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Paesaggio
20/05/2026
Di Romina Gobbo

Le colline del Prosecco, Patrimonio Unesco e viticoltura eroica

Una storia secolare che ha nel suo DNA scarpe sporche di terra, mani callose, sudore e tanta passione. Fino a plasmare colline incantate dalla formidabile tavolozza di colori, dove i vigneti coesistono con macchie boschive, terreni agricoli, siepi e filari di alberi. Sono i mille volti di un territorio che offre un mix di natura, cultura, architettura, arte, letteratura ed enogastronomia. Benvenuti nell’Alta Marca trevigiana, sulle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, che hanno dato il nome al vino simbolo dell’Italia nel mondo, e che dal 2019 sono Patrimonio Unesco. Lo sguardo si posa subito sul paesaggio, ondulato in maniera armoniosa. Le colline, che si trovano nel nord-est d’Italia, si sviluppano su un’altitudine che varia dai 50 ai 500 metri sul livello del mare, e si caratterizza per la viticoltura “eroica”, praticata sui tipici pendii scoscesi. A rendere uniche queste colline è proprio la straordinaria architettura dei vigneti con i caratteristici “ciglioni”, terrazzamenti scolpiti sui fianchi dei rilievi senza muretti a secco, né sostegni artificiali, per regolare il deflusso delle acque e preservare l’equilibrio del suolo. A ridosso delle dorsali e sulle creste (hogback) fanno capolino piccoli villaggi, borghi, case coloniche, insediamenti e, naturalmente, aziende agricole.

Cal Monda e la viticoltura eroica

Come Cal Monda a Pieve di Soligo, dei fratelli Alberto, Stefano e Massimo Dalla Betta. «Ci troviamo all’interno dell’area originale dove è nato il Prosecco, costituita originariamente da quindici comuni (Valdobbiadene, Miane, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, Follina, Cison di Valmarino, Refrontolo, San Pietro di Feletto, Revine Lago, Tarzo, Vidor, Vittorio Veneto, Conegliano, Susegana, San Vendemiano), poi ampliata fino ad arrivare in Friuli Venezia Giulia – spiega Alberto, il cui ruolo è quello di illustrare l’azienda agli ospiti, in questo caso a noi giornalisti di Italian Travel Press, mentre Stefano si occupa del commerciale e Massimo è lo chef, specializzato nello spiedo –. Questi quindici comuni si trovano in due aree talmente diverse da far cambiare la denominazione del vino in bottiglia. Nella zona nuova o “zona buffer-cuscinetto”, un’estensione complessiva di 9.769,80 ettari (Conegliano, Susegana, San Vendemiano) si produce solo Prosecco DOC, cioè Prosecco di Origine Controllata, mentre per quanto riguarda la zona vecchia, o “zona core”, un’estensione complessiva di 9.197,45 ettari (Valdobbiadene, Miane, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, Follina, Cison di Valmarino, Refrontolo, San Pietro di Feletto, Revine Lago, Tarzo, Vidor, Vittorio Veneto), il Prosecco è DOCG, ovvero di Origine Controllata e Garantita. Nella denominazione è scritto Superiore, perché questo vino è il migliore: estremamente profumato, con un corpo leggero ma allo stesso tempo formato, dotato di salinità e una sua parte tannica, in un equilibrio estremamente piacevole. In questa area c’è un particolare terroir. Significa che la grande varietà del suolo, a cui si aggiungono la particolare acidità dovuta allo scambio termico fra collina e pianura, e la lavorazione al 70% a mano (600 ore di lavoro all’anno, cioè quattro volte il tempo impiegato per una viticoltura meccanizzata) fanno sì che ogni cantina produca un vino di gusto diverso. Nella zona nuova, dove tutti i vigneti sono piantati molto bassi per poter essere lavorati a macchina, a parità di ettaro, si può arrivare a produrre il 30% in più rispetto alla zona vecchia, ma la qualità è ben diversa. Infatti, il vino qui prodotto è standard ed è destinato più all’esportazione. Tra le due aree si producono 800 milioni di bottiglie all’anno».

Alberto, Stefano e Massimo Dalla Betta

Qualità del prodotto e attenzione all’ambiente

Cal Monda ne produce 20mila all’anno con tre ettari di terreno, una micro-cantina che si caratterizza per la qualità del prodotto e l’attenzione all’ambiente.
«Siamo l’unica cantina nel territorio del prosecco che produce entrambe le denominazioni utilizzando il metodo Martinotti, dal nome dell’enologo che a fine Ottocento inventò le cisterne in acciaio che consentono di controllare pressione, temperatura e fermentazioni – continua Alberto –. Pratichiamo la vendemmia scalare, una tecnica di raccolta manuale che consiste nel raccogliere i grappoli all’interno dello stesso vigneto in momenti diversi, cioè quando sono perfettamente maturi, e quindi qualitativamente migliori. Cerchiamo di non usare chimica, perché dove c’è un’elevata biodiversità, le piante sono più resistenti. Quello del 2025 è un vino in assenza di fitosanitari. Non trattiamo sotto pianta con il diserbante per non uccidere gli insetti. In cambio, ne riceviamo un servizio importantissimo. La forbicina si mangia circa cento afidi al giorno; la coccinella ne mangia cinquanta. Il porcellino di terra assorbe i metalli pesanti. Usiamo la tecnica agronomica naturale del sovescio con i fiori, che consiste nel seminare piante da fiore ed erbe – come trifoglio e calendula -, per tagliarle e interrarle nel terreno durante la fioritura, creando così un “concime verde” che arricchisce il suolo e nutre gli insetti impollinatori. Sulle foglie della vite spruzziamo solo fitofortificanti, sostanze naturali che ne stimolano il sistema immunitario».

L’impegno per l’ambiente dei Dalla Betta sta anche nel sensibilizzare i ragazzi delle scuole. A loro viene chiesto di realizzare degli “hotel” per gli insetti. Ma, se per i più piccoli è un gioco didattico, per gli studenti del liceo artistico “Bruno Munari” di Vittorio Veneto, si tratta di un vero e proprio progetto di design. Il migliore viene premiato ogni 22 maggio, Giornata mondiale della biodiversità. Quest’anno l’evento vedrà la partecipazione di Paolo Verri, direttore della Fondazione Arnoldo e Paolo Mondadori, accompagnato da Filippo Solibello, storico conduttore di Caterpillar su Rai Radio2, che ha promosso la campagna “M’illumino di meno”, sul risparmio energetico.

Una storia di famiglia

Il Prosecco Superiore DOCG di Cal Monda sa di famiglia. Una famiglia che arriva dal settore dell’arredamento e poi approda al vino. E oggi è resa eterna dalle etichette. Vètor, il nonno, dà il nome all’Extra Brut, senza zuccheri aggiunti (13 euro). Sandàn (il ceppo di provenienza della famiglia) è il Brut, con 8-9 grammi di zucchero a litro (12 euro). Papà Nani (diminutivo di Giovanni) dà il nome all’Extra Dry, circa 16 grammi di zucchero aggiunto a litro (12 euro); il Rosso Marca Trevigiana IGT si chiama Memama, perché dedicato alla mamma (16 euro). Poi c’è il Brut Nature (14 euro), mantenuto sui propri lieviti. In vendita anche alcuni prodotti: grissini e biscotti al prosecco, la giardiniera di Treviso in agrodolce senza conservanti, il miele in micro-vasetti, l’olio (150 litri l’anno), la grappa.    

La crescita del turismo

«Il 2025 suggella una crescita del turismo graduale, equilibrata, rispettosa del territorio. Chiudiamo con +7,3% di arrivi e +8,5% di presenze. Questo andamento positivo conferma che le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono un modello di sviluppo che funziona. Il +17% dell’extralberghiero e il +10,5% degli arrivi dall’estero dimostrano che la nostra offerta intercetta un turismo internazionale che predilige la vacanza “lenta”, in strutture di accoglienza immerse nel paesaggio e a conduzione familiare. La crescita delle presenze superiore a quella degli arrivi indica inoltre soggiorni più lunghi e quindi un maggiore valore economico che resta sul territorio», afferma Marina Montedoro, presidente della “Associazione per il Patrimonio delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene”, che ha sede nella prestigiosa Villa dei Cedri di Valdobbiadene. «La motivazione per la quale le nostre colline sono diventate patrimonio mondiale – continua Montedoro – è legata al paesaggio rurale, modellato dall’interazione uomo-ambiente, merito di una viticoltura eroica presente in questo territorio dall’epoca romana».   

«Di recente le colline si sono dotate di un cammino di 51 chilometri – spiega Giovanni Carraro, appassionato di montagna, scrittore e giornalista, che ha mappato e progettato i sentieri dell’area UNESCO –. Articolandosi però in un continuo saliscendi, non sono adatte a tutti. Così, abbiamo realizzato anche il primo percorso accessibile, “Da Castello a Castello”: collega il Castello di San Salvatore di Susegana al Castello di Collalto. È un tracciato di 6,4 chilometri fruibile anche da passeggini e sedie a rotelle, e rappresenta un esempio concreto di turismo inclusivo e sostenibile. In parte asfaltato e in parte su fondo naturale, presenta un dislivello contenuto e consente a tutti di vivere un’esperienza immersiva tra vigne, borghi storici, castelli, abbazie, memorie della Grande guerra (trincee, gallerie e postazioni militari), e natura».  
«Essere un sito UNESCO significa avere una notevole serie di vantaggi – conclude il Site Manager dell’Associazione Colline del Prosecco, Federico Della Puppa –, ma anche una grande responsabilità. Ci chiede di conservare le qualità del paesaggio a oggi esistente, migliorandolo attraverso una tutela e gestione sostenibile e una visione a lungo termine. Pertanto, con il riconoscimento UNESCO si accetta anche ciò che comporta in termini di responsabilità».

Photo credits: Michela Condurache e Romina Gobbo

Romina Gobbo
Romina Gobbo

Sono giornalista professionista freelance e scrittrice. Scherzando sul mio cognome, mi definisco una gobbtrotter, per i miei frequenti viaggi, soprattutto in Africa sub-sahariana e Medio Oriente. Scrivo di estero in particolare come editorialista del Giornale di Brescia. Sono esperta di mondo arabo e islamico e mi occupo di relazioni Medio Oriente-Occidente, dal punto di vista culturale, artistico, gastronomico. Sono commissaria d’esame agli esami di abilitazione professionale per giornalisti e docente a contratto di comunicazione al Master in Management dei servizi socio-sanitari all’Università degli Studi di Verona. Sono nel direttivo dell’Argav (Associazione regionale giornalisti agroalimentari e ambientali del Veneto e Trentino-Alto Adige), gruppo di specializzazione dell’Associazione regionale della Stampa, e membro di Italian Travel Press (ITP), associazione nazionale che riunisce giornalisti esperti di viaggi, turismo, enogastronomia.

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