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Paesaggio
06/05/2026
Di Stefania Raspa

Oltre il tempo: paesaggio ed evoluzione tra Conegliano Valdobbiadene e Vulture

Longevità e identità di due grandi territori italiani, esplorati da Cristina Mercuri, prima donna italiana Master of Wine

Introduzione alla Masterclass

Una masterclass “oltre il tempo” quella che si è svolta lunedì 13 aprile, presso la Sala Iris del Palaexpo, a Vinitaly: l’evento ha rappresentato un autentico viaggio attraverso due territori emblematici della viticoltura italiana: Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG e Aglianico del Vulture DOCG. Sebbene queste realtà appaiano distanti geograficamente, condividono profonde affinità nella loro storia e nel loro approccio produttivo.

Viticoltura eroica e lavoro dell’uomo

Il percorso della masterclass si è snodato tra le colline di Conegliano Valdobbiadene e il monte Vulture. In entrambe le aree, la viticoltura eroica ha spinto l’uomo a modellare il paesaggio, valorizzandone la ricchezza naturale. Questa sinergia tra natura e lavoro umano si riflette nell’evoluzione dei vini, che esprimono la capacità di adattarsi e migliorare nel tempo.

Un progetto di valorizzazione condivisa

La masterclass nasce da un progetto comune di valorizzazione di due territori entrambi insigniti del titolo Città Italiana del Vino per il biennio 2026-2027. Un percorso condiviso volto a creare interazioni e a promuovere una visione congiunta per raccontare le rispettive specificità territoriali, mettendo in relazione paesaggi, tradizioni e identità produttive.

Il tema della longevità dei vini

Guidata con autorevolezza da Cristina Mercuri, la masterclass ha ruotato attorno al concetto di longevità, frutto dell’equilibrio tra condizioni pedoclimatiche e scelte produttive. Le degustazioni hanno dimostrato che sia il Vulture sia Conegliano Valdobbiadene possono esprimere profondità anche con annate più vecchie, senza perdere la loro forte territorialità.

La sorprendente evoluzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG

In questo contesto, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG ha rivelato una notevole capacità evolutiva, andando oltre la percezione comune di vino da consumare giovane, rivelando nel tempo complessità, eleganza e profondità. Diego Tomasi, direttore del Consorzio di Tutela del CVPS, ha sottolineato come sia necessario sfatare il luogo comune che vede il Prosecco come vino da bere entro il primo anno, poiché la maturità porta a scoprire una ricchezza inattesa.

Mosaico territoriale e identità

Le etichette degustate hanno raccontato l’eleganza delle diverse annate e le molteplici espressioni della Denominazione, rappresentative dei quindici comuni dell’area. Questo variegato mosaico pedoclimatico si traduce in vini dalla forte identità territoriale, riconoscibile e inimitabile.

L’Aglianico del Vulture DOCG: testimone di longevità

L’Aglianico del Vulture DOCG ha offerto una testimonianza altrettanto significativa di longevità e di evoluzione nel tempo, grazie ai suoli vulcanici che ne determinano struttura e profondità. Mauro Tucciariello, Coordinatore Regionale Basilicata della Città del Vino, ha definito il Vulture come simbolo autentico del vino italiano, dove territorio vulcanico e lavoro umano generano eccellenze. Il progetto Città Italiana del Vino 2026-2027 rafforza una visione condivisa di valorizzazione e narrazione che unisce tradizione, qualità e futuro.

Strategie e riconoscibilità

Francesco Perillo, Presidente del Consorzio di Tutela Aglianico del Vulture, ha ribadito la volontà di puntare sulla riconoscibilità dell’Aglianico del Vulture tramite strategie di promozione e sviluppo, mantenendo saldo il legame con le radici locali. Il confronto con Conegliano Valdobbiadene è visto come strumento essenziale per valorizzare le denominazioni in modo sinergico e competitivo.

Visione contemporanea di sintesi

La degustazione delle dieci etichette, declinate dalla competenza di Cristina Mercuri MW, ha delineato una visione consapevole e contemporanea di come il fattore tempo, nel vino, sia capace di coniugare cultura, territorio e visione attraverso un dialogo continuo tra natura e uomo.

Stefania Raspa
Stefania Raspa

Di origini molisane ed emiliana d’adozione, coniugo tradizione e contemporaneità attraverso un percorso personale e professionale che unisce radici culturali diverse. Ho una formazione multidisciplinare, una laurea in Lingue e una seconda in Scienze della Comunicazione e dell’Informazione, arricchite da Master Universitari e di Alta Formazione in International Development, in Commercio Estero e in Traduzione Audiovisiva. Sono sommelier, degustatrice e direttrice di corso AIS, oltre che beer sommelier AIS, con competenze tecniche e certificate anche su distillati, sake e sidro. Ho conseguito certificazioni internazionali, tra cui WSET Level 3 in Wines, Level 2 in Spirits e in Beer, Level 1 in Sake e la Cider Guide Certification dell’American Cider Association. Sono Champagne Expert con attestazione del Comité Champagne Education. Giornalista pubblicista, collaboro da diversi anni al Magazine di Wine TV. Mi occupo di divulgazione e approfondimento in materia vitivinicola e sul beverage, senza tralasciare territorio ed enoturismo, collaborando con realtà editoriali quali AIS Vitae online, Go Wine, RED.LaSvolta.net. Socia delle Donne del Vino e di Unione Degustatori Birra, partecipo attivamente alle attività e ai progetti di Le Donne della Birra e all’ Associazione Pommelier e Assaggiatori di Sidro. Il contatto con il pubblico e la divulgazione diretta la esprimo attraverso la conduzione di eventi pubblici tematici e per conto di aziende vinicole, incontri e banchi d’assaggio. Amo definirmi un’esploratrice delle storie e dei significati che si celano oltre l’immediato, con particolare attenzione alle sfumature sensoriali ed esperienziali che definiscono il valore distintivo di un prodotto.

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