“I PIWI ad oggi”, una guida sul presente e il futuro della viticoltura sostenibile
Il termine PIWI, abbreviazione del tedesco Pilzwiderstandsfähig (“resistente ai funghi”), indica le varietà di vite sviluppate per contrastare le principali patologie fungine. Questi vitigni derivano da incroci naturali, ottenuti attraverso processi di impollinazione e selezione, tra Vitis vinifera e altre specie appartenenti al genere Vitis. Si tratta del risultato di un percorso di miglioramento genetico complesso e meticoloso, avviato oltre cent’anni fa e oggi sempre più strategico per promuovere una viticoltura sostenibile, resiliente e capace di mantenere elevati standard qualitativi.
È stato pubblicato recentemente I PIWI ad oggi. Guida ai produttori e ai Vini, un volume realizzato dal Professor Marco Stefanini, tecnologo e breeder, responsabile dell’Unità di Fisiologia e Miglioramento Genetico della Fondazione Mach di San Michele all’Adige (TN), e da Luca Gonzato, enotecario specializzato in vini PIWI, sommelier AIS e maestro assaggiatore ONAV. Abbiamo dialogato con lui per scoprire questa pubblicazione.

L’interesse per i PIWI
Da dove nasce il suo interesse per i PIWI e da quanto tempo ha approfondito gli studi e le ricerche in quest’ambito?
L’interesse nasce dalla curiosità che provo verso ogni tipologia di vino e dalla sensibilità verso le tematiche ambientali. Ho iniziato ad assaggiare i primi vini PIWI nel 2017 quando frequentavo i corsi AIS e successivamente in ONAV, dove ho presentato una “tesina” approfondita sui PIWI che si è poi trasformata in un sito web che tutt’ora gestisco: vinievitiresistenti.it. Da quel momento ho continuato a studiare l’argomento e a seguirne l’evoluzione. Credo di essere l’unico ad avere un database dei produttori e dei vini PIWI in commercio.
C’è qualche episodio o qualcuno in particolare che ha fatto scattare in lei interesse per questi vitigni?
La molla è stata la scoperta che il 3% della superficie agricola europea, cioè quella viticola, utilizza il 65% di tutti i fungicidi impiegati in agricoltura. Una percentuale assurda che mi ha fatto porre la domanda “Ma io da appassionato e consumatore posso fare qualcosa?”, e così ho voluto approfondire l’argomento e ho iniziato a cercare e assaggiare vini PIWI, scoprendo realtà vinicole diverse e coraggiose più vicine al mio modo di sentire. Sicuramente Marco Stefanini è stato il mio riferimento sin dall’inizio e non è un caso che ora, dopo anni, lo abbia convinto a essere lui l’autore principale di questo testo.
Quanto tempo ha richiesto la stesura del volume?
La realizzazione del libro ha richiesto circa un anno. Considerando che una parte dei contenuti arriva dagli archivi del Prof. Stefanini e da materiali che ho raccolto negli ultimi anni, direi che è stato un lavoro abbastanza veloce. La parte più complessa è stata la raccolta dei questionari compilati dai produttori associati a PIWI Italia e il loro adattamento.
Come presenterebbe questo lavoro editoriale in maniera sintetica?
È lo strumento ideale per scoprire i PIWI. Una guida completa, aggiornata e autorevole sul presente e il futuro di queste varietà.

Una lettura per esperti e winelover
In che modo questo volume può essere utile agli esperti? E in quale maniera può invece incuriosire i semplici appassionati di vino?
Gli esperti possono trovare in questo libro risposte chiare e tecniche date dal Prof. Marco Stefanini, che voglio ricordare essere un tecnologo e breeder, responsabile dell’Unità di Fisiologia e Miglioramento Genetico della Fondazione Mach di San Michele all’Adige. Con il suo team ha creato numerosi incroci PIWI. È enologo e agronomo, Presidente di PIWI Italia e autore di oltre 300 articoli su riviste nazionali e internazionali. Voglio anche ricordare all’interno del libro il bellissimo intervento del Prof. Attilio Scienza e la prefazione del Dott. Riccardo Velasco, Direttore del CREA-VE.
Per darvi un’idea più dettagliata del testo, è suddiviso in tre parti, la prima dedicata alla storia, i vantaggi di questa viticoltura, come si fanno gli incroci, le fonti di resistenza, la legislazione, il futuro. La seconda parte ospita le schede delle 36 varietà PIWI iscritte al Registro Nazionale delle Varietà di Vite, mentre la terza è dedicata ai produttori associati a PIWI Italia e ai loro vini, praticamente la prima Guida ai Produttori e ai Vini (come recita il sottotitolo del libro). Il volume è di circa 230 pagine, stampato a colori, con numerose immagini e infografiche.
Penso soddisfi sia il tecnico che il winelover e spero possa aiutare a sfatare certi luoghi comuni che ancora riguardano i PIWI, e che apra uno spiraglio per una loro maggiore considerazione. In questo momento i PIWI sono la migliore opzione disponibile nel contrastare gli effetti del cambiamento climatico. È bene ricordare che questi reincroci, con oltre il 95% di patrimonio genetico di Vitis vinifera, hanno vissuto un iter di selezione che è durato mediamente 13-15 anni, nei quali sono stati selezionati anche per la loro adattabilità climatica oltre che per la resistenza alle principali malattie fungine come la peronospora e l’oidio.

Nella sua esperienza ha incontrato produttori che risultano ancora scettici nei confronti dei PIWI? E per quanto riguarda invece i consumatori di vino?
Sì, da enotecario mi confronto spesso con nuovi produttori e purtroppo riscontro ancora dello scetticismo, ingiustificato e dovuto alla scarsa conoscenza. Capita anche di trovare viticoltori che ne ignorano completamente l’esistenza. Nei consumatori che vengono da me è molto frequente che non conoscano i vini PIWI, ma li provano volentieri e li acquistano. In generale sono sensibili al tema della sostenibilità e ascoltano volentieri il racconto che li accompagna. C’è anche chi è magari già orientato all’acquisto di vini da vitigni tradizionali, com’è giusto che sia, ma apprezzano comunque l’assaggio di un PIWI. Alla fine, sono sempre vini, come gli altri, non devono sostituire i nostri amati vitigni autoctoni e tradizionali ma essere un’alternativa con un valore in più, apprezzabile sia dal consumatore che dal viticoltore che vuole condurre il vigneto con meno interventi. In futuro sarebbe bello che in prima lettura non si parlasse più di tal vino PIWI, ma piuttosto di un vino che esprime in modo veritiero un determinato territorio perché ha ricevuto molti meno trattamenti in quanto PIWI.

Coltivare i PIWI
Quali consigli si sente di dare ai produttori che stanno valutando di piantare viti PIWI?
Consiglio di valutare attentamente quali varietà piantare, sia per l’aspetto delle resistenze che non sono uguali in tutte le varietà, sia per l’adattabilità al proprio territorio. Poi suggerisco di andare a conoscere e parlare con chi ha già esperienza con i PIWI perché la gestione del vigneto e in cantina può essere diversa. È bene ricordare che i PIWI non sono immuni ma resistenti/tolleranti in vario modo. Infine, associarsi a PIWI Italia è un buon modo per entrare in contatto con altri produttori che condividono gli stessi obiettivi e ricevere consigli utili.
Immagino che lo studio e la ricerca sui PIWI sia sempre in corso. Ha altri obiettivi e ulteriori progetti editoriali in programma a riguardo?
Ho qualche idea per far conoscere i PIWI al pubblico, ma è presto per parlarne. In ambito di ricerca ci sono diversi nuovi incroci in fase di selezione e registrazione, non ultimi gli incroci di Glera resistenti (il vitigno componente base del Prosecco) sono già in fase avanzata. Questi sviluppi porteranno certamente a una seconda edizione aggiornata.

I giovani e il vino
Coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo del vino, in particolare se più giovani, potrebbero essere interlocutori ideali a cui descrivere i PIWI perché privi di pregiudizi. Come rivolgersi a loro?
I giovani che si avvicinano al mondo del vino dovrebbero essere sempre curiosi e cercare di andare a fondo nella conoscenza di tutto quello che sta dietro ogni calice di vino. Si scoprono persone fantastiche che fanno il proprio lavoro con passione e territori magnifici. Questo riguarda anche i PIWI, perché dietro al miglioramento genetico ci sono persone che hanno dedicato la loro vita a questo lavoro. Persone che hanno selezionato migliaia di semi, centinaia di piante e decine di vinificazioni, per arrivare poi a portare a registrazione una sola nuova varietà di vite. È un insulto verso di loro sentire chi liquida in due parole i PIWI come “non interessanti”. Alcuni vini PIWI sono già nelle carte vini di ristoranti stellati e ricevono ambiti premi. Sono buoni e alla cieca spesso vincono il confronto con i tradizionali. Ci sono oltre 500 vini PIWI in commercio che aspettano solo d’essere scoperti. Quando li assaggiate non cercate per forza la corrispondenza con il genitore nobile ma apprezzatene il carattere diverso, cercate piuttosto l’espressione del territorio e la personalità del suo produttore.
Dove trovare il volume
Per chi fosse interessato il libro è acquistabile online su vinipiwi.it e presso l’Enoteca “Dipende che Vino” in via Bonghi 12 a Milano.
