L’eredità di Andrea Franchetti e il futuro di Tenuta di Trinoro
Il reportage della stampa britannica svela in anteprima le nuove eccezionali uscite sul mercato della tenuta. Benjamin Franchetti guida l’azienda proponendo vini sartoriali che sfuggono orgogliosamente a rigide categorizzazioni. Un’esclusiva degustazione esalta il millesimo 2022 e ripercorre le storiche riserve del prestigioso marchio. A fare da sfondo resta la formidabile eredità intellettuale del compianto fondatore e pioniere Andrea.
La nuova era di Tenuta di Trinoro prende forma nei calici dell’annata 2022, un millesimo che ribadisce l’eccellenza assoluta di questo angolo selvaggio di Maremma. A tre anni dalla scomparsa del visionario fondatore Andrea Franchetti, il figlio Benjamin ne raccoglie l’impegnativa eredità affiancato dall’enologo Lorenzo Fornaini. Abbandonata l’etichetta convenzionale di Super Tuscan, la cantina prosegue il suo cammino all’insegna di micro-vinificazioni sartoriali scandite dai ritmi lunari. Una profonda retrospettiva storica conferma infine la straordinaria longevità di queste etichette nate per sfidare le mode e il tempo.
Il debutto della vendemmia 2022 e l’approccio al calice
Peter Dean, sulle pagine della testata britannica The Buyer, ci porta alla scoperta delle ultime uscite di Tenuta di Trinoro, assaggiate in compagnia di Benjamin Franchetti. Il palcoscenico è tutto per il millesimo 2022, un’annata caratterizzata da un clima caldo e secco, salvata provvidenzialmente dalle piogge di fine stagione che hanno regalato acini piccoli e concentrati. Il portabandiera aziendale, il Tenuta di Trinoro 2022, si presenta come un assemblaggio che, per la prima volta dal 2015, riunisce tutte e quattro le varietà a bacca rossa coltivate nella tenuta: merlot e cabernet franc in parti uguali, seguiti da piccole quote di cabernet sauvignon e petit verdot. Nel calice, questo vino si rivela seducente e stratificato, aprendosi con sentori di terra umida per poi virare su frutti di rovo, cuoio e cioccolato fondente, sostenuto da una trama tannica finissima che promette un lungo potenziale di invecchiamento. Accanto all’ammiraglia brilla Le Cupole, nato nel 1995 e concepito come fratello minore, che in questa versione 2022 offre un’impronta gastronomica di grande freschezza e tannini vibranti. Non manca all’appello il Palazzi 2022, pura espressione di merlot proveniente da parcelle ad alta quota, che regala un sorso concentrato e arricchito da eleganti note di moka e spezie.
L’eredità di un visionario nella Maremma più rude
Dietro a questi calici si cela l’anima di un uomo che ha cambiato le sorti di un intero territorio. Peter Dean ricorda con profonda ammirazione la figura di Andrea Franchetti, scomparso tre anni fa all’età di settantuno anni. Di nobili origini, Franchetti scelse un angolo remoto e rustico della Toscana, ben lontano dalle cartoline rassicuranti delle dolci colline chiantigiane, per inseguire un sogno ambizioso: creare il miglior vino del mondo, senza mai accettare alcun compromesso. Oltre trent’anni fa, finanziò l’acquisto dei duecento ettari della tenuta vendendo un singolo dipinto dello zio Cy Twombly. In una terra dove fino ad allora regnavano solo greggi di pecore e campi di grano, decise di piantare cabernet franc, merlot, cabernet sauvignon e petit verdot, sfidando lo scetticismo generale che vedeva nel sangiovese l’unica via agronomica possibile. Oggi l’azienda produce circa centoventimila bottiglie annue tra i vari possedimenti, un mosaico che include il bianco a base di semillon, i tre cru di cabernet franc in purezza chiamati Campo di Magnacosta, Campo di Tenaglia e Campo di Camagi, senza dimenticare le avventure siciliane di Passopisciaro e il progetto Sancaba legato al pinot nero, quest’ultimo avviato dal cugino Carlo.
Oltre il concetto di Super Tuscan
Il passaggio generazionale ha portato Benjamin Franchetti e l’enologo Lorenzo Fornaini a riflettere sull’identità stessa di queste etichette. Come sottolinea Dean, il team oggi prende nettamente le distanze dalla definizione di taglio bordolese, ritenendo che varietà come il merlot abbiano ormai sviluppato in Italia un carattere del tutto autoctono. Anche il termine Super Tuscan sta stretto all’azienda. Lene Bucelli, direttrice marketing del gruppo, preferisce accostare i loro vini ad altre realtà toscane dalla spiccata individualità, rifiutando l’immaginario di vini massicci e lungamente affinati in legno tipico dei grandi nomi della costa. L’approccio in cantina rimane invece indissolubilmente fedele alla complessa visione sartoriale del fondatore: nessuna ricetta prestabilita, ma l’assemblaggio di cinquanta diverse micro-vinificazioni orchestrate seguendo i ritmi della luna piena di febbraio. È un lavoro minuzioso che permette di cucire su misura ogni nuova annata, esaltando i suoli ricchi di argilla blu situati tra i quattrocento e i seicento metri di altitudine.
Il fascino del tempo nelle annate storiche
L’incontro di The Buyer in terra toscana ha offerto infine l’occasione per un’affascinante passeggiata nel tempo attraverso le vecchie annate di Tenuta di Trinoro, rivelando la sottile dicotomia tra i gusti del fondatore e quelli del figlio. Andrea Franchetti amava visceralmente i millesimi caldi e opulenti come il 2015, un vino che ancora oggi si mostra carnoso, aperto e dominato da una straordinaria concentrazione di frutto. Benjamin, al contrario, predilige le espressioni più tese ed eleganti, come la 2013 o la recente 2020, l’ultima creatura firmata fisicamente dal padre: un sorso introspettivo, caratterizzato da un delicato accenno di polline e miele selvatico, fresco ma sorretto da una struttura di gran classe. Spingendosi ancora più indietro negli anni, l’annata 1999 esplode nel calice con sentori liquorosi e terziari di sorprendente dolcezza, mentre la 1998, frutto delle prime pionieristiche sperimentazioni di Andrea, regala un palato sbalorditivo dove la frutta preservata si intreccia a ricordi di menta selvatica. Una progressione sensoriale che testimonia in modo inequivocabile la grandezza di un progetto nato per scardinare le regole e destinato a rimanere un faro nell’eccellenza enologica italiana.