Villa Magra, passione per il vino e per la Fiat Panda
Le duemilasettecento barbatelle di Syrah piantate in un pendio che guarda verso il monte de La Verna sono arrivate a Villa Magra a bordo di una Panda Safari. “Siamo andati a prenderle fino in Francia, fino alla valle del Rodano luogo iconico per il famoso rosso Hermitage. Un viaggio andata e ritorno a passo lento, per goderci il tragitto e nel rispetto della nostra utilitaria preferita”. Lucia Stefani e Nicola Francioni sono una giovane coppia di Bibbiena (Arezzo) e Villa Magra è il connubio delle loro passioni: il buon vino e la Fiat Panda. Da una parte c’è il piccolo vigneto, dall’altra il Museo dedicato all’“utilitaria più versatile e amata dagli italiani”. Dove prima c’era la stalla per le mucche, oggi sono posteggiate 49 vetture frutto di un’accurata selezione: Panda in versioni speciali che Nicola ha iniziato a collezionare ancora adolescente. “Una vera ossessione”, dice. “Trascorro tutto il tempo libero in officina. Smonto, sistemo e rimonto ogni pezzo delle mie auto, tutte perfettamente funzionanti”.

Vigne e museo delle auto
Lucia e Nicola si sono sposati su una Panda da Vip per lusso e confort. “La versione Palber, personalizzata dal carrozziere milanese Paolo Berra all’inizio degli anni Ottanta con optional degni di una Rolls – dicono – Colore canna di fucile, vetri fumé, cerchi in lega MOMO, radica per cruscotto e inserti delle portiere, chiusura centralizzata, specchietti e vetri elettrici, doppia radio e persino l’antifurto”.
A Villa Magra le mansioni sono equamente divise. La vigna è il regno di Lucia che si occupa anche della cantina e della commercializzazione del Syrah e del rosé. Nicola pensa al Museo, a tenere pulito il bosco e i sentieri. Poi, c’è il piccolo Elia, il primogenito “che viene scarrozzato in una Panda tutta sua” e gioca con i tappi, per abituarlo sin dalla culla a un probabile futuro.

Neppure un anno fa, la coppia ha inaugurato il suo glamping: tre casette in legno da 18 metri quadrati ciascuna (cameretta con letto a una piazza e mezzo, punto cucina e bagno con piatto doccia da un metro) con la forma a botte, coibentate e arrivate su un pancale direttamente dalla Lettonia. “Le abbiamo montate noi”, dice Nicola con orgoglio. I primi ospiti? “Una coppia di sessantenni di Vicenza. Sono rimasti dodici giorni”. Ogni casetta è accessoriata con “una sua vasca idromassaggio”. Un vantaggio rispetto alla classica piscina. “Ci si immerge al caldo anche in inverno. Abbiamo avuto ospiti anche nei mesi più freddi. Coppie giovani, qualche famiglia e pure un pellegrino”.

Sulla strada verso La Verna
Villa Magra rimane un po’ fuori Bibbiena, all’inizio di quella Valle Santa amata da San Francesco e attraversata per recarsi a La Verna. Quest’anno si celebrano gli 800 anni dalla morte del Santo e nei pressi di Villa Magra passano i cammini dedicati. Intorno, le cime dell’Appennino coperte di abeti, i calanchi sabbiosi e pure dei pini marittimi piantati negli anni Settanta e che lì ci stonano un po’. La natura appare selvaggia, ricca di quella biodiversità che caratterizza il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna. Tra i campi i solchi lasciati da istrici, volpi, cinghiali. I lupi ci sono e ululano.
Villa Magra si sviluppa su 38 ettari e vi si incrocia la storia antica delle famiglie Stefani e Francioni.

“Questo podere l’ha comprato mio nonno nel 1968 – dice Lucia – E qui era nata pure la nonna di Nicola, nel 1934. Una strana coincidenza. La leggenda vuole che, stanco di fare il mezzadro, un giorno mio nonno si recò al mercato e tornò col podere. Nonna lo brontolò dicendo: “Se si chiama Magra troppo non ci cresce”. Lui mise su i bovini Limousine e l’attività è andata avanti fino al 2008. Quando con Nicola abbiamo deciso di ristrutturare e venire ad abitare qui, tra i fruscii della natura, c’era da rifare tutto. Giù la vecchia casa, abbiamo recuperato tutte le pietre. I lavori sono durati più di due anni”. Una laurea in Economia e Commercio a Siena lei, ragioniere lui, l’attaccamento alla terra è nel loro DNA. “Un richiamo talmente forte da lasciare un buon impiego dopo pochi mesi”, dice Lucia. “Dietro a una scrivania soffro”. Oggi, si occupa delle potature, delle cimature e del lavoro in vigna, come pure di condurre le degustazioni. “La mia passione per il vino è cresciuta dopo aver seguito un corso di avvicinamento con la Strada del Vino Terre di Arezzo. Poi, ho deciso di continuare e mi sono specializzata. Ho un diploma da sommelier AIS”.

Syrah e rosé
La scelta di piantare syrah nel podere Villa Magra, a 480 metri di altitudine, non è stata casuale. “Al Vinitaly ho conosciuto Vincenzo Tommasi, titolate del podere La Civettaja, un mito per me”, dice Lucia. “Aveva persino una vecchia Panda in un capannone”, aggiunge Nicola. “Lo ricontattiamo a settembre per avere consigli sulle barbatelle da impiantare. Accetta di aiutarci, ma a una condizione: di prendere noi quella sua vecchia Panda”, spiega Lucia. “Un affare”, ribatte Nicola. “A dicembre, Tommasi mi chiese se mi sarebbe piaciuto lavorare nella sua azienda – continua Lucia –. Ho iniziato nel gennaio 2016. Una collaborazione durata dieci anni”. Nell’agosto 2016, sono iniziati i lavori di preparazione della vigna e il 25 aprile 2017 sono state messe a dimora le barbatelle di syrah. “Tommasi ha voluto testare il terreno e ci ha consigliato questo uvaggio, secondo lui il più adatto alle caratteristiche del suolo. Qui le zolle sono rosse, c’è argilla, l’acqua tiene bene. L’esposizione è a sud”. La prima vendemmia nel 2018: “Una damigiana da 34 litri, ma che soddisfazione!”. L’anno successivo la prima vera produzione: 600 bottiglie. “Oggi riusciamo a produrne 2.500 di Syrah e 600 di rosé. Una vigna parecchio produttiva. Siamo contenti”.
La cantina di Villa Magra è piccola, ma di design. Da una parte le botti in cemento, dall’altra quelle in grès clayver. “Vendemmiamo a fine settembre. La fermentazione avviene in barrique in piedi con uve in parte diraspate e in parte a grappolo intero. Dura circa venti giorni. Dopo la pressatura, i nostri Syrah si affinano per un anno in clayver o in legno, poi passano per qualche mese nel cemento e completano il processo in bottiglia. Di recente, ci siamo fatti conoscere a Cortona durante Chianina & Syrah. Abbiamo portato bottiglie della vendemmia 2022. A giugno, si troverà sugli scaffali la vendemmia 2023”. Sull’etichetta, la copia di una mappa catastale di epoca leopoldina. “Noi siamo qui”.

Fiat Panda, una collezione per appassionati
La famiglia si muove, come ovvio, con le loro Panda. “Un’ossessione sin da quando ero piccolissimo. Lo dimostrano i VHS in cui, a quattro anni, chiedo ai miei genitori una Panda”, dice Nicola. “Una vettura da sempre in famiglia, così versatile da essere usata per ogni evenienza. Per mia madre, una fissazione da bambino. Quando ero triste, mi portavano alla concessionaria Fiat a vedere una distesa di Panda ed ero subito felice. Avevo già in testa di creare un mio museo dedicato. Così, con il primo stipendio ho comprato la Safari che poi abbiamo usato per andare a prendere le barbatelle. Dal 2009, ho iniziato a comprare più di una Panda all’anno. Cerco il modello su internet, cerco le versioni speciali. Tutte auto vecchie che risistemo”. Tra moglie marito la Panda non ci ha però messo il dito. “La passione è condivisa con Lucia”, dice Nicola.

Nel museo sfilano una accanto all’altra, ciascuna con la sua particolarità. “La Panda Rock Moretti è da spiaggia, aperta. La Fiat ne ha prodotti cinquanta esemplari, solo venti quelli della Panda Ambulanza. La Elettra, creata negli anni Novanta, è l’antesignana delle vetture elettriche odierne. La Top Ten è del 1990, rarissima, mille esemplari. Un solo esemplare per la super accessoriata Palber”.
Le nozze sono state un vero raduno monotematico. “Tutti i parenti in Panda. Ne abbiamo usate trentatré. Lucia è arrivata a bordo della Rock Moretti”.
Tra gli ultimi modelli acquisiti, la Panda accessoriata con aria condizionata. “Era stata creata per il mercato giapponese dove il kit era obbligatorio. Quando Lucia è rimasta incinta di Elia, ho subito pensato che per portare il bimbo in giro avrei avuto bisogno di un mezzo confortevole e mi sono messo alla ricerca di quel modello che ho trovato a Vernio, vicino a Prato”. L’ultima arrivata? “Una Panda Selecta del 1997 con il cambio automatico trovata a Poppi e dedicata a Lucia ed Elia. Ho rivestito gli interni in pelle, oggi si trova a Bologna per il tagliando”.

Glamping nel bosco
Anche gli ospiti di Villa Magra possono provare l’ebbrezza di viaggiare su una Panda. Come? “Il glamping a tema è nato per far interagire il museo con l’azienda agricola. A Roma, ho trovato una Panda usata per i rally nel deserto con sopra il tettuccio una tenda. La prestiamo ai turisti per girare nei quattro chilometri di sentieri interni al nostro bosco. Possono scegliere di fermarsi in due apposite piazzole per passare la notte tra gli alberi, ascoltarne il fruscio e pure i suoni emessi dagli animali notturni. Se vengono colti dal panico? Intervengo con una Panda shuttle di soccorso”. Il glamping di Villa Magra conta oggi tre casine ognuna dedicata (ovvio) a un modello nel Museo. Il futuro per Nicola? “In quello più prossimo mi vedo a tagliare l’erba e questo non è un incubo, ma una necessità per tenere tutto in ordine”.
