Fior d’Arancio dei Colli Euganei DOCG, il Moscato vulcanico tra territorio, arte e sguardo femminile
A sud-ovest di Padova, nel cuore del Veneto, i Colli Euganei emergono dalla pianura con un profilo netto e inatteso. “Sorgono isolati come scogli nel mare”, scriveva intorno al 1770 il geologo inglese John Strange, restituendo l’immagine di rilievi che interrompono la continuità del paesaggio e ne ridefiniscono l’orizzonte. Ancora oggi chi si avvicina percepisce la stessa sensazione: colline autonome, di origine vulcanica, che affiorano dalla pianura come presenze distinte.
È proprio questa complessità a rendere i Colli Euganei un unicum nel panorama vitivinicolo italiano. Un laboratorio geologico a cielo aperto, dove basalti scuri, marne chiare e rocce sedimentarie si alternano nel giro di poche curve, dando vita a suoli diversissimi per composizione ed energia. Un territorio che oggi è Parco Regionale e Riserva della Biosfera MAB UNESCO, in cui la viticoltura convive con boschi, ville venete, giardini termali e borghi medievali, in un equilibrio che l’uomo ha imparato a custodire più che a dominare. Qui il tempo si stratifica nella terra, nel paesaggio e nei vini, segnati da un clima quasi mediterraneo, dalle escursioni termiche e dall’inversione termica che rende le colline più miti rispetto alla pianura.

Vitigno simbolo di questa area è il moscato giallo, introdotto in epoca veneziana e distinto dal moscato bianco per maturazione più tardiva, acidità più sostenuta e un quadro aromatico complesso. Da questa base nasce il Fior d’Arancio Colli Euganei DOCG, unica DOCG del territorio, capace di esprimersi in tre tipologie – secco, spumante dolce e passito – ciascuna con una propria identità. Complessivamente, la produzione è piccola: circa 700.000 bottiglie l’anno, di cui 100.000 spumante dolce, 576.000 secco e 24.000 passito.

Padova Urbs Picta: arte, donne e vino
Se i Colli Euganei raccontano il territorio attraverso la terra, Padova affida la propria identità all’arte. I cicli affrescati del XIV secolo, oggi riconosciuti Patrimonio Mondiale UNESCO come Padova Urbs Picta, testimoniano un’epoca di straordinaria vitalità culturale, alimentata anche da una committenza femminile colta e consapevole, capace di orientare e sostenere l’innovazione artistica del tempo.
A questa eredità si lega il progetto “Fior d’Arancio Colli Euganei DOCG e Padova Urbs Picta al Femminile”, ideato da Catia Bolzonella, vignaiola di Ca’ della Vigna. Il progetto mette in relazione due eccellenze del territorio – i cicli pittorici trecenteschi e il Fior d’Arancio – attraverso il ruolo delle donne che, ieri come oggi, ne sono state protagoniste.
Condiviso con il Consorzio Vini Colli Euganei e riconosciuto dal Comitato di Pilotaggio del sito UNESCO, che ha concesso l’uso del marchio Padova Urbs Picta, il progetto è stato successivamente aperto ad altre aziende del territorio, dando vita a un percorso corale di valorizzazione culturale e vitivinicola.

Il Fior d’Arancio e le sue tre anime
Sei sono oggi le protagoniste del progetto, interpreti femminili del Fior d’Arancio Colli Euganei DOCG, ciascuna con un ruolo e una sensibilità diversa nella narrazione di questo vino identitario. Protagonista di questo racconto è il moscato giallo, da cui nasce il Fior d’Arancio Colli Euganei DOCG, riconosciuto come denominazione autonoma nel 2010, accanto alla storica Colli Euganei DOC istituita nel 1969. Tre le interpretazioni possibili: spumante dolce, secco e passito.
Tre espressioni che non rappresentano una gerarchia, ma movimenti diversi di una stessa danza, capaci di adattarsi a contesti gastronomici anche lontani dall’immaginario del “vino dolce da fine pasto”.
Ed è proprio attraverso queste tre anime che il Fior d’Arancio sta vivendo una nuova stagione. Le voci delle produttrici raccontano un vino che supera confini e stereotipi e vede il secco accanto a piatti di mare, carni bianche e verdure; lo spumante dolce in dialogo con crudi di mare, formaggi freschi e cucine speziate; il passito capace di confrontarsi con foie gras, erborinati, cioccolato fondente. Una versatilità che nasce dal suolo, ma prende forma grazie a uno sguardo contemporaneo.

Le vignaiole e le loro interpretazioni
Con “VinOrigo II”, Fior d’Arancio Colli Euganei DOCG secco 2022 non filtrato, Catia Bolzonella di Ca’ della Vigna propone una lettura nitida e contemporanea del Moscato giallo. La fermentazione in clayver accompagna il vino senza sovrastrutture, lasciando emergere il dialogo diretto tra uva e suolo. All’olfatto affiorano fiori d’arancio, agrumi e una traccia salina evidente; il sorso è asciutto, teso, con una sapidità che invita al cibo senza mai sovrastarlo. Un vino che racconta i Colli Euganei con voce chiara e personale, come un affresco in cui la materia prende forma sotto le mani dell’artista.

Lo spumante dolce Fior d’Arancio DOCG trova sui Colli Euganei due interpretazioni complementari. Claudia Veronese, dell’azienda Vigna Vecchia, lavora sulla finezza, il perlage accompagna un profilo aromatico floreale e agrumato, sostenuto da una freschezza che ne amplia l’uso a tavola. È un vino che si muove con disinvoltura tra consistenze diverse, capace di affiancare preparazioni salate senza rinunciare alla sua natura aromatica.

Più immediata e conviviale la lettura di Laura Selmin de Il Pianzio, che interpreta il suo Fior d’Arancio DOCG Spumante Dolce come vino di condivisione. Il sorso è fragrante, diretto, giocato su equilibrio e leggerezza, con una dolcezza che non appesantisce e apre a incontri inattesi con cucine speziate e piatti di tradizioni lontane.

Il passito rappresenta la dimensione più raccolta e profonda del Fior d’Arancio. Appassionato il racconto di Elisa Dilavanzo di Maeli che con il suo “Diloro” Fior d’Arancio DOCG Passito 2022, costruisce un vino misurato, in cui l’appassimento concentra profumi di agrumi canditi, miele ed erbe mediterranee senza perdere tensione. Il risultato è un passito che si presta a confronti intensi, più per contrasto che per affinità, mantenendo sempre un equilibrio elegante, e diventa una testimonianza del legame tra donna, suolo e tempo, dove ogni sorso è un piccolo viaggio tra le colline.

Più avvolgente e classica l’interpretazione di Alice Spimpolo per Conte Emo Capodilista – La Montecchia, con “Donna Daria” Fior d’Arancio DOCG Passito 2020. Un vino che gioca sulla profondità aromatica e sulla persistenza, capace di accompagnare momenti lenti e meditativi, quando il vino diventa parte del racconto più che semplice chiusura del pasto.

Come le figure femminili degli affreschi trecenteschi, anche queste donne trasformano il gesto quotidiano in narrazione. Il Fior d’Arancio diventa così una danza a più movimenti, che cambia ritmo e passo, ma resta sempre fedele al suolo da cui nasce. Un vino che unisce arte, paesaggio e lavoro femminile, restituendo ai Colli Euganei e a Padova un racconto comune, vivo e contemporaneo.

