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Vino
24/03/2026
Di Fabio Rizzari

L’annata 2025 del vino pregiato in numeri

Liv-Ex ha messo a disposizione agli operatori del settore e alla stampa specializzata il suo mega report per l’anno 2025. Un momento: cos’è Liv-Ex? In estrema sintesi, è uno strumento considerato da molti la “borsa globale del vino pregiato”, vale a dire una sorta di mercato secondario fondato nel 2000 a Londra da due ex agenti di borsa, James Miles e Justin Gibbs.
Liv-Ex opera come una piattaforma di scambio per professionisti (commercianti, brokers, aziende vinicole) di oltre 40 paesi, dove si comprano e vendono bottiglie di cosiddetto fine wine – vini rari e costosi da collezione come i Premier Cru di Bordeaux, i più rarefatti Borgogna o i più ricercati rossi toscani e piemontesi – con transazioni basate su prezzi reali verificati e un codice univoco (LWIN) per ogni vino e annata.

Un cauto ottimismo

Che quadro dipinge il consuntivo dello scorso anno? Dopo tre anni di mesto calo dei principali indici, tre mesi consecutivi di rialzi da settembre generano un cauto ottimismo per il disastrato mercato dei vini di qualità.
L’inqualificabile ed erratica politica del megalomane Trump, che aveva minacciato dazi al 200% sul vino europeo, ha fatto precipitare il valore degli acquisti statunitensi, che a fine 2025 ha toccato l’abisso monstre di -43,6% sul 2024.
L’Europa se l’è cavata trovando nuovi compratori nel mercato interno e in Asia: gli europei compensano infatti il delirio trumpiano con acquisti superiori del 48,2% rispetto al 2024. En passant, in questo quadro la Toscana ha beneficiato di una crescita da acquisti UE pari addirittura al +103,9%.

Bordeaux e Borgogna

Ancora più chiaroscurale la situazione del vino di Bordeaux: la quota media di scambi sul totale Liv-Ex è calata ulteriormente rispetto all’anno precedente, passando dal 36,3% al 35,5%, e la regione appare in una fase di possibile svolta epocale. La campagna en primeur del 2024 è stata infatti un vero disastro: le vendite presso i principali commercianti specializzati britannici sono precipitate del 60%, con i collezionisti che hanno mostrato una completa apatia nonostante molti produttori abbiano tagliato i prezzi in modo significativo. Di conseguenza i “merchant” hanno criticato apertamente certi prezzi di uscita dei maggiori Château, limitandosi poi a offrire una selezione ridotta di vini. Nonostante questo, l’indice relativo ai Premier Cru e agli Château più celebrati (Fine Wine 50), mostra segnali di rialzo, e la prospettiva anche per gli altri bordolesi “appare nettamente migliore rispetto a sei mesi fa”.
Quanto alla Borgogna, la quota di scambi scende dal 22,5% al 21,4%, con una chiara divergenza tra il segmento più inarrivabile come prezzi (rappresentato dall’indice Burgundy 150) e il resto della regione. Al vertice del mercato domanda e offerta iniziano a riequilibrarsi, con i prezzi che – dopo molti anni di quotazioni stellari e una brusca flessione dal 2023 – vanno trovando una certa stabilizzazione. Nelle fasce meno prestigiose, invece, l’eccesso di offerta persiste, senza segnali di miglioramento immediato.

La resilienza di Italy 100

Per l’Italia l’indice Italy 100 si presenta in modo sorprendentemente resiliente nonostante lo scenario da incubo apparso ad aprile con i dazi USA. Nei 15 mesi precedenti gli acquirenti americani avevano rappresentato il 43,2% del valore totale degli acquisti di vino italico; nel secondo trimestre quel valore è crollato del 63,7% rispetto al primo, portando l’Italia 100 a -2,9%. A fine anno, tuttavia, il valore totale degli scambi di vini italiani risulta positivo (+0,5%), grazie soprattutto all’aumento degli acquisti europei di vini toscani. Questo si riflette nella scomposizione interna dell’indice: le voci toscane sono in territorio positivo (+0,5%), mentre quelle piemontesi sono in calo (-4,6%).
Tra i – chiamiamoli brutalmente – “marchi”, seguendo l’impostazione aridamente mercantile del report, Lafite-Rothschild è in testa per valore; mentre Sassicaia/Tenuta San Guido è al secondo posto nel Power 100 e al quarto per scambi.
Infine, secondo gli autori Liv-Ex le prospettive per il 2026 fanno immaginare un mercato cosiddetto “bump along the bottom” (ovvero piuttosto piatto) tutto l’anno: prezzi stabili, senza cadute né fiammate speculative.
Se poi tali previsioni si avvereranno, sarà ovviamente tutto da verificare.

La foto di apertura è di The Storyteller Agency.co su Unsplash.

Fabio Rizzari
Fabio Rizzari

Giornalista professionista. Si è dedicato dalla fine degli anni Ottanta ad approfondire i temi della degustazione e della critica enologica professionale. Ha collaborato con Luigi Veronelli Editore, casa specializzata in critica enologica e gastronomica, e dal 1996 ha lavorato come redattore ed editorialista presso il Gambero Rosso Editore. È stato collaboratore e redattore per la Guida dei Vini d’Italia edita da Gambero Rosso Editore e Slow Food. È stato per diversi anni curatore dell’Almanacco del Berebene del Gambero Rosso Editore. È stato titolare, in qualità di esperto di vino, di diverse rubriche televisive del canale tematico Gambero Rosso Channel. È stato relatore per l’AIS, Associazione Italiana Sommelier. È stato membro del Grand Jury Européen. Dal 2003 al 2015 è stato curatore, insieme a Ernesto Gentili, della Guida I Vini d’Italia pubblicata dal gruppo editoriale L’Espresso. Del 2015 è il suo libro “Le parole del vino”, pubblicato dalla Giunti, casa editrice per la quale ha firmato anche – insieme ad Armando Castagno e Giampaolo Gravina – “Vini da scoprire” (2017 e 2018). Con gli stessi due colleghi è autore del recente “Vini artigianali italiani”, per i tipi di Paolo Bartolomeo Buongiorno. Scrive per diverse testate specializzate, a cominciare da Vitae, il periodico ufficiale dell’AIS. È relatore per l’Accademia Treccani.

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