Il caso d)
Nel piccolo ma rissoso mondo degli enofili si litiga selvaggiamente da sempre per stabilire chi abbia ragione tra chi pensa che un buon vino sia buono da subito – cioè che nasca buono – e che tale rimanga, con poche variazioni, fino alla fine della sua vita; e chi ritiene che un vino scorbutico o addirittura sgradevole da giovane abbia qualche possibilità di migliorare con il tempo. Una variazione enoica sul tema del brutto anatroccolo, insomma. A margine, non che tra appassionati di vino i soggetti di polemica manchino, eh. Questo tema è solo uno delle migliaia di soggetti sui quali ci si scorna a intervalli regolari.
Un buon vino nasce buono?
Le possibili declinazioni pratiche sono quasi infinite e non mi ci addentro di sicuro. Ma un’esperienza stappatoria ormai quarantennale credo mi legittimi a trarre qualche – temeraria – conclusione.
a) L’evidenza statistica principale conferma che il vino buono nasce tale e tale rimane per anni e talvolta decenni. Ciò non toglie che non possa attraversare fasi di minore espressività o vera e propria catalessi temporanea. È quella che potremmo definire la sequenza principale (prendendo in prestito la catalogazione delle stelle nel diagramma di Hertzprung-Russell).
b) Con una ricorrenza nei numeri quasi altrettanto significativa, il vino buono nasce tale ma il tempo non è dalla sua parte e quindi lo trasforma, spesso in peggio. È il caso di vini buoni e veri, ma fragili, poco attrezzati ad affrontare gli insulti del tempo: un rosato può essere squisito – perché “sul frutto” – nei primi due anni di vita, ma può risultare una sorta di rosolio appannato dopo tre o quattro anni di bottiglia, quando la tonicità del frutto si è spenta.
c) Un vino che nasce cattivo tale rimane indefinitamente, per un giorno o vent’anni. Su questo nessun dubbio possibile. Anche questa è un’evidenza empiricamente assodata.
d) Minoritario come frequenza nelle stappature, ma nondimeno reale e tangibile, il caso di un vino che nasce da uve sane e mature e da mani sicure in vinificazione, ma che si ostina a mostrare soltanto una piccola parte del suo potenziale nei primi anni di vita; o anche nessuna parte. Alcuni vini, testardi come muli, rimangono chiusi a riccio addirittura nei primi decenni in cantina.
Ottimismo e fiducia
Delle due suddette fazioni di enofili, la prima ripone una fiducia talvolta irragionevolmente ottimista nel fatto che un vino scontroso o in apparenza cattivo possa migliorare molto affinandosi in bottiglia. Il secondo gruppo ritiene invece che ciò non sia vero; che cioè un vino ostile o malfatto (pur firmato da grandi vignaioli) non possa cambiare in maniera significativa: uniformando in sostanza questa fattispecie alla casistica di cui al punto c).
Personalmente ho avuto parecchie riprove che il punto d) è concreto e reale. Un solo esempio, risalente a poco tempo fa. Ultima bottiglia di un lotto di sei, acquistata a un costo più che umano un quarto di secolo fa, un Nuits-St-Georges di Alain Michelot 1988 si è proposto in versione del tutto trasfigurata rispetto ai suoi primi “passi” nel vetro. Vediamo il percorso delle bevute:

1) prima bottiglia, ca. 2002: un blocco di ghisa inattaccabile. Profumi: zero. Gusto: sottozero. Tannini in apparenza verdi e duri, dal tocco ruvido. Nessun remoto lato edonistico, ostilità diffusa. Conclusione ovvia: un rosso da uve immature, che rimarrà tale per sempre.
2) seconda bottiglia, ca. 2006: idem.
3) terza bottiglia, ca. 2010: idem.
4) quarta bottiglia, ca. 2016: qualche debole luminescenza, come un pesce abissale appena visibile in un mare di oscurità
5) quinta bottiglia, ca. 2020: espressivo al naso, sui toni di lampone, decisamente più sciolto e flessuoso al gusto. Tannini gustosi, rinfrescanti, tutto meno che abrasivi. Finale, tuttavia, un po’ rigido.
6) sesta e ultima bottiglia, marzo 2026: arioso, appena segnato dalla terziarizzazione, qualche nota di sottobosco, lampone in versione candita, sapore ampio e ritmato, grana tannica sottile, nessun senso di crudezza.
Faccio notare a margine che se in precedenza lo avessi bevuto una sola volta, sarei stato autorizzato a pensare di essere incappato in una bottiglia difettosa. Ma così non è stato. Si trattava manifestamente – almeno per me – del raro caso d).
La foto di apertura è di Thomas Franke su Unsplash.