Nel mondo del vino sempre più donne sotto i riflettori: ma è giusto alimentare una “questione femminile?”
Chiariamolo subito: chi scrive non crede ad una reale “questione femminile” nel vino. Non crede che il sesso dei protagonisti che lavorano presso le cantine e raccontano territori, debba avere rilevanza ai fini della narrazione enologica di questo Paese.
Eppure, le sempre maggiori sottolineature da parte di associazioni di categoria o la stessa promozione delle aziende che evidenziano il lato “femminile” delle stesse, con sempre più donne ai vertici di grandi realtà vinicole e insignite di riconoscimenti e cariche presso organi istituzionali, hanno spinto chi scrive a un racconto di quanto avviene sul campo, confermando che tutte le protagoniste interpellate non avvertono in generale un qualcosa di “speciale” nell’essere donna, ma comprendono quanto la società in generale ancora sia legata a una visione in cui le “quote rosa” devono essere messe sotto i riflettori per affermare non quello che già è ma piuttosto quello che ancora manca per arrivare a una situazione perfettamente equilibrata.
Il compito del giornalista è quello di raccontare in modo oggettivo quanto avviene nel mondo. Anche perché, la realtà è troppo sfaccettata per essere inserita all’interno di un unico pensiero monodimensionale. E la conferma di ciò arriva anche da alcune protagoniste di questo articolo che spingono ad uno sguardo più profondo, dove se da un lato è innegabile un ruolo sempre maggiore delle donne nel mondo del vino e parlare di uomo e donna come due entità diverse e contrapposte risulta un po’ fuori dal tempo, dall’altro ci si augura che oltre ai “tradizionali” ruoli legati all’accoglienza, l’enoturismo e il marketing, le donne possano prendere sempre più parte alla vita agricola della vigna e a quella tecnica della cantina.
Abbiamo interpellato alcune “donne del vino” siciliane, che a vario titolo hanno raggiunto una certa “visibilità” per meriti professionali all’interno delle aziende in cui lavorano o da cariche ottenute presso associazioni o consorzi. Ma non solo: abbiamo chiesto un parere a Cristina Mercuri, Master of Wine 2026, nonché la prima donna italiana a ricevere il prestigioso riconoscimento proprio lo scorso febbraio.
Cristina Mercuri: non è solo questione di presenza ma anche di distribuzione del potere e di autorevolezza
Partiamo proprio da Cristina Mercuri, che ha espresso subito il suo punto di vista, affermando che una “questione femminile nel vino esiste eccome, ma oggi va letta in modo più sofisticato rispetto al passato. Non è più solo una questione di presenza: è una questione di distribuzione del potere e dell’autorevolezza”.
“Le donne nel vino ci sono, e sono sempre più visibili – prosegue Mercuri –. In Italia le aziende agricole guidate da donne sono circa 400.000, quasi un terzo del totale. Una recente ricerca CREA-Donne del Vino presentata a Vinitaly 2026 ha inoltre evidenziato come le aziende guidate da donne abbiano performance economiche molto solide, con redditi medi superiori del 5% rispetto alla media del settore”.
Tuttavia, secondo la MW, nonostante questo quadro “il punto critico è che presenza non significa automaticamente accesso al potere decisionale. Le donne sono molto presenti nella comunicazione, nell’hospitality, nella formazione e nell’enoturismo, ma restano meno rappresentate nei luoghi dove si definiscono strategie e governance: consigli di amministrazione, consorzi, ruoli apicali e grandi tavoli istituzionali. I dati dell’Osservatorio DiVino dell’Università di Siena mostrano infatti che la presenza femminile nei ranghi manageriali resta ancora limitata in molte aziende vitivinicole”.
Mercuri, a sostegno di ciò, porta come esempio la propria esperienza personale: “Ho vissuto episodi concreti di discriminazione e in una fase precedente della mia carriera sono stata esclusa dalla conduzione di una masterclass in collaborazione con una maison di diamanti semplicemente perché donna. E ancora oggi capita di assistere a dinamiche o battute che appartengono a una cultura professionale molto tradizionale”.
Per questo, “essere diventata la prima donna italiana Master of Wine si inserisce proprio in questo contesto. Idealmente dovrebbe fare notizia soltanto il fatto che una professionista italiana abbia raggiunto uno dei titoli più selettivi al mondo nel vino. Il fatto che il tema del genere sia ancora così centrale dimostra che il sistema non è ancora completamente equilibrato”, conclude Cristina Mercuri.

Carmela Pupillo: “Più donne in vigna e in cantina”
Secondo Carmela Pupillo, titolare dell’omonima azienda di Siracusa nonché vicepresidente nazionale della FIVI, bisogna fare un passo in più per arrivare a una reale e concreta parità, ovvero avere più donne che lavorano in cantina e in vigna: “Non esiste secondo me una reale parità perché c’è una sproporzione secondo me. Infatti, io vorrei che ci fossero più donne nel comparto della produzione e della cantina. Per quanto riguarda il marketing e l’ospitalità è sempre maggiore il numero di impiegate, ma la scommessa è quella di avere sempre più agronome e sempre più enologhe nei prossimi anni”.
“Nel Val di Noto, nelle aziende gestite da donne non si parla di donne ma si parla da donne – spiega Pupillo –. Il passaggio generazionale con i nostri genitori a volte è stato un po’ ruvido. Ma il cambio con le nuove generazioni si è sentito. Pensiamo a Barone Sergio, dove adesso Angela e Luigia producono vini molto diversi dal padre Giovanni, dove l’austerità del nero d’Avola oggi è stata sostituita da una freschezza e leggerezza contemporanea. O Francesca Curto, di Curto vini, che è andata a studiare a Bordeaux portando un’idea del nero d’Avola inedita”. Su Carmela Pupillo aggiungiamo che il suo lavoro di valorizzazione del moscato di Siracusa ha portato visioni diverse di questo vitigno rispetto a quelle che aveva il padre, concentrato principalmente sulla più famosa versione dolce del moscato. L’impronta di Carmela ha permesso invece di scorgere lo sguardo del moscato verso il metodo classico, la versione secca del moscato, il demi sec e il macerato. Oltre ad un’offerta enoturistica che integra pienamente il racconto dell’azienda con quello del territorio. “Questo è il mio contributo a questa azienda, non so se possiamo ricondurlo ad una visione femminile o meno, ma senza dubbio questo è il percorso dell’azienda con la nuova generazione”.

Angela Sergio: “Donna più dinamica e multitasking. Ma serve maggiore equilibrio”
Non sembra essere molto lontana la visione di Angela Sergio, titolare insieme alla sorella Luigia dell’azienda Barone Sergio che produce vino nell’areale di Noto: “La donna ha preso sempre più spazio nelle cantine, soprattutto per quanto riguarda la parte dell’enoturismo e la rappresentanza. Rimane però la parte agricola e della cantina più ad appannaggio dell’uomo”.
Un aspetto ancora un po’ critico secondo Angela Sergio, che è anche la presidente del Consorzio di Tutela dei Vini del Val di Noto, è il tema legato alla vendita dei vini: “Non dico che non ci siano agenti donne ma a me personalmente è capitato di andare in alcuni ristoranti per provare a vendere i vini della nostra azienda e ho percepito in modo chiaro una certa diffidenza o addirittura poca considerazione. E questo forse per un retaggio culturale di alcune persone, dove magari l’essere donna e la giovane età aziona dei pregiudizi. Ovviamente mi riferiscono alla mia esperienza personale”.
La presidente del Consorzio però non nasconde il suo pensiero sull’apporto delle donne nel mondo del vino, dal suo punto di vista: “La donna ha portato un po’ più di dinamismo. L’uomo è un po’ più tecnico e comunque si concentra su una cosa per volta, mentre le donne sono multitasking per natura. Inoltre, considerando che il vino è condivisione, racconto ed empatia, secondo me le donne in questo sono un po’ più inclini, mentre invece gli uomini si concentrano molto sul prodotto. Ciò potrebbe significare che uomo e donna sono complementari nel mondo del vino. Basta solo trovare l’equilibrio giusto”.

Federica Fina: “Nel vino vedo solo i protagonisti. In altri settori molta disparità ancora”
“Io onestamente vedo solo i protagonisti. Vedo le persone protagoniste nel mondo del vino”. Sono le parole di Federica Fina, responsabile marketing e comunicazione dell’azienda Fina, tra le più famose della zona di Marsala: “Ciò è dovuto forse al fatto che sono cresciuta in una famiglia dove i miei fratelli e io siamo stati educati allo stesso modo e non abbiamo vissuto differenze dovute al fatto di essere loro maschi e io femmina”.
Federica Fina è recentemente diventata la presidente del Movimento del Turismo del Vino (MTV) della Sicilia, mettendosi dunque al centro di quello che potrebbe rappresentare forse il settore più importante legato al vino attualmente in Italia.
“Io so bene che in altri settori non c’è la stessa serenità che vivo io e che ancora esistono differenze fra uomo e donna. Ma parlando di questo mondo posso dire che uomini e donne lavorano serenamente insieme. Né tantomeno io la mattina mi sveglio e penso che dovrò lavorare di più perché donna”, aggiunge Fina.

Enrica Spadafora: “Bisogna essere valutati per quello che si fa e non se si è uomini o donne”
Un pensiero piuttosto simile è quello di Enrica Spadafora, dell’omonima azienda dei Principi di Spadafora, che sorge a Monreale, in provincia di Palermo. Enrica, da pochi mesi è diventata la Presidente della Strada del Vino e dei Sapori Monrealesi e rappresenta uno dei volti giovani del vino siciliano: “Da quando mi sono approcciata al mondo del vino non ho mai percepito la differenza, non mi sono mai sentita, né attaccata, né nemmeno, che è una cosa terribile da dire, diversa perché donna”.
“Penso che quello che stiamo vivendo sia una naturale evoluzione – prosegue– che le donne appassionate e competenti nel settore del vino ci siano sempre state. Forse prima lo urlavano meno, proprio perché era un mondo prevalentemente popolato da uomini. Penso che una persona debba essere valutata per quello che fa, per il suo vissuto, per le sue competenze più che altro, indifferentemente dal fatto che sia donna o uomo”, aggiunge Enrica Spadafora.

Valeria Lopis: “Il mondo del vino può ispirare altri settori”
A proposito di donne e mondo del vino, da poche settimane è uscito un libro dedicato al tema. L’autrice è la catanese Valeria Lopis, giornalista, docente e divulgatrice siciliana che vive alle pendici dell’Etna e porta avanti un lavoro di documentazione culturale del vino. Collabora con riviste di settore e questo è il suo primo libro, frutto di anni di ricerca sul campo e centinaia di chilometri percorsi tra vigneti di mare e di montagna.
“Negli ultimi quindici anni ho visto nascere e crescere una sintonia bellissima tra le donne e la terra – spiega Lopis, che nel suo libro “La Sicilia delle donne del Vino – Figlie di una Doc minore” racconta proprio le protagoniste del mondo enologico siciliano –. La presenza attiva nei mercati, le iniziative nel campo dell’accoglienza e un nuovo approccio alle relazioni umane sono i segmenti in cui le professioniste si stanno distinguendo con maggiore forza. Più che un semplice punto di accesso, le donne sono diventate il cuore pulsante e la lente ideale per leggere come l’intero comparto si evolve”.
La giornalista e scrittrice ammette: “La strada verso una parità assoluta è certamente un viaggio ancora in corso, ma lo stiamo percorrendo con energia, guidate da intuito, coraggio e un attaccamento viscerale alle nostre radici”.
Continuando il suo commento, Lopis fa notare che in realtà “nel vino la presenza femminile c’è sempre stata, dunque, non si tratta di riempire un vuoto lasciato da altri. Quello che è cambiato radicalmente è il ruolo, ovvero le posizioni occupate sono sempre più di rilievo e il riconoscimento del merito arriva da competenze solide e da quella che mi piace definire come ‘grazia trasformativa’, capace di migliorare tutto ciò che tocca. Non ci sono stati sconti o scorciatoie. C’è stato, invece, un immenso investimento nello studio, nel lavoro e nel sacrificio, evidente anche nelle tante donne che oggi scalano i vertici della critica e della formazione internazionale”.
Infine, secondo la giornalista “il comparto vitivinicolo può e deve diventare un modello di successo e di ispirazione per l’intera economia del nostro Paese”, riferendosi dunque al fatto che se da un lato c’è ancora strada da percorrere per una vera parità ed equilibrio all’interno del mondo del vino, dall’altro non si può nascondere che già in questo mondo dei passi significativi si sono già fatti e che, quindi, altri mondi lavorativi potrebbero anche prendere ispirazione proprio dal comparto vitivinicolo.
