Stile Libero
o le occasioni del vino
In Val Brembana, poco dopo Capodanno
A Branzi, a casa di amici (Diego Mazzetti, padrone di casa, e Ivan De Vecchi, suo vicino di casa, rispettivamente tassista e operation manager con una passione per il vino), tra un caliginoso cielo diurno e una soffice neve notturna, in un confortevole chalet moderno pervaso da silenzi immacolati, un’amena cena scandita da vini curiosi e magnifici. Il Franciacorta Satèn Vintage Collection 2020 di Ca’ del Bosco non stupisce più (da tempo) e rinnova la grandezza di un vino che all’impeccabile e micrometrica precisione della tecnica affianca un’eleganza di tratto, una verticalità di beva e una complessità di sapori che qui, al vertice di una fusione, arrivano a emanare sentori iodati. Molto meno noto, e di recente nascita all’interno di Cascina Fonda, è invece il Dȓiveȓi Metodo Classico Pas Dosé 2021, da non confondere con l’Asti Metodo Classico Dȓiveȓi, nato nel 1998 con un nome che in piemontese significa “capriccio” e uno dei pochi della tipologia in Italia a rappresentare l’antica tradizione della rifermentazione in bottiglia del Moscato Spumante Dolce. Questo Pas Dosé, lo dice il nome, è invece un Moscato secco e raffinato, dall’aroma sottile, delicato, mai pungente o esuberante, dalla carbonica calibrata, dalla sapidità incalzante. Garbato nell’aroma, piacevolmente agrumato e non senza sapido brio, è anche il gusto del Gelber Muskateller Rust 2023 di Gunther + Regina Triebaumer (vinificazione in acciaio e tappo a vite) con interessante rivendicazione in retro etichetta: “Unsere Hauptrebsorte ist nicht ohne Grund der Gelbe Muskateller. Rassig, knackig und im Abgang mit einer feinen Lemonenbrise versehen, spiegelt er die silikatische Herkunft des Ruster Hügellandes wider”. Ovvero: “Il nostro vitigno principale è, non a caso, il Moscato Giallo. Elegante, fresco, con un retrogusto di ‘brezza limonosa’, riflette l’origine silicea delle colline di Rust” (siamo nel Burgeland, in Austria). Il Dolceacqua Beragna 2021 di Ka Manciné è un rosso di territorio, quello delle colline forti che animano il panorama viticolo del Rossese nell’estremo Ponente ligure, a contatto con il confine francese. Profuma di erbe, di piccoli frutti rossi, è al contempo aeriforme e profondo, ha tratto mediterraneo, molta scioltezza, molto sapore.
Ritrovarsi
L’ultimo lunedì di gennaio viene a trovarmi dopo molto tempo un “amico del vino” – e un collega, di fatto – che non vedevo da tempo, anzi che in precedenza avevo incrociato una sola volta, nel Palatinato. Era il 2010, luglio 2010 per l’esattezza, un’esattezza che arriva dal fatto che pochi giorni dopo quell’incontro si sarebbe giocata la finale di Champions League tra l’Inter e il Bayern Monaco, la finale che permise all’Internazionale di realizzare il celebre triplete. Il suo nome è Damiano Raschellà, è stato una delle prime firme della rivista (ora online) Porthos, ed è una di quelle persone con cui ti senti poco e ti vedi poco (ora per fortuna un po’ di più) ma con la quale senti un feeling a distanza. Mi ha portato da Genova, la sua città, la focaccia, un pan dolce e dei buonissimi canestrelli, quelli di grandi dimensioni (non quelli piccoli e industriali che siamo abituati a mangiare da queste parti), prodotti secondo antica ricetta da Giuseppe Canepa della Pasticceria di Sambuco, un paesino di una quarantina di famiglie a nove chilometri da Voltri che si trova ai piedi del monte Reixa. Per l’occasione ho aperto una bottiglia del Trebbiano di Spagna 2021 di Vincenzo Venturelli, conosciuto come il Prof, uno dei maestri della rifermentazione in bottiglia, sia sul versante del frizzante, come questo vino, sia su quello del metodo classico, con spumanti sempre a base di trebbiano di Spagna o di lambrusco di Sorbara che hanno fatto impazzire illustri produttori di Champagne come Anselme Selosse. E il Trebbiano di Spagna del Prof (senza etichetta, fuori commercio, destinato solo a una ristretta élite di fortunati conoscenti), benché sia un frizzante, non ha paura di confrontarsi né con gli Champagne più celebrati né con i grandi bianchi (ne ho avute ripetute riprove nel tempo). Al contempo immediato e complesso, questo vino ha un’aromaticità cangiante, penetrante, elegantissima, un’aurea luminosa, una carbonica che sembra una nuvola, una persistenza lunghissima.
Il compleanno di un amico
Qualche giorno dopo, sempre a pranzo, un caro amico, Stefano Cresta, viene a festeggiare il suo compleanno a casa mia, portando con sé una serie di cose buone da mangiare. Apro un paio di vini del suo, del nostro cuore. Il primo è il Campedello Frizzante 2023 di Massimiliano Croci, un rifermentato di malvasia di Candia aromatica con trebbiano, ortrugo più saldo di sauvignon e marsanne provenienti dalla frazione Monterosso di Castell’Arquato (Val d’Arda, provincia di Piacenza) con una dozzina di giorni di macerazione e sette mesi in cemento. Tutto in questo vino è acceso: il colore arancio, i profumi di zagara, di buccia di arancia, di bergamotto, di sapone di Marsiglia, la spuma corroborante, il tannino vivo, la persistenza del sapore. Poi l’ultima bottiglia di Barbacarlo che avevo in cantina, annata 2007, dono, uno dei tanti, di Lino Maga, alla cui memoria abbiamo dedicato questo vino esuberante, morbido, succoso, carnoso, fresco, mosso, pieno di cose. Infine, portato da un altro amico di lunga data e presente al desco, Roberto Sironi, l’Arbois Trousseau Cuvée Les Bérangères 2011, che lui aveva comprato direttamente da Jacques Puffeney quando eravamo stati insieme, qualche tempo fa, in Jura. Colore granato, olfatto di evoluzioni e stratificazioni, al culmine di una parabola organolettica non priva di fascinose incursioni terziario-terrose che si riflettono in un palato tenace, profondo, saporito.
Brevi spigolature dalla Slow Wine Fair di Bologna
A fine febbraio ho incrociato vini distintivi in poche ore di assaggio.
Di Ca’ dei Zago un Mariarosa 2024 (col fondo dall’omonimo vigneto calcareo a Saccol di Valdobbiadene) di bel succo e sapore, lungo, teso, salato; e un Valdobbiadene Prosecco Metodo Classico Dosaggio Zero 2023 (la vigna più alta, 350 metri su terreni in arenaria, accanto alla zona del Cartizze) di cui si sentono ancora i fermenti della base fatta fermentare spontaneamente: c’è tanta succosità e un taglio gustativo brulicante di sensazioni, lamine, dettagli.
La Passatella 2024 di Steiger-Kalena, rosato da uve montepulciano e aglianico con saldo di tintilia, è sapido-salino, vibrante, elettrico. Lo Spätburgunder Schlossberg Freiburg GG 2020 della Weingut Stigler, un pinot nero del Baden da un vigneto in forte pendenza, sprigiona un carattere avvincente di pepe e lampone, un frutto maturo e bilanciato, un tannino sottile. Ambedue queste cantine sono distribuite da Ordan Wine Selection di Sacile, presente in fiera con alcune sue aziende, tra cui quella di Luca Gungui, realtà recente di Mamoiada inaugurata nel 2015 il cui Cannonau di Sardegna Riserva Berteru (“veritiero” in sardo) 2022 (30% di uva intera di vecchi alberelli, 30 giorni di macerazione, botte di rovere di Slavonia da 1000 litri) lascia ben presagire per il futuro.
Che buoni i rossi di Pietroso. Il Rosso di Montalcino 2023 è un vino vivo e vivido. Il Pietroso 2021 coniuga modernità e classicismo, freschezza balsamica e rigore stilistico. L’alloro e il rosmarino del Brunello di Montalcino 2021 tornano amplificati nel Brunello di Montalcino Riserva 2019, proveniente dal vigneto Fornello: che tannino, che sapore, che persistenza!
Infine, last but not least (è proprio il caso di dire), l’Etna Bianco Sciara 1911 annata 2022 di Tenuta Boccarossa, proveniente dal carricante di contrada Pontale Palino a Solicchiata, a 650 metri di quota, da vigne piantate nel 2016 circondate su tre lati dall’eruzione del 1911. È tutta un’effusione di zolfo, di sciara vulcanica, di pietra pomice: che carattere, che allungo, che tensione!