Il vino non è più un “club per soli uomini”: la lunga marcia delle sommelier verso la vetta
Un’inchiesta rilanciata dal Taipei Times fotografa l’evoluzione rosa del settore: se un tempo i clienti chiedevano “il vero sommelier” ignorando le donne, oggi figure come Paz Levinson sono icone globali. Cresce la presenza femminile nelle scuole e nei ristoranti stellati, portando approcci innovativi come gli abbinamenti analcolici. Tuttavia, i grandi concorsi internazionali restano ancora una roccaforte maschile difficile da espugnare.
Per decenni, l’immagine del sommelier è stata monolitica: uomo, austero, custode indiscusso della cantina. Oggi, però, quella fortezza maschile sta mostrando crepe sempre più evidenti, grazie a una generazione di donne che ha combattuto per conquistare il proprio spazio al vertice. Come racconta Marine Do-Vale in questo servizio per l’agenzia AFP ripreso dal Taipei Times, il mondo del vino sta diventando meno sessista e più aperto, anche se la parità assoluta, specialmente nel medagliere dei concorsi, è ancora una meta da raggiungere.
La strada non è stata in discesa. Pascaline Lepeltier, oggi un’istituzione come wine advisor al ristorante Chambers di New York, ricorda bene gli esordi, quando “una certa clientela maschile di una certa età” non si fidava di lei, arrivando persino a chiedere di parlare con il “vero” sommelier. Una diffidenza vissuta sulla propria pelle anche dall’argentina Paz Levinson, responsabile dei vini per il gruppo della chef Anne-Sophie Pic. Al suo arrivo in Francia, Paz ha dovuto scontare un doppio pregiudizio: essere donna e non essere francese. “Preferivano un sommelier maschio e locale”, racconta la quarantaseienne.
Eppure, a vent’anni di distanza, entrambe confermano che il paesaggio è mutato. Secondo Fabrice Sommier, presidente dell’Unione dei Sommelier Francesi, la vera apertura della professione è iniziata circa due decenni fa. Oggi le donne rappresentano quasi la metà degli iscritti ai corsi di formazione in Francia, un dato che rispecchia una società in evoluzione. Una tendenza confermata con forza anche in Italia: i dati AIS rilevano che la presenza femminile vale il 41% nei primi livelli del 2025, segno inequivocabile di un interesse culturale e professionale in continua ascesa.
C’è però un soffitto di cristallo che resiste: i premi internazionali. Pascaline Lepeltier resta l’unica donna ad aver vinto il titolo di Miglior Sommelier di Francia e si è classificata quarta al mondiale del 2023. Ma in quella competizione, meno del 10% dei candidati erano donne. Sebbene alcune fuoriclasse come la canadese Véronique Rivest, la danese Nina Jensen e la francese Julie Dupouy abbiano sfiorato la vittoria piazzandosi sul podio negli anni scorsi, nessuna donna ha ancora mai vinto il titolo di Miglior Sommelier del Mondo. “Abbiamo ancora quel primo posto da rivendicare”, afferma combattiva la Levinson in vista della prossima sfida a Lisbona in ottobre.
Se il tetto mondiale non è ancora stato infranto, l’Italia celebra invece un traguardo storico che dimostra come il cambiamento sia già atto: Ilaria Lorini è la nuova Miglior Sommelier d’Italia Premio Trentodoc 2025 di AIS. Un successo che si affianca a quello di altre professioniste italiane che brillano all’estero, come Agnese Morandi, ventottenne sommelier al due stelle Table di Parigi. Formatasi con la Levinson, Agnese incarna la generazione che guarda oltre il genere: “mi sono sempre comportata come se essere uomo o donna non importasse. È la passione che ci unisce”. Grazie alla sua mentore, Agnese ha esplorato territori spesso ignorati, come il pairing analcolico e la carta dei tè.
Resta aperta una questione affascinante: esiste un tocco femminile nel vino? Alexandre Lesieur, docente alla Ecole de Paris des Metiers de la Table, ne è convinto: secondo lui le donne “osano di più con regioni o prodotti di nicchia” e propongono abbinamenti “un po’ più gentili”. Non è d’accordo una delle sue allieve, Pauline Monclus, secondo cui non si tratta di genere ma di personalità individuale.
Al di là delle opinioni, il bicchiere è mezzo pieno. Come conclude Pascaline Lepeltier, che punta a migliorare il suo quarto posto al prossimo mondiale: “l’uguaglianza non è ancora qui e ci sono ancora comportamenti inaccettabili, ma oggi siamo molto più supportate e meno sole rispetto a vent’anni fa”.