Il Piemonte del vino si presenta a Grandi Langhe
Il Piemonte enologico ha indossato l’abito migliore per incontrare oltre settemila operatori professionali, dei quali oltre cinquecento stranieri, e più di trecento tra giornalisti, blogger, podcaster e comunicatori esperti del nettare di Bacco, in occasione della decima edizione di “Grandi Langhe e il Piemonte del vino”. La manifestazione, organizzata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio Tutela Roero, in collaborazione con Piemonte Land of Wine, che riunisce tutte le denominazioni vinicole regionali, ha trasformato le Officine Grandi Riparazioni di Torino in un grande palcoscenico dedicato alle denominazioni, ai territori e ai produttori della regione. 515 le cantine presenti che hanno portato in assaggio oltre tremila etichette, in rappresentanza di tutto il patrimonio vitivinicolo piemontese, spaziando dalle Langhe al Roero e al Monferrato, passando per le denominazioni alpine, gli iconici rossi, i bianchi, gli spumanti e le produzioni più identitarie.
Un evento che cresce e una vetrina strategica
Anno dopo anno, aumenta il gradimento dei produttori per la manifestazione, per più motivi: perché si svolge in regione, a Torino, che è considerata casa, e per l’alto livello qualitativo dell’organizzazione dell’evento, mantenutosi costante negli anni anche nel passaggio da “Grandi Langhe a Grand Piemont” come mi ha declinato in dialetto piemontese un produttore di Langa, confermandosi una piattaforma unica di incontro, confronto e promozione, un evento concepito e organizzato per gli operatori.
“Grandi Langhe è diventato un appuntamento imprescindibile per raccontare il Piemonte del vino nella sua interezza”, ha sottolineato Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land of Wine. “La decima edizione rappresenta un punto di arrivo ma soprattutto di ripartenza. I numeri di partecipazione dimostrano quanto il sistema consortile piemontese sappia lavorare in modo unitario, offrendo una visione comune che valorizza tutte le denominazioni e tutti i territori”.
Soddisfazione condivisa anche da Sergio Germano, presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani: “Grandi Langhe è una vetrina strategica, soprattutto per il dialogo diretto tra produttori e professionisti del settore. Qui si costruiscono relazioni, si approfondiscono le denominazioni e si racconta il lavoro che c’è dietro ogni bottiglia. Essere arrivati alla decima edizione con questi numeri è il segno di un progetto solido e credibile”.
“Grandi Langhe rappresenta oggi un’occasione strategica anche per il dialogo con i mercati internazionali – ha dichiarato Massimo Damonte, presidente del Consorzio Tutela Roero –. L’aumento degli operatori stranieri presenti – ha aggiunto – conferma l’interesse crescente dei mercati internazionali verso il nostro territorio. In una fase in cui il vino piemontese è chiamato a rafforzare il proprio posizionamento all’estero, eventi come questo diventano leve fondamentali per costruire relazioni durature, presidiare i mercati chiave e sviluppare una strategia di crescita solida e condivisa”.
I validi risultati di “Grandi Langhe e il Piemonte del Vino” sono ancora più significativi in una fase in cui da più parti si avanzano dubbi sull’efficacia e l’utilità di piccoli e grandi eventi fieristici.

Comunicare il vino piemontese
L’etichetta “Grandi Langhe” riportata nei virgolettati non è un refuso, ma la vecchia denominazione della manifestazione, ancora molto usata, nata come vetrina dei vini di Langa e cresciuta fino a diventare strumento di promozione dell’intera filiera vinicola piemontese. Non a caso, nel corso dell’edizione 2025 fu lanciata la proposta di usare la Menzione Geografica Allargata “Piemonte”, facoltà ma non obbligo di indicare il nome della Regione in etichetta oltre al nome della denominazione, proposta che alla fine ha convinto tutte le denominazioni piemontesi, grandi e piccole, più famose e ancora da scoprire. I produttori interpellati hanno interiorizzato che la Menzione Geografica Allargata “Piemonte” sarà uno strumento di supporto per coloro che girano il mondo per vendere e comunicare il vino piemontese, consci che i marchi regionali sono facili da ricordare a differenza delle parcellizzazioni territoriali. La Menzione Geografica Allargata “Piemonte” è un unico ombrello, semplice e immediato, che si piazza in cima alle tante e diverse denominazioni di una delle regioni di traino del vino italiano, che rappresenta il 7% del vigneto nazionale, il 12% del valore della produzione vinicola italiana, quasi il 15% dell’export vinicolo nazionale; regione ricca di 19 Docg e 41 Doc, tutelate da 15 Consorzi diversi, che fanno riferimento in gran parte a vitigni storici autoctoni. La modifica è importante, è stata approvata da tutte le denominazioni piemontesi e, a meno di qualche lungaggine burocratica, dovrebbe entrare in vigore con la vendemmia 2026; quindi dal 2027 si potrebbero trovare le prime etichette che aggiungono al nome della denominazione l’etichetta “Piemonte”. E sarà importante che, soprattutto per le denominazioni che hanno dei lunghi periodi di invecchiamento, potrà essere “retroattiva”, e quindi valere per le annate precedenti.

Le nuove annate
In conclusione, posso indirizzarvi qualche mia personale sensazione sulle nuove annate in uscita di Barolo, Barbaresco e Roero. Iniziamo dalla 2022 del Barolo, annata difficile – siccità e caldo hanno spadroneggiato, la 2022 è stata la più siccitosa degli ultimi 70 anni, con 311 millimetri di pioggia caduti tra aprile ad ottobre. Tanto lavoro in vigna con frequenti lavorazioni del terreno per favorire l’assorbimento dell’acqua. Vendemmia breve, concentrata nelle prime due decadi di settembre, con l’obiettivo di preservare i polifenoli ed evitare eccessi di maturazione zuccherina. I vini sono croccanti e dinamici, con una netta riconoscibilità territoriale per gli areali di La Morra, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba e Verduno. Anche l’annata 2023 di Barbaresco non è stata facile a causa della prolungata carenza idrica, ma appare convincente mettendo in evidenza l’eleganza, la succosità e il buon equilibrio organolettico dei campioni. Il Roero è in grande forma: evidenzia precisione stilistica, eleganza e carattere nelle diverse interpretazioni dei produttori.
