La ricerca al centro
La ricerca scientifica si configura come alleato imprescindibile per la promozione di pratiche ecocompatibili in grado di aumentare la resilienza agricola e garantire la perdurabilità delle produzioni agroalimentari.
In ambito vitivinicolo obiettivi di sostenibilità, resistenza e precisione sono focali in un periodo storico come questo, caratterizzato da sfide fitosanitarie e climatiche, contestuali a variazioni delle tendenze di consumo.
L’Università del Salento, in stretta collaborazione con gli atenei di Bari, Foggia, Salerno e Basilicata ha presentato i risultati di quattro progetti di ricerca PRIN 2022 PNRR (Progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale) dedicati all’innovazione della produzione agroalimentare, nella stretta correlazione tra benefici ambientali ed economici per il settore (e per noi tutti).
Collaborare innanzitutto
Gli studi in questione sono partiti nel 2022, ad opera di un network di atenei del Sud Italia, con particolare centralità dell’Università del Salento, da anni in fermento grazie all’attività del suo Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali.
La rassicurante presenza nel team di giovani ricercatori ha segnato il passo delle quattro attività sviluppate.
Durante la giornata di presentazione nel capoluogo salentino, il coinvolgimento degli stakeholder della filiera ha posto l’accento sull’alleanza tra il mondo scientifico e gli attori del comparto, attraverso un atto collettivo di responsabilità e speranza.
Le quattro ricerche nel dettaglio
U-VINE: nutrire il suolo, nutrire il futuro
Coordinatore scientifico: Prof.ssa Laura Rustioni, Università del Salento
Il progetto U-VINE si propone di testare l’utilizzo del compost da rifiuti organici in viticoltura per migliorare la fertilità del suolo e la produttività del vigneto.
Attraverso diverse tecniche di gestione, come l’interramento o la pacciamatura, mira a ottimizzare l’uso del rifiuto di scarto organico, che diventa risorsa preziosa per il viticoltore, nel pieno concetto di economia circolare.
L’assunto di base è che il compost ottenuto dalla raccolta differenziata della frazione organica del rifiuto solido urbano possa essere considerato sia un fertilizzante che un ammendante agricolo, con molteplici effetti positivi sul terreno.
Grazie all’impiego di strategie avanzate di analisi dei dati e approcci metodologici variegati sono stati forniti risultati complementari su ecofisiologia e microbiologia dei suoli trattati.


WIN-RIESCO: gestire i rischi per una filiera sostenibile
Coordinatore scientifico: Prof. Pier Paolo Miglietta, Università del Salento
WIN-RIESCO è il frutto di una ricerca a forte caratterizzazione interdisciplinare.
Sviluppa un sistema di supporto decisionale che parte dall’analisi integrata di tutte le fasi produttive della filiera vitivinicola. L’obiettivo è mettere a disposizione delle aziende un gestionale capace di integrare dati eterogenei in un unico sistema, superando la frammentazione della supply chain e sostenendo il management nelle strategie operative. Questo approccio innovativo consente di prevenire – grazie all’uso del software – i rischi d’impresa lungo l’intera filiera produttiva, a garanzia della stabilità degli approvvigionamenti e della business continuity.


RESCUE-NETS: protezione delle colture sostenibile
Coordinatore scientifico: Prof. Giacomo Scarascia Mugnozza, Politecnico di Bari
Come affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico e dagli eventi meteorologici estremi ottimizzando l’uso delle reti per la protezione delle colture?
A questa domanda risponde RESCUE-NETS, che ha meticolosamente caratterizzato il design e le performance tecniche di alcune reti agricole in commercio. Lo studio fornisce informazioni utili per il miglioramento della loro progettazione e indicazioni che consentono all’operatore di orientarsi nella scelta che meglio tutela le diverse colture da stress biotici (con l’uso, ad esempio, di reti anti-insetto) e abiotici (con reti anti-pioggia, per citarne un modello). Scelte più consapevoli che garantiscono, al contempo, sicurezza alimentare e nutrizionale.

CeLeBre: innovazione nei processi alimentari
Coordinatore scientifico: Prof.ssa Antonia Tamborrino, Università degli Studi di Bari
Lo studio dell’applicazione dei Campi Elettrici Pulsati (PEF) nel settore alimentare è protagonista di questa linea di ricerca.
La tecnologia in questione – approvata da OIV come pratica enologica nel 2020 – ha il potenziale di ottimizzare i processi di estrazione nei settori oleario e vitivinicolo, tramite elettroporazione cellulare. Tale processo fisico permette di bucare le membrane cellulari per far uscire sostanze nutraceutiche, incrementando estrazione e valori nutrizionali, qualità e freschezza, migliorando la stabilità del mosto e riducendo time to market e relativi costi di produzione.


Voce alla comunità
Oltre alla presentazione dei progetti, l’evento che si è tenuto a Lecce, ha offerto spazi di discussione tra i professionisti pugliesi del settore, aprendo a una visione collaborativa, con l’università che funge da collettore.
“Di fronte alle sfide bisogna allearsi, pensare insieme e costruire collettivamente il futuro” afferma il Dott. Giuseppe Baldassarre, Responsabile del Comitato Tecnico Scientifico di AIS Italia. “La sostenibilità è un concetto di reciprocità e sta alla base di una visione nuova e vincente della vitivinicoltura”.

Take home message
Sostenere l’agricoltore nell’approccio al vigneto – identificato come agrosistema complesso, nonché risorsa per le generazioni future – significa istruirlo su come ogni suo gesto incida sulla salute del suolo, strettamente correlata alla qualità finale del vino, nella costante variabile degli andamenti stagionali.
Orientarsi verso un concetto di benessere dell’ecosistema è ormai improcrastinabile.
Le università pugliesi, attraverso iniziative come quella presentata, dimostrano di muoversi coese in questa direzione.
Non è un caso che lo stesso termine “coltivare” riguardi, in senso più ampio, lo sforzo costante e durevole atto a creare e proteggere qualcosa nel tempo.
La strada è ancora lunga, ma la ricerca – intesa come patrimonio comune – è motore di resilienza, quando nutrita con risorse, partecipazione e fiducia.