Anteprima Querciabella Gran Selezione 2021: la rivoluzione dei terroir
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Nella pionieristica cantina Querciabella, icona del Chianti Classico, la lunga ricerca sui terroir ha ceduto il passo alla storia, con l’imminente uscita della Querciabella Gran Selezione 2021 e il debutto ufficiale del progetto UGA (Unità Geografiche Aggiuntive). Uno spartiacque per l’azienda fondata nel 1974 dalla famiglia Castiglioni, pioniera della viticoltura biodinamica: dopo decenni, la cantina esalterà i singoli cru in etichetta.
Per comprendere la portata di questa rivoluzione, abbiamo degustato tre millesimi cruciali: 2011, 2016 e l’attesissima 2021. Le prime due non sono vecchie Gran Selezione, ma una preziosa “libreria liquida” di IGT sperimentali: micro-vinificazioni parcellari nate oltre un decennio fa per studiare ossessivamente il comportamento del sangiovese in purezza.
L’annata 2021, la prima sotto la guida della nuova presidente Mita Castiglioni, fotografa i nuovi confini aziendali e sancisce un doppio passaggio: l’addio alla potenza calcarea di Gaiole in Chianti e l’inizio della ricerca della finezza assoluta con la neonata UGA di Lamole (a oltre 600 metri di altitudine), che da oggi affiancherà le storiche espressioni di Greve e Radda.

Chianti Classico Gran Selezione Querciabella 2021: le regole e la rivoluzione in cantina
Per comprendere appieno la traiettoria di Querciabella, bisogna inquadrare il contenitore normativo. Introdotta nel 2014, la Gran Selezione rappresenta il vertice assoluto della piramide qualitativa del Gallo Nero. Se la tipologia Riserva richiede un affinamento minimo di 24 mesi, la Gran Selezione alza l’asticella a 30 mesi (di cui almeno 3 in bottiglia). Ma il vero spartiacque risiede nell’origine: le uve devono provenire esclusivamente da una singola vigna o da una selezione delle migliori parcelle aziendali. Nessun compromesso, solo la massima espressione identitaria del cru.
Un traguardo che a Ruffoli hanno preparato per oltre un decennio ripensando radicalmente l’approccio enologico. Ad accompagnarci in questo viaggio dietro le quinte durante la degustazione è stato Manfred Ing, l’enologo sudafricano alla guida tecnica di Querciabella dal 2010.
“Sovraccaricare il vino con il legno piccolo equivale a imporgli una cosmesi superflua“, ha detto Ing, spiegando il progressivo abbandono delle barrique, “noi vogliamo che il Sangiovese si mostri nella sua bellezza più cruda ed essenziale“.
Oggi l’affinamento si svolge infatti in grandi botti di rovere da 25-30 ettolitri, ma la vera svolta estrattiva guarda alle colline del Piemonte, complice la preziosa consulenza di Luca Currado Vietti, leggendario produttore ed ex proprietario della storica cantina di Castiglione Falletto nel Barolo.
“È una tecnica su cui abbiamo lavorato duramente e che ho imparato grazie a Luca“, ha poi proseguito l’enologo riferendosi all’uso del cappello sommerso. Questa pratica, che a Querciabella prevede macerazioni lunghissime (fino a un mese) in tini aperti e vasche di cemento, permette una polimerizzazione lentissima dei tannini. “È il nostro modo per estrarre la parte più nobile del grappolo, tirando fuori la bontà del vino con estrema dolcezza“. Il risultato è un’estrazione millimetrica che leviga la naturale spigolosità giovanile del sangiovese, trasformandola in una trama setosa e profonda.

La macchina del tempo: esplorare l’anima del Sangiovese (2011 vs 2016)
L’assaggio delle IGT preparatorie del 2011 e del 2016, che hanno spianato la strada ai Querciabella Gran Selezione 2021, si è rivelata un’occasione rara per decifrare il delicato equilibrio a tre vie che definisce un grande cru: l’impronta geologica, l’andamento climatico e la mano dell’enologo. Un lavoro di cesello, fatto di interpretazione e mai di prevaricazione, in cui il fattore umano serve proprio a far parlare la terra. “Il nostro faro si fonda su un concetto: il terroir vince sulla tecnica“, ha ricordato Ing.
Annata 2011: l’impronta del calore
Un millesimo torrido, che ha spinto il Sangiovese verso la maturità e la concentrazione. “In annate calde come questa, precisione e decisione sono le parole chiave, sia in vigna che in cantina, per riuscire a preservare l’eleganza ed evitare gli estremi“, ha precisato l’enologo.
Greve in Chianti (Ruffoli)
Nonostante l’annata calda, il naso mantiene una notevole vitalità. Al palato spicca per la grande eleganza della trama tannica e per una beva scattante. L’altitudine estrema dei vigneti e i suoli ricchi di arenaria sono riusciti a preservare la freschezza e l’agilità del sangiovese, regalando l’espressione più aggraziata della batteria.
Radda in Chianti
Il naso rivela un frutto maturo, quasi “grasso”, un’insolita concessione all’annata rovente da cui però fa capolino la tipica nota vegetale e silvestre. In bocca il calore ha smussato e arrotondato il tannino, ma la spalla acida del Macigno del Chianti rimane vibrante, salvando il vino dalla sedicenza. “A Radda cerchiamo di ‘tirare le redini“, ha confessato Ing, “perché questo territorio tende naturalmente a regalarci un’enorme struttura tannica e una grande concentrazione di frutto“.
Gaiole in Chianti (San Polo in Rosso)
Inizialmente ritroso al naso, si apre su toni di mora e netti soffi mentolati. Al palato mostra i muscoli: svela una trama tannica fitta e un’impalcatura importante, figlia dell’Alberese puro. Un suolo estremo che l’enologo descrive con un’immagine vivida: “a Gaiole ci confrontiamo con rocce calcaree così imponenti che spaccano letteralmente i macchinari e i trattori“. Una durezza geologica che si traduce in un vino che richiede ancora molto tempo in bottiglia per distendersi.
Annata 2016: la classicità assoluta
Un millesimo didattico, freddo e bilanciato, dove l’equilibrio regna sovrano e ogni terroir si esprime con totale trasparenza, senza filtri o forzature termiche.
Greve in Chianti (Ruffoli)
Profilo olfattivo di estrema agilità e finezza. Il frutto è rosso, croccante, quasi aspro e agrumato. Al palato è teso e dinamico, sorretto da un tannino nobile ma ancora “in via di definizione”, preludio a una longevità straordinaria garantita dal profondo Galestro delle quote più basse.
Radda in Chianti
Profilo austero, scarno e verticale. Il naso è un trionfo di piccoli frutti rossi aciduli (ribes, melagrana, arancia sanguigna). In bocca è una lama: nessuna concessione alla morbidezza o al frutto scuro. L’acidità è tagliente e il tannino è nervoso, serrato e dritto. Un vino di pura tensione, fedele all’anima più cruda del suo territorio.
Gaiole in Chianti (San Polo in Rosso)
Olfatto profondo e tridimensionale, segnato da eleganti rimandi balsamici e di macchia mediterranea (menta, ginepro). Al palato sfoggia un equilibrio che può trarre in inganno: la perfezione dell’annata veste di velluto una struttura imponente. Il vino non è magro, bensì potente e bilanciato; il tannino è massiccio ma estratto con tale maestria da risultare fitto e integrato, senza alcuna sbavatura rustica.
Lamole e la nuova era della Gran Selezione Querciabella 2021
Se le annate 2011 e 2016 ci hanno mostrato la via, la 2021 rappresenta la destinazione. Con il rilascio di questo millesimo, Querciabella ridefinisce i propri confini spingendosi verso altitudini estreme per sfuggire all’inesorabile riscaldamento climatico. È qui che si consuma l’addio alla potenza calcarea di Gaiole per far spazio alla neonata UGA di Lamole.
Situati tra i 500 e i 650 metri slm, gli 8,5 ettari di Lamole rappresentano una delle posizioni più elevate e vertiginose di tutta la denominazione. Qui il Sangiovese cresce su ripidi terrazzamenti secolari, affondando le radici in suoli sabbiosi, leggeri e drenanti, derivati ancora una volta dal Macigno del Chianti, ma rinfrescati dalla vicinanza dei boschi di castagno.
“È stata un’emozione pura“, ha raccontato Manfred descrivendo il primo impatto con queste uve. “La prima volta che abbiamo vinificato Lamole ho pensato: ecco che sapore deve avere la follia“. Il risultato nel calice è un Sangiovese di luce ed eleganza: il colore è più scarico, la gradazione contenuta, ma la precisione aromatica è millimetrica. Un vino etereo, floreale e vibrante, che sposta l’asse della Gran Selezione verso una finezza quasi alpina.
A causa delle rigide tempistiche del disciplinare, la Gran Selezione di Lamole non potrà essere commercializzata prima del 1° gennaio 2027. Fino ad allora, il millesimo 2021 ci consegna le espressioni in purezza di Greve e Radda, figlie di un’annata che ha regalato una freschezza senza precedenti.
Greve in Chianti – Querciabella Gran Selezione 2021
Un vino di grande equilibrio e sussurrata eleganza. Al naso emerge una ciliegia matura unita a rinfrescanti note mentolate e di susina. In bocca è la seta a dominare: delicato, armonico, con un tannino che accompagna il sorso senza mai prevaricare.
Radda in Chianti – Querciabella Gran Selezione 2021
Qui il carattere del Macigno del Chianti si fa sentire con tutta la sua propulsione. È un Sangiovese stratificato, ricchissimo di sfumature balsamiche e frutti neri. Al palato è ancora “indomito”, con una trama tannica fitta e graffiante che promette una longevità radiosa, tipica del rigore raddese.
Lamole (SA-LA) Gran Selezione 2021
Nato sui ripidi terrazzamenti di Casole, tra i 500 e i 650 metri, questo vino sposta l’asse verso una dimensione quasi montana. Il colore è luminoso, il profilo olfattivo è un trionfo di violette, mirtilli e lamponi. Al sorso è pura energia: minerale, quasi ferroso, sorretto da un’acidità vibrante che lo rende etereo e agilissimo.

L’arte della sottrazione: il Sangiovese come un’opera di Mark Rothko
Assaggiare questa progressione di Sangiovese, arrivando alla trasparenza cristallina della 2021, potrebbe suggerire una riflessione che va oltre l’enologia per sfociare nell’arte? Se ci trovassimo a Firenze in questo periodo, un salto a Palazzo Strozzi per la grande mostra retrospettiva dedicata a Mark Rothko potrebbe darci una risposta.
Il legame viscerale con la Toscana, la folgorazione della purezza del Beato Angelico nel convento di San Marco, il senso del colore come spazio sacro, sono il controcanto artistico di una visione enologica anticosmetica, fatta per svelare l’essenza nuda del terroir chiantigiano e trasformare il calice in un meta-luogo dove il Sangiovese diventa invito all’immersione.

Certo, dove le tele di Rothko spesso approdano a un senso tragico dell’esistenza, i vini di Querciabella celebrano una vitalità luminosa. Eppure, il metodo resta lo stesso, ed è divertente immaginare le tre nuove Gran Selezione Querciabella 2021 come grandi campiture di colore su una tela immaginaria: il giallo di Greve, che vibra di energia; il nervoso rosso di Radda; l’azzurro di Lamole, lieve da da togliere il respiro.
Con la propria filosofia, Querciabella compie un gesto speculare a quello dell’artista statunitense. Rothko sosteneva che l’arte dovesse tendere alla chiarezza assoluta, eliminando ogni ostacolo tra il pittore, la sua idea e l’osservatore. Ecco: le tre nuove Gran Selezione Querciabella 2021 sono l’esito di questa ricerca di chiarezza; il punto in cui la sovrastruttura della tecnica svanisce e resta solo l’essenza del territorio.