Tre vigne d’eccellenza per il nuovo Chardonnay Quintessenz di Cantina di Caldaro
Il meticoloso lavoro che porta alla selezione di singoli vigneti con caratteristiche differenti, ma al tempo stesso complementari, che in seguito devono concorrere a creare un vino che ne rappresenti la sintesi perfetta, è probabilmente uno degli obiettivi più affascinanti e al tempo stesso un rompicapo non semplice da risolvere poiché la soluzione non è sempre identica e cambia ogni anno. “Da anni cerco di dividere il più possibile le diverse zone che abbiamo a disposizione, vinificando separatamente i singoli vigneti, anche singole parcelle, pur non avendo un infinito numero di piccoli contenitori” ci spiega Thomas Scarizuola, Kellermeister della storica Cantina Kaltern.

Ha assunto questo ruolo così importante all’interno della storica cooperativa del Lago di Caldaro nel 2023, dopo un lavoro più che decennale all’interno della stessa cantina, e ci parla proprio da una delle vigne di chardonnay selezionate per dare origine a nuovo vino della linea di punta, denominata Quintessenz. Fondata nel 1900, la Cantina riunisce 590 soci conferitori che conducono in media 0,7 ettari ciascuno per un totale di 440, aspetto che rende ancora più complicato un lavoro che già nella normalità è caratterizzato da un grado di complessità non indifferente, ma che sale di difficoltà se si ha l’intenzione di alzare l’asticella della qualità e della perfezione. “Quindici anni fa si facevano chardonnay più ricchi e grassi, ora invece cerchiamo la freschezza e l’eleganza e questo ci ha portato ad abbandonare le zone più basse andando sempre più in alto” continua Scarizuola mentre ci illustra il lavoro preparatorio che ha portato alla nascita del sesto vino di una linea riservata alle zone più vocate a disposizione della cooperativa.

La scelta delle tre singole vigne
Sono solo tre i piccoli vigneti scelti, di altrettanti soci – non hanno un nome specifico se non quello del loro proprietario – per un totale di 1,3 ettari: due sono situati appena sopra il paese di Caldaro, verso la località di San Nicolò a circa 550 metri di altitudine, mentre la terza si trova a Mezzan, leggermente più in basso a 450 metri. Tutte esposte a est, con viti che cominciano ad avere un’età importante, fino a 40 anni, beneficiano della celeberrima brezza “Ora” che arriva da sud dal Lago di Garda, ma anche di quelle fresche che calano la notte dal massiccio della Mendola che svetta imponente su Caldaro. “Abbiamo uno sbalzo termico importante tra la notte e il giorno, anche di 15 gradi e poi terreni simili ma differenti” afferma ancora il Kellermeister riferendosi a suoli che da una parte sono ricchi dei depositi di ghiaia, sabbia e dolomia, portati qui 25mila anni fa dal ghiacciaio che ricopriva la zona, dall’altro dalla presenza di roccia calcarea profonda molto drenante in grado di garantire un grande equilibrio idrico.

La vinificazione separata e le differenze nel bicchiere
La vinificazione separata delle tre singole vigne porta a risultati alquanto differenti, che abbiamo potuto verificare attraverso una degustazione in cantina di tre giovani campioni dell’ultima annata, la 2025, prelevati dalle singole barrique e con la fermentazione malolattica svolta.

Se il vigneto più basso, quello a Mezzan – allevato a pergola, piantato nel 2003, ripido e vendemmiato solo a mano – dona un vino con un’evidente sapidità, una struttura più leggiadra e ha già completamente digerito il rovere, nel caso dei due vigneti di San Nicolò cambia tutto. La vigna allevata a pergola, del 1986, offre un sorso molto morbido, che deve ancora assimilare il passaggio in barrique, ora molto evidente e caratterizzante, mentre quello allevato a guyot possiede un timbro agrumato e una freschezza molto potente, quasi aggressiva in questa fase ed è proprio questo che, sino ad ora, ha sempre contribuito in maggioranza, circa il 60%, al blend finale, sebbene le percentuali possano variare di anno in anno.

Il debutto del nuovo Chardonnay Quintessenz 2023
Il lavoro di assaggi separati e le prove di blend, che ha di fatto dei punti di contatto con quello di uno chef de cave del mondo del metodo classico, ha portato alla prima annata in commercio, la 2023, in 4300 esemplari e ben sintetizza le caratteristiche presenti nei tre vigneti. Le uve intere, dopo la pressatura, fermentano per un anno in barrique, di cui circa il 40% nuove, con bâtonnage continuo. Una parte del vino svolge la fermentazione malolattica e, al termine dell’affinamento in legno, il vino sosta poi sei mesi in acciaio sulle fecce fini, prima dell’imbottigliamento. L’annata, secondo Scarizuola è stata eccezionale sia per i rossi che per i bianchi per la Cantina di Caldaro.

Le note agrumate di uno dei tre vigneti tornano in evidenza anche in questo millesimo, insieme a quelle più balsamiche che ricordano l’anice. Le classiche note burrose non sono invadenti, così come quelle legate al rovere, mentre con il passare del tempo spiccano quelle fruttate, anche con sfumature esotiche. Il sorso ha una precisione stilista di notevole fattura, dinamico e sapido, con una freschezza molto rinfrescante ma mai eccessiva che consente al vino di avere sia verticalità che ricchezza al palato. “Se il mercato lo richiede, abbiamo il potenziale per aumentare in futuro il numero delle bottiglie – conclude Scarizuola –. Abbiamo già individuato altri vigneti vicini ai tre principali, che comunque rimarranno il cuore del vino”.
