’iniziativa è stata guidata dalla giornalista Manuela Zennaro, la quale ha inquadrato la valenza sistemica dell’accordo ricordandone la genesi. Il progetto, infatti, nasce per onorare la memoria delle socie delle DDV Donatella Briosi e Marisa Leo. Zennaro ha ricordato come l’iniziativa intenda “premiare giovani ragazze meritevoli provenienti dagli istituti turistici o alberghieri, consentendo loro di accedere a titolo gratuito ai tre livelli del corso professionale”, trasformando in questo modo una profonda ferita sociale in un’opportunità tangibile di riscatto e crescita.
In questo scenario, il progetto assume un’importanza capitale per AIS, delineando in modo netto la sua vocazione di Ente di Terzo Settore (ETS). Per l’Associazione, l’erogazione di questa formazione gratuita trascende l’ambito puramente didattico per abbracciare in pieno i principi di sussidiarietà e utilità sociale. Operare come ETS significa restituire valore alla collettività, facendo della cultura enoica uno strumento tangibile di mobilità sociale e di abbattimento delle barriere di genere.
La scalata ai ruoli apicali: la visione per le donne sommelier
Su questo fronte si innesta l’analisi del Presidente Nazionale AIS, Sandro Camilli, che ha fotografato un quadro settoriale in chiara evoluzione. A fronte di una presenza femminile prossima al quaranta percento all’interno dell’associazione, si registra infatti ancora una marcata concentrazione delle lavoratrici nelle sole aree dell’accoglienza e del marketing.
Per il Presidente Camilli, l’obiettivo istituzionale è dotare le future professioniste di competenze manageriali e tecniche avanzate per ribaltare l’attuale statistica. “Credo che formare queste ragazze con i tre livelli AIS possa permettere loro di acquisire una professionalità e una tecnica assolute”, ha dichiarato Camilli, sottolineando come questo bagaglio sia lo strumento essenziale “per una meritata scalata verso ruoli di rappresentanza”. Un percorso di crescita che, secondo il Presidente, non dovrà mai far perdere di vista il legame umano “con i territori e con le persone che producono il vino”.

Il cambiamento culturale attraverso le opportunità: la prospettiva de Le Donne del Vino
L’efficacia di questa visione condivisa è stata autorevolmente ribadita da Daniela Mastroberardino, Presidente Nazionale de Le Donne del Vino, la quale ha evidenziato come l’emancipazione reale si misuri innanzitutto attraverso le metriche dell’indipendenza economica e del merito. Supportata dai recenti dati del CREA, Mastroberardino ha illustrato un cambio di paradigma già in atto e misurabile: “nelle aziende guidate da donne in questo settore non c’è più un divario con le aziende guidate da uomini. L’esempio e le best practice servono sempre, e quando comincia un cambiamento virtuoso si estende a tutto il mondo che gira intorno al vino”.
Il contrasto alla violenza di genere, ha sottolineato con forza la Presidente, necessita di un superamento della sola dimensione istituzionale o repressiva, per abbracciare un approccio fortemente proattivo. “Il cambiamento va promosso con l’esempio positivo”, ha affermato Mastroberardino, precisando che “si possono superare certe derive legate al fenomeno del femminicidio se cambia la cultura. E la cultura cambia anche dando opportunità di lavoro”.
Dal 1969 a oggi: un trend globale verso l’inclusione
Per comprendere appieno la portata di questo accordo, occorre fare un passo indietro fino al 1969, anno in cui Maria Luisa Ronchi conseguì il diploma AIS, diventando la prima donna sommelier d’Italia. A oltre cinquant’anni di distanza da quel traguardo pionieristico, l’iniziativa di AIS e Le Donne del Vino si inserisce in un movimento globale di valorizzazione del talento femminile che vede l’Italia allinearsi alle migliori pratiche internazionali.

Ne sono un esempio virtuoso i concorsi enologici esteri in cui il ruolo femminile gode di primaria importanza, come il “Sakura” in Giappone, guidato da una giuria interamente rosa, o il “Wine Women Want” in California, seguiti da analoghe iniziative in Spagna e Inghilterra. È esattamente in questo orizzonte internazionale, dinamico e inclusivo, che si collocano i volti e l’entusiasmo Enza Cipolletta (Campania), Maria Cavanna (Emilia Romagna), Laura Brunetti (Friuli Venezia Giulia), Michela Alfano (Piemonte), Aurora Mela (Puglia), Alessia Bivona (Sicilia) e Marisa Ponzecchi (Toscana): le prime sette giovani professioniste che, grazie a questo progetto, stanno costruendo il proprio futuro.
Il momento istituzionale, culminato con la firma ufficiale che estende l’operatività del protocollo a sei nuove regioni italiane (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Marche, Trentino e Umbria), sancisce di fatto un modello virtuoso di collaborazione inter-associativa. Un modello che vuole convergere verso un grande obiettivo: rendere il mercato enologico un ecosistema pienamente equo, sostenibile e all’avanguardia.
