Una nuova monografia sul Trebbiano
È appena uscito sugli scaffali – e immagino anche sui ripiani e gli altri espositori – delle librerie il trattato “Trebbiano, una storia universale” pubblicato dalla Società Editrice Il Ponte Vecchio e scritto da Giovanni Solaroli, docente AIS e referente per la comunicazione di AIS Romagna.
Conosco Giovanni da tempo e lo stimo come divulgatore pacato e sorridente. A costo di riproporre un polveroso luogo comune, annoto che Giovanni incarna impeccabilmente il romagnolo comunicativo, verace, privo di sovrastrutture e birignao intellettualistici. Con una sfumatura di distacco anglosassone, il che non guasta.

La prefazione, firmata dallo storico collega Carlo Macchi, inizia citando nientemeno che Plinio il Vecchio: va quindi presa con la massima serietà e attenzione. Subito dopo il volume inizia a offrire ricche pagine monografiche su una delle uve più plastiche e adattabili del patrimonio ampelografico italico, e non soltanto nostrano.
Tutti gli areali e le tipologie
Giovanni è uno storico conoscitore dei vini della sua terra, la Romagna.
Ma questo volume abbraccia nella sua trattazione tutti gli aerali di produzione nazionali e tutte le tipologie in cui è declinato l’ubiquo vitigno: il Trebbiano toscano, quello abruzzese, quello veneto, lo spoletino, il laziale, il modenese, e via via. Senza ovviamente trascurare il Trebbiano romagnolo, vero cuore della narrazione. Non basta: l’autore si spinge oltre i confini patri, spostandosi nell’analisi della robusta varietà in terra francese (dove il Trebbiano si trasforma nell’Ugni Blanc) e arrivando in Spagna, Portogallo, California, Australia, Argentina, perfino Brasile e Uruguay.
L’estesa sezione iniziale del libro segue il trebbiano (qui con la t minuscola: mi tengo alla vecchia regoletta redazionale per la quale la varietà va in minuscolo e il vino che se ne ricava – se omonimo – in maiuscolo) dalle sue articolazioni agronomiche a quelle enologiche. La parte dedicata specificamente alle tecniche di cantina è curata da Riccardo Castaldi.

Una selezione di etichette
Contenuta ma efficace la selezione di etichette segnalate per la loro esemplarità e rappresentatività trebbianica: dopo il doveroso capofila, il monumentale Trebbiano di Abruzzo Valentini, gli sono cadetti sul podio due Trebbiano abruzzesi di particolare valore: quello tradizionale di Emidio Pepe e l’interpretazione – moderna ma misuratissima – di Torre dei Beati. En passant – per quello che vale una nota personale in questo contesto – quest’ultimo Trebbiano d’Abruzzo, in etichetta “Bianchi grilli per la testa”, è di sicuro uno dei miei bianchi italici preferiti.

Trebbiano, una storia universale
Giovanni Solaroli
Società Editrice Il Ponte Vecchio
pp. 240, euro 20