Vitae Online logo Vitae Online
  • Vitae Online logo Vitae Online
  • Home
  • Il Vino
    • Vini d’Italia
    • Vini del Mondo
  • Sostenibilità
    • Environment ESG
    • Social ESG
    • Governance ESG
  • Assaggi
    • Vino
    • Olio
    • Birra
    • Spirits e non solo
    • Acqua
    • Fumo Lento
  • Food
    • Abbinamenti
    • Chef e Ristoranti
    • Cucina di Tradizione
    • Eccellenze
    • Innovazione
    • Materia Prima
  • Territori
    • Enoturismo
    • Paesaggio
    • Lifestyle
    • Viaggio
  • Personaggi e Storie
  • Sommelier e Pro
    • Trend e Mercati
    • Comunicazione e Personal Branding
    • Vita da Sommelier
  • Vino e Cultura
    • Architettura
    • Arte
    • Cinema
    • Storia
    • Società
  • Eventi AIS
  • AIS Italia
Vino
28/11/2025
Di Fabio Rizzari

I luoghi comuni sulle donne del vino: un esempio concreto

Come tutti gli altri ambiti della vita pubblica, il mondo del vino è farcito di luoghi comuni. Anzi, nel comparto vitivinicolo italico, che ha numeri rispettabili per il bilancio economico della Patria, i cliché più o meno ammuffiti sono in speciale misura sovrabbondanti. Se poi agli stereotipi “standard” sul vino si aggiungono quelli che riguardano le donne del vino, ne risulta una miscela di pregiudizi, battute infelici, stereotipi particolarmente intossicante.

Cliché e ritornelli banali

Ora, a questi cliché ci si può accostare sdrammatizzandoli con leggerezza e ironia, oppure riproponendone stancamente i ritornelli più banali. Per parte mia, mi terrò alla seconda strada: non molte idee, tutte o quasi ovvie.
Per cominciare non dico nulla di nuovo sottolineando che la maggior parte delle donne che fanno vino – nel senso proprio della cura del vigneto e della vinificazione, e non solo della proprietà di un’azienda – ha particolare sensibilità ed energia. Spesso, molto spesso: non sempre e comunque per statuto biologico, beninteso.
La spiegazione “sessista” è ovviamente inconsistente, almeno in prima battuta, cioè nel senso più banalmente genetico; è più interessante immaginare un problema sociologico all’interno del mondo dei produttori di vino, nella stragrande maggioranza dei casi storicamente maschi e anche piuttosto conservatori. Se questa deduzione tagliata con l’accetta è vera, le donne che fanno vino devono farsi largo con capacità e doti molto particolari.

L’incontro con Christine Vernay

Un’ennesima dimostrazione a questa rozza ma funzionale tesi l’ho avuta conoscendo, ormai molti anni fa, Christine Vernay, all’epoca – e ancora oggi – una delle più dotate produttrici di vino del mondo. Figlia di Georges, figura chiave negli anni Settanta per la crescita qualitativa dei vini del Rodano settentrionale (e segnatamente dell’appellation Condrieu), Christine ha doti significative nel fare vino. I suoi Côte Rôtie, rossi peraltro eccellenti, sono addirittura superati dalla straordinaria qualità dei diversi imbottigliamenti di Condrieu, sui quali di solito svetta un Coteau de Vernon (da vigne vecchie) di commovente intensità espressiva. Come scrivono i colleghi (pluricitati) Bettane e Desseauve, “mentre lo stile dei Condrieu cerca sempre più spesso la ricchezza (in zuccheri per le vendemmie tardive, in grasso, corpo e legno per le cuvée “normali”), Vernay si distingue per il suo senso innato dell’equilibrio e per la sua decisa volontà di rispettare soprattutto l’armonia del vino. I diversi Condrieu sono quindi marcati da una freschezza reale, da un carattere ‘aereo’ che non è frequente nella denominazione”.
A quella lontana conversazione con Christine ho ripensato alcuni giorni fa, ritrovando in magnifica forma un suo bianco attuale, il Condrieu Coteau de Vernon 2022. Un bianco di grande luminosità, slanciato, puro, cui bisogna concedere solo qualche minuto di aerazione perché mostri tutte le sue doti aromatiche e gustative. Un bianco, peraltro, molto diverso da certe versioni dolci e slabbrate che la regione offriva in passato.

Fare un grande bianco

Su questo punto ricordo che alla mia domanda canonica: “Fare un grande bianco è più difficile che fare un grande rosso: ammesso che una semplificazione di questo genere abbia un senso, lei è d’accordo?”. Lei rispose: “In generale senz’altro sì. L’uva bianca è più delicata, ogni intervento è irreversibile, mentre lavorando uve rosse ci sono più margini di manovra in cantina. Non c’è possibilità di fare errori vinificando un bianco, si lavora per così dire senza rete. Noi comunque siamo fortunati: nel Rodano il viognier non dà di solito bianchi molto longevi, ma a Condrieu e in poche altre aree – come nella confinante microdenominazione di Château Grillet – i terreni granitici e le vecchie vigne, che vanno molto in profondità, costituiscono un’eccezione. I nostri bianchi possono affrontare molti anni di maturazione”.
Ecco, se c’è un elemento convenzionale che può avere un quale debole legame con la realtà statistica delle cose, una vignaiola ha non di rado un approccio elastico e intuitivo, dote che nel mestiere di fare vino di solito aiuta molto: “Agli inizi pensavo che fosse più difficile vinificare, ora il mio impegno maggiore è nell’interpretare i vari passaggi agronomici: appena vedo l’uva di una vendemmia, mi vengono subito delle idee. E comunque, nel mio lavoro non servono sistematicità e protocolli rigidi, ma flessibilità e intuizione”.

Fabio Rizzari
Fabio Rizzari

Giornalista professionista. Si è dedicato dalla fine degli anni Ottanta ad approfondire i temi della degustazione e della critica enologica professionale. Ha collaborato con Luigi Veronelli Editore, casa specializzata in critica enologica e gastronomica, e dal 1996 ha lavorato come redattore ed editorialista presso il Gambero Rosso Editore. È stato collaboratore e redattore per la Guida dei Vini d’Italia edita da Gambero Rosso Editore e Slow Food. È stato per diversi anni curatore dell’Almanacco del Berebene del Gambero Rosso Editore. È stato titolare, in qualità di esperto di vino, di diverse rubriche televisive del canale tematico Gambero Rosso Channel. È stato relatore per l’AIS, Associazione Italiana Sommelier. È stato membro del Grand Jury Européen. Dal 2003 al 2015 è stato curatore, insieme a Ernesto Gentili, della Guida I Vini d’Italia pubblicata dal gruppo editoriale L’Espresso. Del 2015 è il suo libro “Le parole del vino”, pubblicato dalla Giunti, casa editrice per la quale ha firmato anche – insieme ad Armando Castagno e Giampaolo Gravina – “Vini da scoprire” (2017 e 2018). Con gli stessi due colleghi è autore del recente “Vini artigianali italiani”, per i tipi di Paolo Bartolomeo Buongiorno. Scrive per diverse testate specializzate, a cominciare da Vitae, il periodico ufficiale dell’AIS. È relatore per l’Accademia Treccani.

Vitae Online logo
  • Home
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Rinnova la tua quota
  • Associati ad AIS
  • Modifica i tuoi dati
Vitae Online Lights Newsletter
  • Legal
  • Privacy
  • Termini e Condizioni
  • Cookies
©Vitae Online 2025 | Partita IVA 11526700155