Multi-Vintage: il futuro del vino?

Robert Joseph propone di rivalutare i blend multi-vintage, una pratica tradizionale che permette di creare vini di qualità costante e superare le difficoltà legate alle annate difficili. Questa tipologia di vino, già presente sul mercato con esempi di successo, può coesistere con i vini d’annata, offrendo ai consumatori una scelta più ampia e ai produttori maggiore libertà creativa.
Il mondo del vino è ricco di interrogativi inesplorati, di consuetudini date per scontate e di convenzioni che sfidano la logica. Perché, ad esempio, imbottigliamo vini con gradazioni alcoliche così diverse, dal 5% al 15%, nello stesso formato da 75cl? E perché gli appassionati di vino sono disposti a pagare cifre considerevoli per uno Champagne multi-vintage, ma raramente considerano l’acquisto di un vino fermo senza annata? Robert Joseph, critico enogastronomico e produttore, mette in discussione il dogma dell’annata, sostenendo che spesso si tratta di una mera illusione. Molti vini, infatti, contengono già una percentuale di uve provenienti da altre vendemmie, anche se questo non viene dichiarato in etichetta.
Joseph propone un ritorno alla tradizione dei blend multi-vintage, una pratica comune in passato, specialmente in Spagna, dove le migliori bodegas creavano “riserve speciali” assemblando i vini delle loro annate più rappresentative. Oggi, questa tradizione è portata avanti da produttori come Penfolds in Australia con il suo G3, Vega Sicilia in Spagna con l’Unico Reserva Especial e Pasqua in Italia con l’innovativo “Hey French”.
I blend multi-vintage offrono numerosi vantaggi, sia per i produttori che per i consumatori:
- Consistenza: Garantiscono uno stile e una qualità costanti nel tempo, indipendentemente dalle variazioni climatiche delle singole annate.
- Libertà creativa: Permettono ai produttori di esprimere al meglio la loro visione e il loro terroir, creando blend complessi e armoniosi.
- Gestione delle annate difficili: Offrono una soluzione per mitigare gli effetti delle annate problematiche, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici.
L’adozione dei blend multi-vintage non significa rinunciare ai vini d’annata. Le due tipologie possono coesistere, offrendo ai consumatori una scelta più ampia e ai produttori maggiore flessibilità. Lo stesso Joseph produce un vino georgiano multi-vintage chiamato K’AVSHIRI, un blend di 11 vitigni provenienti da due regioni diverse e vinificati con quattro tecniche differenti. Questa scelta, dettata dalla volontà di creare un vino unico e rappresentativo del territorio, è stata ulteriormente rafforzata dalla grandinata del 2023, che ha distrutto parte del raccolto. Joseph conclude con un invito all’innovazione e alla sperimentazione. I blend multi-vintage rappresentano un’opportunità per i produttori di superare i limiti dell’annata e creare vini che riflettano la loro visione e il loro terroir, offrendo ai consumatori un’esperienza di degustazione unica e coinvolgente.