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Birra
07/03/2025
Di Stefania Raspa

Hopazia, la birra dedicata alle donne per celebrare l’8 marzo

Una birra “speciale” con valenza sociale… La rima è insita nel progetto “Hopazia”, frutto della collaborazione tra l’Associazione Le Donne della Birra e la Cascina Don Guanella di Valmadrera (Lecco), che vedrà la presentazione ufficiale l’8 marzo in occasione della Giornata Internazionale della Donna.
“Hopazia” nasce come birra collaborativa dall’anima sociale, proprio come i suoi creatori: un progetto di solidarietà condiviso da due realtà con importanti obiettivi sociali.

Due realtà per un progetto comune

L’Associazione Donne della Birra, fondata nel 2015 per volontà di tre professioniste impegnate nel settore birraio, si afferma come associazione di promozione sociale (APS) in cui cooperano uomini e donne impegnati per la divulgazione della cultura birraria, per l’emancipazione delle minoranze, la valorizzazione del ruolo femminile e la parità di genere.
La Cooperativa Cascina Don Guanella, con il suo progetto di agricoltura sociale, promuove l’accoglienza, la formazione e l’inserimento lavorativo di giovani a rischio di esclusione sociale. È proprio presso il birrificio della Cascina che il 18 gennaio scorso si è svolta la cotta della birra “Hopazia”, alla presenza di un gruppo di socie dell’Associazione, del birraio Manolo Lia e dell’esperto birraio Flavio Boero.

Una collaborazione proficua

L’iniziativa, nata dalla spinta di Marco Corti, ha unito il mondo brassicolo a quello del sociale attraverso l’impegno di due realtà che hanno messo insieme le proprie forze per raccogliere fondi per sostenere i progetti della Cascina Don Guanella, contribuendo anche al lancio del programma Pinte Consapevoli, un decalogo del bere meglio in modo responsabile e consapevole.
Federica Felice, presidente dell’Associazione Le Donne della Birra, si dice entusiasta di questa collaborazione: “Per la prima volta abbiamo contribuito direttamente alla realizzazione di una birra che rappresenta non solo un prodotto, ma uno strumento per promuovere la solidarietà, lo spirito di gruppo e il senso di appartenenza”.

La degustazione

Hopazia è una Golden Session IPA, con una gradazione alcolica del 4%. Nel calice si presenta di un biondo dorato intenso e luminoso, con una schiuma bianca, fine e persistente. Si apre con un’intensità aromatica non invadente in cui spiccano note di agrumi, frutta tropicale, fiori bianchi e leggeri sentori erbacei, non mancano accenni maltati di pan brioche e biscotto. Al gusto, malto e luppolo ben equilibrati si completano con un amaro bilanciato e piacevole che, insieme a una vivace carbonazione, rendono la bevibilità attraente.
Il nome “Hopazia” è stato oggetto di una scelta consapevole. È un chiaro riferimento a Ipazia di Alessandria d’Egitto (IV sec. d. C.), figura storica di straordinaria rilevanza e tra le più influenti dell’antichità. Filosofa, matematica e astronoma, Ipazia fu pioniera della conoscenza scientifica e simbolo di libertà intellettuale. Per il suo pensiero innovativo e indipendente è stata vittima dell’intolleranza del suo tempo, che la vide perseguitata e uccisa brutalmente, ma oggi divenuta icona della libertà intellettuale e forza del sapere femminile.
La scelta del nome evocativo richiama anche il luppolo (hop in inglese), ingrediente fondamentale dello stile IPA. Ma ecco che, dall’unione del luppolo hop con la figura di Ipazia, nel nome “Hopazia” è contenuta anche la parola hope, che in inglese significa speranza: vogliamo credere che questo messaggio di speranza, condivisione, inclusione e rispetto possa sfidare gli stereotipi di genere e aprire nuove strade verso conquiste senza discriminazioni e violenze.

Realizzazione grafica a cura di Chiara Basellini
Stefania Raspa
Stefania Raspa

Le mie origini affondano nel cuore del Molise, ma è l’Emilia la terra che oggi considero casa. Questo legame tra passato e presente ha segnato profondamente la mia identità e il mio cammino professionale, permettendomi di unire la ricchezza della tradizione molisana con la vivacità culturale emiliana. Ho scelto di investire nella formazione, conseguendo due lauree: la prima in Lingue e la seconda in Scienze della Comunicazione. Questi studi sono stati ulteriormente arricchiti da Master in International Development, Commercio Estero e Traduzione Audiovisiva, che mi hanno permesso di ampliare le mie competenze e di affrontare il mondo della comunicazione e dell’internazionalizzazione con uno sguardo multidisciplinare. La passione per il mondo enologico mi ha condotto a ottenere la qualifica di sommelier e degustatrice AIS presso la delegazione di Bologna, oltre al titolo di sommelier AIS della birra. Il mio percorso formativo si estende anche ai distillati, al saké e al sidro, con certificazioni di rilievo quali WSET Level 3 in Wines, WSET Level 2 in Spirits, WSET Level 2 in Beer, WSET Level 1 in Saké e la Cider Guide Certification rilasciata dall’American Cider Association. Sono sempre pronta ad accogliere nuove opportunità di crescita e aggiornamento in questi ambiti. L’impegno nella vita associativa rappresenta per me un valore fondamentale. Partecipo alle attività della delegazione AIS di Bologna, sono parte anche dell’Associazione Donne del Vino e Donne della Birra, dell’Associazione Pommelier e Assaggiatori di Sidro, collaboro come autore con diverse testate giornalistiche, condividendo le mie esperienze e il mio sapere. La mia avventura nel mondo del vino, e non solo, nasce dal desiderio di esplorare cosa si cela dentro e attorno al contenuto di un calice. Il mio interesse si rivolge soprattutto a ciò che sta dietro: il lavoro delle persone, il contributo della natura, le scelte aziendali, il territorio e tutti quei fattori che rendono ogni prodotto unico. Ritengo che il contatto diretto con i produttori sia un vero valore aggiunto; visitarli, ascoltarli e poi raccontarli è ciò che cerco sempre di trasmettere attraverso la mia attività di comunicazione e divulgazione.

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