Il paesaggio nel calice: l’anello mancante della narrazione vitivinicola
Se discipline classiche come la climatologia, la geologia e l’enologia ci permettono di decodificare tecnicamente un vino, la sua narrazione tende spesso ad arrestarsi sulla soglia della cantina, trascurando il paesaggio: l’anello mancante di una comunicazione davvero integrata. Eppure, proprio la dimensione paesaggistica rappresenta per l’Italia un asset competitivo inimitabile, che oggi necessita di un linguaggio proprio per essere pienamente compreso. Non si tratta di una semplice cornice estetica, ma della manifestazione tangibile della sostenibilità nelle sue declinazioni ESG; una perfetta interazione tra economia, società e ambiente, di grande attualità, che si svela allo sguardo ancor prima che il vino incontri il calice.
Oltre il dato tecnico: il risultato di una ricerca innovativa
È possibile che la bellezza di un territorio influenzi il modo in cui percepiamo un vino? Per rispondere a questa domanda, è stata condotta una ricerca sperimentale che ha coinvolto un panel selezionato: 83 degustatori ufficiali e docenti AIS. Sommelier specializzati che contribuiscono alle valutazioni della guida Vitae e alla formazione in regioni chiave come Lombardia, Sardegna, Calabria, Friuli Venezia Giulia e Veneto. Degustatori accomunati dalla stessa formazione, ma con un DNA diverso perché cresciuti in contesti territoriali e paesaggistici profondamente diversificati.
I primi risultati raccolti parlano chiaro: il paesaggio non è un elemento accessorio del vino, ma una componente viva dell’esperienza sensoriale. Per il 53,01% degli intervistati esso rappresenta una componente culturale ed emozionale che riflette l’identità profonda di un territorio.

L’emozione che guida l’analisi
Nonostante il rigore della formazione tecnica che caratterizza le persone coinvolte, emerge come il paesaggio giochi un ruolo determinante nella valutazione e nella costruzione del valore di un vino:
- esperienza memorabile: per il 78,31% degli intervistati, la bellezza del paesaggio amplifica l’esperienza sensoriale.
- predisposizione emotiva: il 43,37% riconosce che il contesto visivo agisce direttamente sullo stato d’animo del degustatore.
- narrativa essenziale: l’80,72% considera il riferimento al paesaggio d’origine una parte essenziale del racconto del vino.
- identità internazionale: ben il 93,98% lo vede come l’elemento distintivo per comunicare unicità e autenticità, travalicando le differenze culturali senza bisogno di intermediazioni.

Le radici della sperimentazione: il contributo del Prof. Agnoletti
Questo studio prosegue l’impegno di AIS sul tema che prese forma già nella Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio 2023. Grazie a questa esperienza è nata l’esigenza di approfondire l’argomento riconducendo questo sforzo nel perimetro di un protocollo di intesa nato tra AIS la Cattedra UNESCO sui Paesaggi del Patrimonio Agricolo, presieduta dal Prof. Mauro Agnoletti.
L’attuale sperimentazione è stata preceduta da una fase formativa propedeutica con il coinvolgimento del titolare della cattedra. Grazie a questo confronto, i degustatori hanno acquisito strumenti critici per guardare al vigneto come patrimonio storico e identitario, gettando le basi per una nuova interpretazione del ruolo del Sommelier.

Prossimi passi: il paesaggio si può degustare?
La curiosità si sposta ora dalla teoria alla pratica. Il prossimo passo della sperimentazione vedrà il panel impegnato in sessioni di degustazione tecnica per verificare se specifici elementi del paesaggio — come le sistemazioni del terreno, le esposizioni, o la preservazione della biodiversità — possano effettivamente emergere come marcatori organolettici riconoscibili. Una sfida che punta a ridefinire il concetto di terroir, confidando che il calice possa rendere giustizia alla complessa rappresentazione che si palesa ai nostri occhi.

Dalla consapevolezza alla tutela: il Premio PRIS
Se la ricerca dimostra che il paesaggio è un valore aggiunto nel calice, diventa allora fondamentale sostenere chi quel paesaggio lo modella e lo conserva ogni giorno. La percezione estetica e culturale studiata in questa sperimentazione trova la sua applicazione concreta nel premio paesaggi rurali storici, istituito dall’Associazione dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico (PRIS) E.T.S.
Il Premio non è solo un riconoscimento, ma un incentivo a politiche e progetti che salvaguardino le pratiche agricole tradizionali e il patrimonio materiale e immateriale dei territori storici italiani. Di seguito i dettagli principali del bando:
- il premio: consiste in una somma in denaro pari a € 2.000,00 e in un attestato ufficiale rilasciato dall’associazione PRIS;
- obiettivi: valorizzazione, recupero e riqualificazione del paesaggio rurale storico (compresi manufatti, edifici tipici, terrazzamenti e sistemi idraulico-agrari);
- chi può partecipare: la procedura è aperta ad amministrazioni pubbliche, associazioni, organizzazioni no-profit, aziende agricole (singole o associate) e privati cittadini;
- requisiti: i progetti devono essere stati realizzati e conclusi da non più di tre anni, oppure essere approvati e in corso di attuazione;
- scadenza: la presentazione delle domande è fissata per il 27 marzo.
La partecipazione è gratuita. Gli interessati possono consultare il regolamento integrale e le modalità di partecipazione disponibili qui di seguito.