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Territori del Vino
30/05/2026
Di Redazione AIS

L’anima vulcanica del Lazio: quando il cratere diventa grande vino

Nel suo ultimo reportage per Forbes, la giornalista Layne Randolph esplora la silenziosa eredità vulcanica dei terroir laziali. Attraverso un suggestivo parallelismo con l’Etna, l’articolo illustra come le antiche eruzioni abbiano forgiato un ecosistema unico. Tra le sponde dei laghi craterici e i rilievi di Cori, cantine d’eccellenza stanno esaltando vitigni autoctoni storici. Il risultato è una rinascita enologica che cattura nei calici l’energia minerale e inesauribile della terra.

L’eredità nascosta del Centro Italia

Il paesaggio che si ammira dalla cima dell’Etna, in Sicilia, ha un sapore squisitamente lunare. La vista è dominata da una rada vegetazione e da una terra nera e polverosa, interrotta soltanto da improvvise ed esplosive macchie di verde brillante che si fanno strada attraverso la cenere. Nessuno si sorprende nello scoprire che questo suolo sia di origine vulcanica: la montagna, dopotutto, erutta ancora oggi con una forza teatrale che affascina il mondo intero. Come sottolinea la giornalista americana Layne Randolph in un approfondito reportage pubblicato nella sezione lifestyle della prestigiosa testata americana Forbes, i vini siciliani attirano gli appassionati per la loro vibrante acidità e la spiccata componente minerale, tanto che per la denominazione etnea in molti prevedono un imminente passaggio alla più rigorosa e prestigiosa classificazione Docg.

Eppure, la grande narrazione vulcanica italiana non si esaurisce affatto sull’isola. L’intera penisola è stata plasmata nel corso di centinaia di migliaia di anni da un’incessante attività sotterranea. Se giganti come il Vesuvio e lo Stromboli continuano a farsi sentire, altri vulcani sono scomparsi da tempo, lasciando in eredità ceneri, colate laviche, tufo e suoli ricchissimi di minerali capaci di influenzare in modo determinante i calici contemporanei. È in questo contesto che si inserisce il Lazio, una regione la cui identità geologica, per quanto meno turbolenta ed esplosiva di quella siciliana, si rivela oggi uno dei segreti meglio custoditi dell’enologia nazionale. La Randolph, che porta con sé un bagaglio culturale costruito vivendo tra Roma, Firenze e Torino e collaborando con riviste del calibro di Decanter e Wine Enthusiast, guida il lettore in un viaggio visivo e sensoriale, abilmente corredato nell’articolo originale da suggestivi frammenti video che mostrano la quieta imponenza dei bacini lacustri di origine vulcanica.

Il respiro millenario dei Colli Albani

Ciò che rende il Lazio così interessante è proprio la sua natura sotterranea e silenziosa. I suoli della regione si sono sviluppati nel corso dei millenni attraverso le ripetute eruzioni dell’antico sistema dei Colli Albani e di altri centri limitrofi. La nostra redazione sa bene come i romani cerchino da sempre refrigerio estivo in queste zone scappando dall’afa cittadina, ma la vera magia si compie sotto terra: questi terreni drenano l’acqua in modo eccellente, trattenendo al contempo l’umidità necessaria per aiutare le viti a superare le torride estati mediterranee. A una quindicina di chilometri a sud-est della Capitale, i laghi di Albano e Nemi offrono una testimonianza spettacolare di questo passato. Si sono formati quando l’acqua piovana e le falde acquifere hanno riempito i crateri ormai estinti, conservando intatta la perfetta e suggestiva geometria circolare di quelle antiche bocche di fuoco.

Oltre la cornice romantica dei laghi, l’intera fascia che si estende da Roma fino alla costa pontina è intrisa di materiale lavico. Per secoli, l’influenza di queste terre è stata in gran parte trascurata dalle logiche produttive, ma oggi un numero crescente di viticoltori ne sta orgogliosamente rivendicando l’appartenenza. Nel comprensorio dei Castelli Romani e di Frascati, il terreno è il fulcro indiscusso della tradizione dei grandi bianchi. L’azienda Jacobini, situata proprio nei pressi dei bacini di Nemi e Albano, descrive l’anima dei propri vigneti sottolineando un dettaglio fondamentale: le radici affondano in una combinazione di ceneri e piccole rocce che creano un ecosistema ricco di magnesio, semplicemente perfetto per la viticoltura di qualità.

Scienza e vitigni autoctoni per il rinascimento di Cori

La ricerca dell’eccellenza passa inevitabilmente da uno studio rigoroso del suolo. La cantina Ômina Romana, ad esempio, ha collaborato a stretto contatto con vulcanologi e geologi di atenei italiani e tedeschi per mappare la composizione dei propri terreni e massimizzarne l’impatto sui filari. Secondo i loro studi, il buon drenaggio, la ritenzione termica e l’alto contenuto di minerali generano piante vigorose e resilienti, capaci di regalare vini dal carattere pieno, eleganti, longevi e dalla inconfondibile vena sapida.

Questa spinta verso la consapevolezza geologica trova la sua massima espressione spingendosi verso il sud della regione, dove l’antico vulcano laziale continua a plasmare il terroir di Cori. Qui, cantine storiche come Cincinnato e Marco Carpineti coltivano i propri vigneti su colline figlie dell’antico sistema albano. È il regno di varietà autoctone come il bellone e il nero buono, uve che stanno finalmente conquistando un pubblico vasto e internazionale, ben oltre i confini regionali. Il loro successo corre in parallelo alla crescente curiosità globale per i vini vulcanici, un tema molto caro all’autrice del pezzo che, non a caso, sta per pubblicare un libro con il Consiglio d’Europa intitolato proprio al legame indissolubile tra il vino e la cultura dei popoli.

Se in Sicilia la lava continua a scorrere impetuosa, nel Lazio il fuoco si è spento da tempo, trasformandosi in dolci colline pettinate dai filari e placidi specchi d’acqua. Eppure, l’impatto di quell’energia primordiale resta saldamente incastonato nella terra, garantendo struttura e spessore a ogni sorso. I vignaioli laziali hanno finalmente imparato ad ascoltare la voce antica di questo territorio, traducendola in un’identità enologica chiara, definita e profondamente vulcanica.

Redazione AIS
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