Oltrepò Pavese, un nuovo nome per identificare lo storico Metodo Classico italiano

Dallo “champagne” italiano alla DOCG
La storia dello champagne italiano inizia verso la fine dell’Ottocento in Oltrepò Pavese per opera del Conte Carlo Giorgi di Vistarino e dell’imprenditore piemontese Carlo Gancia. Alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento, Domenico Mazza di Codevilla assume un enologo originario di Reims al fine di produrre bollicine e in breve tempo si ottengono ottimi risultati sia qualitativi, sia commerciali. Due sono le tipologie di spumante proposte dall’azienda: uno secco, l’altro semi-secco. Significativo il riconoscimento, 1° posto, ricevuto all’Esposizione Nazionale di Milano del 1894. Nel 1907 nasce a Casteggio la SVIC (Società Vinicola Italiana di Casteggio) e a dirigerla viene chiamato Pietro Riccadonna, uno dei padri della spumantistica moderna, che, come motto per il lancio commerciale dello spumante, fa sua l’affermazione biblica: “Cos’è la vita se non spumeggia il vino?”. Due anni dopo viene affiancato da Angelo Ballabio e, successivamente, altri due personaggi emergenti si aggregano a loro: Mario Odero e Raffaello Sernagiotto i quali operano molto bene e il loro prodotto varca l’oceano. Nel 1912 il cartello pubblicitario “Gran Spumante SVIC” è collocato, in maniera ben visibile, accanto alla Statua della Libertà di New York. Con l’avvento della Prima guerra mondiale (1915-18) la SVIC chiude i battenti e i quattro giovani imprenditori si dividono; solo due di loro, alla fine delle ostilità, procedono nel mondo della spumantistica: Angelo Ballabio a Casteggio e Pietro Riccadonna nel vicino Piemonte. La fama dello spumante secco metodo champenois dell’Azienda Agricola Ballabio varca i confini nazionali e dal 1931 può fregiarsi in etichetta del contrassegno di fornitore della Real Casa con l’autorizzazione ad apporre le insegne ducali concessagli da Emanuele Filiberto Duca d’Aosta. Angelo passa il testimone al figlio Giovanni che sino alla morte (1975) resta, per il territorio, il Signore della spumantistica oltrepadana. Nel frattempo, emergono altre realtà nel mondo locale delle bollicine tra cui, intorno al 1930, la Cantina Sociale La Versa; fa seguito nel 1958 l’Az. Agr. Malpaga di Canneto Pavese. Con l’avvento, nel 1970, della DOC Oltrepò Pavese e con la presidenza della Cantina La Versa affidata al Duca Antonio Denari inizia una nuova era per la spumantistica locale e la Guida all’utilizzo della Denominazione di Origine pinot nero in Oltrepò Pavese 12 Cantina Sociale di S. Maria ne diventa la locomotiva trainante. Nel 2007 l’Oltrepò acquisisce la DOCG per l’Oltrepò Metodo Classico dimostrando così, quanto questo territorio sia vocato per la produzione di vini spumanti di qualità.


Le aree più vocate per la produzione di Metodo Classico
All’interno della denominazione Oltrepò Pavese, ci sono aree più adatte alla vinificazione a base spumante per la varietà pinot nero. Le varie delimitazioni sono state create analizzando i parametri climatici, pedologici e morfologici. Le aree più indicate per base spumante, in particolare, sono caratterizzate da suoli con tessiture fini, localizzate prevalentemente in aree alte e fresche che risultano più piovose, con temperature più miti e con i maggiori sbalzi termici giornalieri. I terreni possiedono mediamente una buona abitabilità, sono profondi e hanno una elevata dotazione di nutrienti, maggior riserva idrica e drenaggi più lenti. Le unità si sviluppano ad altezze medio-alte comprese tra i 200 e 550 m e sono caratterizzate da versanti con esposizioni est/ovest. Le pendenze sono moderate. Nello specifico le zone più vocate per la produzione di Metodo Classico sono soprattutto quelle poste nell’area centro-orientale del territorio, nelle valli Versa e Scuropasso, con i comuni di Santa Maria della Versa, Montecalvo Versiggia, Montù Beccaria, Rocca de’ Giorgi, Montescano, Lirio, Pietra de’ Giorgi, Castana, Canneto Pavese, Montalto Pavese, sino ai crinali più alti di Colli Verdi.

Classico e Pavese, ovvero Classese
A proposito di bollicine, due cambiamenti epocali sono stati votati di recente dall’Assemblea dei Soci della denominazione: un nuovo statuto, nel segno dell’equilibrio, della trasparenza e della filiera, e un nuovo disciplinare per la DOCG. Due importanti riforme che gettano le basi per un autentico rilancio dell’Oltrepò Pavese. Con il nuovo Statuto si è intervenuti sul sistema di voto, la rappresentanza per i produttori più piccoli e la valorizzazione della filiera. Con il nuovo Disciplinare della DOCG è stato identificato il metodo classico con un nome storico e riconoscibile: Classese. Questo nome viene introdotto nel 1984, da un ampio gruppo di produttori che aveva creato l’Associazione volontaria tra i produttori di Pinot Spumante D.O.C. Oltrepò Pavese “Metodo classico”, detta anche, Associazione dei Produttori del Classese. L’accordo era nato perché allora, era presente un’unica denominazione Oltrepò Pavese in cui ricadevano tutte le diverse tipologie prodotte e c’era la volontà, di valorizzare la qualità del metodo Classico. In tale occasione è stato creato appunto, un marchio, il “Classese” – crasi di “classico” e “pavese” –, valorizzando, sotto l’egida e con il contributo della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Pavia, con tale denominazione volontaria, il metodo classico di qualità a base di Pinot nero prodotto in Oltrepò Pavese. Ed è proprio per questo che, si è deciso di utilizzare oggi, il nome Classese che darà identità e distinzione al metodo classico, evitando l’attuale inevitabile confusione con le altre numerose denominazioni oltrepadane e consentendo di avviare politiche di promozione e posizionamento sui mercati nazionale e internazionale maggiormente efficaci. Un posizionamento all’insegna delle qualità, infatti, sono state introdotte, nel disciplinare di produzione, abbiamo alcune tra le regole più restrittive in Italia, dalla raccolta a mano in cassetta fino allo stringimento dei parametri qualitativi principali, come l’acidità e l’affinamento minimo: una garanzia assoluta per assicurare un livello di eccellenza assoluto a tutti i prodotti che usciranno sotto questa denominazione!
E allora non ci resta che provarne alcuni…

Conte Vistarino
Conte Vistarino, firma dell’Oltrepò Pavese dal 1850, è #lacasadelpinotnero: 826 ettari complessivi, di cui 144 vitati, 65 dedicati al Pinot Nero. Qui, dove allora furono messe a dimora le prime barbatelle di Pinot Nero dal Conte Augusto Vistarino, nel 1865 è stato creato anche il primo Metodo Classico Italiano. Oggi è Ottavia Giorgi di Vistarino, insieme a un Team affiatato, a guidare il presente e a disegnare il futuro dell’azienda. Nella modernissima cantina si compie, dal 2009, uno scrupoloso e appassionato lavoro di selezione delle sole uve eccellenti, provenienti dai migliori vigneti di proprietà e finalizzate alla creazione dei primi tre cru espressi dall’azienda, Pernice, Bertone e Tavernetto. La collezione Conte Vistarino tratteggia anche tutte le potenzialità del nobile “enfant terrible” dei vitigni non solo in rosso, ma anche in bianco, in rosé e dando vita a setose bollicine Metodo Classico. E questo racconto non può che svelare, sorso dopo sorso, una passione per il Pinot Nero che si perpetua senza sosta da 2 secoli.

Oltrepo’ Pavese Metodo Classico Pinot Nero DOCG Extra Brut Millesimato 2017
Con i suoi 60 mesi sui lieviti il 1865 è il Metodo Classico rappresentativo dello Stile Conte Vistarino che possiamo tradurre in tre semplici parole: slancio, eleganza, e territorialità. Di colore paglierino brillante con riflessi dorati, questo metodo classico presenta un perlage finissimo e persistente. Al naso è pulito ed elegante con note floreali e balsamiche. Al sorso è estremamente equilibrato, pieno e setoso.

Note sulla Vendemmia 2017. Eleganza e armonia: Ad un inverno freddo e asciutto è seguita un’inattesa gelata ad aprile senza danni ingenti nei vigneti di Rocca de’ Giorgi. La primavera è stata mite, con temperature intorno ai 20° C, e precipitazioni contenute. L’estate, in particolare i mesi di luglio e agosto, è stata molto calda e priva di precipitazioni, obbligandoci a correre ai ripari con pratiche agronomiche per la protezione dei grappoli dai raggi solari, limitando le cimature, così da assicurare al frutto una maggiore ombreggiatura. La vendemmia delle uve base spumante iniziata già a metà agosto ha prodotto vini armonici e di grande eleganza, dall’effervescenza fine e persistente, con note floreali delicate e un lieve sentore balsamico, per un risultato finale di grande eleganza e armonia.

La Versa – Terre d’Oltrepò
Un nome iconico subito associato alle bollicine Made in Italy, questa cantina nasce nel 1905 con un obiettivo ben preciso: coltivare il pinot nero migliore e più adatto per la spumantizzazione. Nel 2019 La Versa entra a far parte del Gruppo Terre d’Oltrepò, consolidando la sua posizione come punto di eccellenza all’interno del gruppo.


Testarossa Oltrepò Pavese DOCG Metodo Classico Brut Pinot Nero
Il processo di vinificazione avviene in acciaio inox mediante l’uso di lieviti selezionati. La sua maturazione richiede un minimo di 60 mesi dalla vendemmia, seguiti da ulteriori 6 mesi di affinamento in bottiglia dopo la sboccatura. Al naso, si aprono delicate note di ribes, nocciola tostata e alloro, anticipando un sapore fresco che persiste a lungo in bocca, lasciando un piacevole retrogusto di piccoli frutti rossi. Consigliamo di servirlo a una temperatura di circa 6-7 °C e di accompagnarne la degustazione con piatti a base di pesce, ideali dall’antipasto al secondo piatto.

Scuropasso – Pietra De’ Giorgi
Storica azienda che si tramanda da generazioni. Oggi alla guida della cantina Fabio Marazzi che nel 1989 grazie alla sua grande passione e tenacia dà vita, insieme a esperti enologi piemontesi al primo Metodo Classico firmato Scuropasso. Accanto a lui in azienda la figlia Flavia. Un dialogo continuo tra tradizione e innovazione, punto di forza per la crescita di questa azienda.


Rocca Pietra Cruasé Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Rosé DOCG Brut
Uve raccolte rigorosamente e mano solitamente nell’ultima decade di agosto; a seguire una breve macerazione a freddo e poi la pressatura dell’uva intera con separazione del mosto fiore. La prima fermentazione avviene in acciaio con lieviti indigeni a temperatura di circa 16-18 °C. Poi si ha riposo sulle fecce fini sino alla primavera successiva quando si procede al tiraggio. La sboccatura avviene dopo 60 mesi di permanenza sui lieviti, con rotazione annuale delle cataste. Prima della messa in commercio si lascia a riposo per almeno 3 mesi. Nasce così una bollicina ricca e di carattere, al contempo morbida. Il Pinot Nero nella sua purezza risulta diretto ma non spigoloso. Ottimo da tutto pasto.

Calatroni
Dal 1964 la famiglia Calatroni valorizza le uve di proprietà: dall’iniziale produzione di vini della tradizione locale a base di croatina e barbera, l’azienda, dal 2002 sotto la guida di Cristian e Stefano, terza generazione, ha dato sempre più spazio al pinot nero, vinificandolo in rosso, ma soprattutto come spumante Metodo Classico bianco e rosé. Attualmente, sono circa 100.000 le bottiglie di bollicine prodotte. I fratelli Calatroni, sempre sostenuti dal prezioso contributo dei genitori, coltivano oltre 25 ettari in sistema biologico, con una scrupolosa attenzione alla sostenibilità lungo tutta la filiera, e abbinano all’attività vitivinicola quella agrituristica.


Michél Extra Brut 2020
Nasce da una cuvée di vigneti piantati con cloni italiani e francesi. Vendemmia manuale in cassetta. Pressatura soffice (pressione: 1 bar). Affinamento in bottiglia di 36 mesi con deposito in cataste a temperatura controllata. Sboccatura à la glace effettuata nella nostra azienda. Caratteristiche di questo vino: colore giallo paglierino, perlage fine e persistente, molto intenso, con sentori di crosta di pane, freschezza molto spiccata, tipica del pinot nero e buona persistenza. Ottimo come aperitivo e a tutto pasto, soprattutto con molluschi e crostacei.
