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Personaggi e Storie
27/03/2026
Di Redazione AIS

L’addio a Michel Rolland: l’enologo che ha ridisegnato i confini del vino

Il panorama enologico internazionale perde una delle sue figure più influenti con l’improvvisa scomparsa del celebre consulente francese. Wine Spectator ripercorre le tappe fondamentali di un professionista che ha saputo rivoluzionare l’approccio tecnico in cantina. Dalla nativa Bordeaux fino alle vette delle Ande argentine, la sua inconfondibile firma stilistica ha segnato un’intera epoca produttiva. Una profonda riflessione sull’eredità tecnica e umana lasciata a tutti noi da uno dei padri assoluti della moderna vitivinicoltura mondiale.

La redazione accoglie con profondo cordoglio la notizia, diffusa dalla testata americana Wine Spectator attraverso la penna di James Molesworth, della scomparsa di Michel Rolland. Il celebre enologo e consulente, il cui incalcolabile impatto si è irradiato dal suo storico laboratorio di Libourne fino a raggiungere ogni angolo del pianeta vitivinicolo, ci ha lasciati nelle prime ore del 20 marzo 2026 a causa di un infarto, all’età di settantotto anni.

Nato alla vigilia di Natale del 1947 presso lo Château Le Bon Pasteur, tenuta di famiglia a Pomerol, Rolland è cresciuto respirando la cultura rurale della Riva Destra bordolese, un mondo per lui ben distante dall’aristocrazia dei blasonati châteaux del Médoc. Dopo essersi diplomato all’Institut d’Oenologie di Bordeaux nel 1972, ha fondato l’anno successivo il suo laboratorio di analisi insieme alla moglie Dany, compagna di studi e di vita. Quel progetto, divenuto poi celebre come Rolland & Associés, avrebbe consacrato la sua figura nell’olimpo dei grandi maestri del vino, trasformandolo nel pioniere indiscusso di quella ristretta cerchia di professionisti che la stampa anglosassone avrebbe poi ribattezzato flying winemakers.

L’ascesa globale e l’arte suprema dell’assemblaggio

L’apice della sua carriera si colloca a cavallo tra la metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila, un decennio in cui Rolland si è affermato come il consulente più ricercato al mondo. Il suo intervento tecnico è stato determinante per risollevare le sorti qualitative di Bordeaux dopo le incertezze degli anni Settanta, ma la sua vera consacrazione è avvenuta all’estero. Ha rappresentato una forza trainante per la nascita dei grandi Cabernet “cult” della Napa Valley, collaborando con icone del calibro di Harlan, Dalla Valle e persino con la Robert Mondavi Winery. Come ricorda commosso Bill Harlan ai microfoni della rivista americana: abbiamo lavorato con lui per trentotto lunghi anni e, sebbene a volte emergessero delle naturali tensioni su quale fosse la direzione stilistica migliore, quel confronto era prezioso perché entrambi eravamo animati dalla medesima, inesauribile ricerca dell’eccellenza.

La dote che lo ha reso universalmente celebre era una prodigiosa abilità nell’assemblaggio, un talento capace di conferire ai vini dei suoi clienti una texture vellutata, un profilo avvolgente e un cuore di frutto generoso ed edonistico. Il collega Paul Hobbs, che lo conobbe in Argentina alla fine degli anni Ottanta, ne ricorda la dedizione instancabile e l’ironia pungente: lavorava ininterrottamente dall’alba fino al pranzo, scherzando sul fatto che, senza di lui, sarei stato io il consulente numero uno al mondo. Fu proprio in Argentina che Rolland compì uno dei suoi miracoli più duraturi, insegnando ai produttori locali a smussare le antiche rusticità del Malbec per esaltarne invece il profilo fruttato e suadente, trasformando così una varietà locale in un clamoroso successo commerciale sul florido mercato statunitense. L’amore per quella terra sudamericana fu così viscerale da spingerlo ad avviare, insieme alla moglie e ad altri partner francesi, il celebre progetto Clos de los Siete nella Valle de Uco, guadagnandosi la stima e l’affetto di intere generazioni di produttori andini, come testimoniato dalle affettuose parole di Laura Catena.

L’impatto sull’Italia e il dibattito sul terroir

L’onda lunga della visione di Michel Rolland ha investito con forza anche l’Italia, dove le sue consulenze hanno affiancato e ispirato numerose cantine di prestigio, dal Piemonte fino alla Toscana e al meridione. Nel nostro Paese, il suo approccio rigoroso ha spinto un’intera generazione di enologi e produttori a modernizzare le proprie cantine, abbandonando le ossidazioni precoci e le estrazioni approssimative in favore di una ricerca quasi maniacale della maturità polifenolica e di una gestione oculata dei legni di affinamento. Il suo esempio ha insegnato ai nostri vignaioli che l’eccellenza in bottiglia richiede una pulizia formale ineccepibile, elevando gli standard competitivi del grande vino italiano sui complessi mercati internazionali.

Tuttavia, come spesso accade alle figure di tale caratura, la sua impronta stilistica non è stata esente da feroci critiche. Con il passare del tempo, una frangia crescente di degustatori e produttori ha iniziato a percepire il suo tocco, fatto di maturazioni spinte e legni nuovi evidenti, come eccessivamente omologante, accusandolo di mascherare l’unicità del terroir in nome di una morbidezza standardizzata e compiacente. A partire dal 2010, alcune tenute storiche di Bordeaux hanno persino scelto di interrompere la collaborazione per virare verso stili più tesi e austeri. Eppure, il suo storico collaboratore Julien Viaud ci ricorda come Rolland fosse, prima di tutto, un uomo di campagna, profondamente pragmatico: le sue scelte in fase di assemblaggio non erano mai dettate dalle mode del momento, ma rispondevano a una logica ferrea volta a valorizzare ciò che la terra aveva offerto in quella specifica annata.

Vendute le quote di maggioranza del suo storico laboratorio nel 2020 e cedute gran parte delle tenute di famiglia a gruppi d’investimento internazionali, Rolland aveva mantenuto negli ultimi anni la supervisione dei progetti più intimi, affiancato fino all’ultimo dall’inseparabile Dany. Oltre alla moglie, lascia il fratello Jean-Daniel, due figlie e cinque nipoti, ma soprattutto lascia a noi sommelier e a tutto il mondo del vino l’eredità indelebile di un uomo che, accorciando le distanze tra i continenti, ha innalzato per sempre il livello tecnico della nostra amata professione.

Redazione AIS
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