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Personaggi e Storie
20/01/2025
Di Redazione AIS

L’effetto Taylor Swift sul vino: basta un fotogramma per svuotare le cantine di Sancerre

Le vendite di Sancerre sono impennate negli Stati Uniti dopo una breve apparizione in un documentario di Taylor Swift, confermando il potere della “Swiftonomics” anche nel calice. Wine Enthusiast analizza come la cantante stia guidando il sorpasso storico dei vini bianchi sui rossi e avvicinando i Millennials a un consumo di qualità e consapevolezza. Un fenomeno che premia la ricerca di “storie” e autenticità rispetto ai brand industriali, offrendo una boccata d’ossigeno a un mercato globale in cerca di nuovi eroi.

C’è un tocco di Mida che trasforma in oro — o in questo caso, in vendite record — tutto ciò che Taylor Swift sfiora, e il mondo del vino non fa eccezione. L’ultima frontiera della cosiddetta “Swiftonomics”, ovvero l’impatto sismico della popstar sui mercati di consumo, riguarda il Sancerre. Come riporta Andrea E. McHugh sulle colonne di Wine Enthusiast, è bastata un’inquadratura di pochi secondi nel recente documentario della cantante, The End of an Era, per scatenare i fan: i “detective” del web hanno identificato la bottiglia come un Domaine de Terres Blanches e, nel giro di pochi giorni, le scorte statunitensi di quel vino sono state letteralmente prosciugate.

Non è un mistero che la cantautrice abbia un debole per il nettare di Bacco, avendo intessuto riferimenti enologici in quasi venti delle sue canzoni e persino nel processo creativo, come rivelato dalla collega Gracie Abrams a proposito del brano scritto insieme nel 2024 tra “Cosmos e vino”. Tuttavia, l’endorsement per i bianchi risale almeno al 2019 quando, ospite di Ellen DeGeneres, Swift indicò proprio il Sancerre, insieme al Pinot Grigio e al Sauvignon Blanc, come sue scelte predilette per una cena.

Questa preferenza non è solo un vezzo da star, ma lo specchio di un cambiamento tettonico nei consumi. Secondo i dati NIQ citati dalla testata americana, i vini bianchi hanno superato i rossi per la prima volta in oltre trent’anni, trainati proprio dalle varietà amate dalla cantante. Per Nick Daddona, sommelier avanzato e fondatore di WineKey, il legame è evidente: c’è una chiara correlazione tra la “Swiftonomics” e l’ascesa di vini freschi e luminosi. Daddona ha persino dovuto rivedere la carta dei vini per il prossimo Boston Food & Wine Festival, aumentando drasticamente la presenza di etichette bianche rispetto agli anni ’90, per soddisfare una domanda che cerca bevibilità e mineralità, in netta controtendenza rispetto ai rossi strutturati del passato.

In un’economia vinicola globale che soffre e cerca disperatamente buone notizie, i bianchi rappresentano un faro di speranza. Alexandra Shaughnessy, direttrice vini presso 90+ Cellars, sostiene che l’industria avesse bisogno esattamente di questa scintilla. Il dato demografico è cruciale: i Millennial, la generazione della trentaseienne Swift, hanno ufficialmente sorpassato i Baby Boomer come principale coorte di consumatori di vino in America. È un pubblico che magari acquista meno in termini di quantità, ma punta decisamente sulla qualità.

Il parallelo culturale tracciato da Daddona è folgorante: ciò che Taylor Swift sta facendo per il vino è paragonabile a quello che Sex and the City fece per il Cosmopolitan, popolarizzando un drink su scala globale presso un pubblico femminile e generazionale ben preciso. Ma c’è una differenza sostanziale nel portafoglio: se il Cosmo è un cocktail accessibile, il Sancerre non è affatto un vino “entry level”. Parliamo di un classico della Valle della Loira i cui prezzi possono oscillare tra i 40 e i 60 dollari a bottiglia, cifre che testimoniano la disponibilità economica e la raffinatezza dei fan.

Quello che emerge dall’analisi di Wine Enthusiast è che i giovani consumatori non cercano solo lo sballo veloce, ma un’esperienza completa. Vogliono, per usare le parole di Shaughnessy, una storia. Che si tratti di sostenibilità, di metodi biologici o semplicemente del fascino di un terroir francese, i Millennial cercano “integrità” nel calice. In questo scenario, Taylor Swift non è solo una testimonial involontaria, ma l’eroina di cui il settore aveva bisogno per traghettare il vino verso una nuova era di consapevolezza e stile.

Redazione AIS
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